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Youth4Climate verso Glasgow, le aspettative dei protagonisti

“Le premesse per fare una buona Cop questa volta ci sono”. A colloquio con Daniele Guadagnolo, uno dei due rappresentanti dell’Italia nella conferenza che ha anticipato la Pre-Cop di Milano. Per la Cop26 “servono obiettivi ambiziosi e fattibili”

“Le premesse per fare una buona Cop questa volta ci sono”. Lo afferma Daniele Guadagnolo, 28 anni di Arona (Novara), laureato in Economia presso l’Università degli Studi di Milano Bicocca e membro di FridaysForFuture Italia dall’inizio della sua formazione. E’ stato lui insieme a Federica Gasbarro  a rappresentare il nostro Paese alla Conferenza Youth4Climate, l’evento organizzato dall’Italia nell’ambito dei lavori della Pre-Cop di Milano in preparazione alla Cop26 in programma a Glasgow per Novembre, al quale hanno partecipato, tra gli altri, il ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani, il Premier Mario Draghi e le giovani attiviste Greta Thunberg e Vanessa Nakate.

Quasi 400 giovani provenienti da 197 Paesi membri dell’UNFCCC (la Convenzione delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici) si sono dati appuntamento dal 28 al 30 settembre, a Milano, con l’obiettivo di elaborare un documento con proposte concrete sui temi più urgenti riguardanti la crisi climatica, in vista delle negoziazioni della Pre-Cop e dell’incontro cruciale di Glasgow. Ogni Stato era rappresentato da due ragazzi di età compresa tra i 15 e i 29 anni, selezionati dall’Ufficio della Youth Envoy del Segretariato Generale delle Nazioni Unite.

Daniele Guadagnolo

E proprio a Daniele Guadagnolo, “fresco” di incontro internazionale, abbiamo rivolto qualche domanda, per farci raccontare le emozioni dell’evento e le aspettative che nutre sui prossimi appuntamenti.

Che esperienza è stata la conferenza di Milano?

Sono stati tre giorni molto intensi. Siamo stati catapultati in una nuova realtà con persone sconosciute che non avevamo mai visto. Nonostante fossimo 400 giovani da tutto il mondo e origini diverse, si percepiva la gioia di lottare per un obiettivo comune e condiviso, quello di rendere il nostro mondo più sostenibile. C’era grande entusiasmo, è stato emozionante sentire che eravamo tutti guidati dagli stessi ideali.

Quale è stato il prodotto dei tre giorni?

Nei primi due giorni abbiamo lavorato divisi in gruppi eterogenei per scrivere il documento che poi abbiamo presentato alle autorità nella fase finale. Abbiamo fatto richieste generali, che possono essere valide per tutto il mondo e abbiamo fatto in modo che il nostro documento fosse più inclusivo possibile. La buona riuscita e la messa in pratica di queste proposte spetta ora ai governi dei singoli Stati, che dovranno modificarlo a seconda delle istituzioni locali. Ogni Paese ha la propria società e la propria cultura, noi abbiamo cercato di dare delle linee guida per indirizzare le decisioni degli Stati.

Qual è il ruolo dell’Italia in ambito internazionale?

Secondo me l’Italia deve avere un ruolo da leader in questo processo e in preparazione della Cop26 di Glasgow. Non solo perché è uno dei paesi dell’area “ricca” del mondo ma anche perché è incluso tra gli Stati che hanno un’economia forte e sono più aperti al dialogo e alla coesione. Credo che il nostro Paese vorrà e dovrà assumere un ruolo di rilievo anche soltanto per aver ideato questa manifestazione e aver espresso la volontà di dare voce ai giovani e averli messi in comunicazione con gli esperti. Questo è già un sintomo che siamo sulla buona strada per cambiare le cose.

Tra quelle che avete riportato nel documento, qual è la proposta più importante e significativa?

Non credo ce ne sia una più importante, ma sicuramente quella che ha fatto più scalpore è stata quella di abolire le emissioni dovute a utilizzo di combustibili fossili entro il 2030. La richiesta è stata avanzata da diversi gruppi, originari di diverse parti del mondo. Inizialmente doveva essere un’idea di un solo gruppo di lavoro, ma è stata subito condivisa da tutti gli altri. Sembra un obiettivo veramente molto ambizioso, ma il fatto che sia stato proposto e sostenuto da tutti i partecipanti significa che in tanti ci credono, che è un tema molto sentito e che deve essere considerato come una priorità. Io sono abbastanza ottimista che, anche se non sarà proprio entro il 2030, sicuramente avremo presto dei risvolti importanti in questo senso.

Dopo questo incontro così intenso, con quale spirito e con quali aspettative arriviamo alla Cop26 di Glasgow?

Il documento che abbiamo redatto è serio e ben pensato, adatto a ogni Stato del mondo. Ovviamente per riuscire a mettere in pratica le proposte bisognerà adattarlo alle singole esigenze e necessità, ma le premesse per fare una buona Cop questa volta ci sono. Sarà una revisione definitiva dell’Accordo di Parigi (sottoscritto nel 2016) che doveva essere revisionato già l’anno scorso e la cui revisione è stata rinviata a causa della pandemia. Ma nonostante questo, anche avendo avuto un anno di tempo in più per raggiungere gli obiettivi preposti, siamo ancora indietro. Ora secondo me bisogna porsi degli obiettivi concreti che siano non dico meno ambiziosi, però forse più fattibili, in modo da riuscire a ottenere risultati reali. La sfida è trovare obiettivi che siano al contempo fattibili e ambiziosi per far sì che ogni Stato dia il massimo e sia in linea con il fine di mantenere l’incremento di temperatura media sotto a 1.5°. Se non faremo così e punteremo troppo in alto, avremo la classica situazione del “cane che si morde la coda” come si dice in questi casi. La Cop26 invece deve essere l’opportunità per trovare davvero la giusta quadra e fare la differenza in termini concreti.

Credi che le mobilitazioni dei giovani di tutto il mondo abbiano influenzato le decisioni dei politici?

Assolutamente sì. Viviamo in una società democratica e la politica deve iniziare a interessarsi, interpretare e comprendere i dati della scienza. Solo così possiamo avere un cambiamento radicale. Le manifestazioni sono compiute da persone che si aggregano anche grazie alle nuove tecnologie e ormai siamo in un mondo interconnesso dove basta veramente poco per riunirci. Noi stessi, anche i più giovani, sentiamo sulla nostra pelle gli effetti del cambiamento climatico… per esempio nel mio paese non si è mai visto un ottobre così caldo da stare a maniche corte! Tutti ora sono molto più motivati a farsi sentire, che poi è la cosa importante. In Europa ora ci sono proposte di legge che cercano di cambiare lo stato delle cose, per esempio si sta iniziando a voler ridurre drasticamente l’uso della plastica. La politica sta facendo tanti passi avanti per questo, perché ci sono state persone che hanno avuto il coraggio di dire “No” e di far sentire la propria voce per ribadire che il mondo è anche nostro.

Per saperne di più leggi anche:

Chiusi i lavori della PreCop. I 50 ministri dell’Ambiente: “Fare di più per rimanere sotto 1,5 gradi”

Glasgow, la strada è ancora in salita

Glasgow Calling, il nuovo numero di Nuova Ecologia

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Giulia Assogna
Biologa specializzata in Biodiversità e Gestione degli ecosistemi. Dopo lo studio in Spagna, un periodo di ricerca sul campo nella foresta brasiliana (Bahia) e un Master in Comunicazione della scienza, ora si occupa di giornalismo ambientale, ecologia, evoluzione e progressi biotecnologici. Collabora con La Nuova Ecologia, Le Scienze e Mind.

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