Zucchetti: “Lo scalo di Parma è al servizio dei privati”

L’economista avverte sul rischio “conti in rosso” per una rete con troppi aeroporti. Leggi anche: Sequestrato il mall di Baganzola / La reazione di Legambiente / Inchiesta: Aeroporti a perdere

Di Francesco Dradi

Ha senso una rete nazionale di 41 aeroporti, spesso in perdita? Lo abbiamo chiesto all’economista Roberto Zucchetti, esperto di infrastrutture di trasporto e docente a contratto all’università Bocconi. Partiamo dal caso Emilia-Romagna, con quattro aeroporti nel raggio di 200 km. “Cominciamo col dire che Rimini è un caso a parte. Non si può confrontare con gli altri perché ha un suo bacino, riesce a concentrare l’offerta turistica e della fiera ed è una meta attiva, al di là dei mesi estivi. Gli altri, con la presenza di Bologna, non hanno giustificazione”.

Per Parma si ipotizza una riconversione a cargo.
Gli aeroporti cargo non esistono, il grosso delle merci viaggia nelle pance degli aerei passeggeri. Poi ci sono gli aeroporti con i vettori, come Dhl, ma sono pochi. E questi hanno sede a Malpensa, Bergamo, Montichiari. Non c’è spazio per altri. 

Gli aeroporti minori non hanno futuro?
Per spiegare il caso Parma possiamo guardare la tipologia di traffico, grazie alle tabelle dell’Enac, liberamente consultabili. Nel 2017 vediamo che Firenze nel suo aeroporto ha avuto 29.000 movimenti di aerei di linea o diretti, più 3.000 aerotaxi e 3.000 di aviazione generale. Queste ultime due voci sono i voli privati. C’è un rapporto di 1 a 10. Parma, nel medesimo periodo, ha avuto 1.108 voli di linea, 1.000 aerotaxi e 3.000 di aviazione generale: un rapporto di 1 a 1 con i taxi e addirittura di 3 a 1 con i voli privati. Viene il sospetto che l’aeroporto di Parma sia al servizio di privati, che hanno il loro aereo ma usufruiscono ampiamente di un servizio, il funzionamento di un aeroporto, che si fa pagare alla collettività. Per S. Damiano, Piacenza, l’unica possibilità sarebbe quella di essere il quarto aeroporto di Milano, ma senza strutture di servizio né collegamenti non vedo come possa diventarlo. Se allarghiamo lo sguardo, anche Ancona è in difficoltà. Ha chiuso il 2017 con 21 milioni di disavanzo.
Dalle Marche si arriva facilmente a Bologna, che offre molte destinazioni. Nel 2019, quando entrerà in servizio il People mover con collegamento diretto alla stazione ferroviaria, Bologna sarà sempre più riferimento per l’area centro orientale e anche per Firenze, che tramite l’alta velocità potrà essere più facilmente raggiungibile sia da Bologna che da Pisa.

Qual è il problema di fondo?
Innanzitutto una normativa molto rigida. All’estero è flessibile e nelle località di provincia permette di tenere aperto l’aeroporto solo alcune ore al giorno, quando ci sono i voli. In quelle ore è presidiato da Vigili del fuoco, personale sanitario e di sicurezza. Finiti i voli si chiude fino al giorno dopo. Da noi non è possibile, la normativa è rigida e impone la funzionalità di servizio sempre disponibile, con quel che ne consegue di costi. Allora si cerca di rimediare con aree commerciali, che però con poca gente languono. 

Si può dire che le compagnie low-cost hanno “drogato” il mercato, allettando idee di facili profitti in città con bacini limitati?

Le low-cost sono aggressive, portano i passeggeri ma fanno i loro interessi. Serve una buona operazione di marketing, altrimenti succede il contrario, ad esempio i voli su Barcellona non portano spagnoli in Italia ma al contrario i finanziamenti locali pagano” il viaggio ai giovani nostrani in Catalogna, togliendo clienti al territorio.