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Youth Bank, come dare credito ai giovani

Youth bank, i ragazzi che a Como hanno usufruito dei fondi

Fin da piccola, ho sempre voluto impiegare le mie forze per donare qualcosa che potesse essere d’aiuto. Vedo la città di Como un po’ “scontrosa” nei confronti delle esigenze dei suoi cittadini e ho fatto attenzione a quanto egoismo e quanto individualismo sia insito oramai nelle persone. Allo stesso tempo, però, riconosco un bisogno generale di cambiamento». Così Elena, una liceale di 17 anni, racconta come ha deciso di mettersi in gioco e partecipare al bando della Youth Bank, letteralmente la banca dei giovani.

L’esperienza nasce in Irlanda del Nord alla fine degli anni Novanta e arriva in Italia nel 2007 per iniziativa della Fondazione Comasca. Qui, inizialmente, gli under 25 partecipavano solo al comitato di valutazione, scegliendo quali progetti finanziare tra quelli presentati da organizzazioni no profit, per contrastare il disagio giovanile. Dal 2013, non solo i valutatori, ma anche chi fa richiesta di contributo deve avere meno di 25 anni.

«In questo modo i giovani, da oggetto delle politiche, diventano soggetti attivi, promotori delle iniziative che li riguardano. La formula funziona – afferma Alessio Sala Tenna, responsabile del progetto Youth Bank – Se ai ragazzi non dici tu cosa devono fare, ma li accompagni con la formazione e lasci che siano loro a decidere e a gestire le attività, i risultati ci sono».

Fare quest’esperienza rappresenta un percorso di crescita, sia per chi seleziona i progetti che per chi li realizza. «I giovani che vogliono diventare youthbanker partecipano a una formazione residenziale di tre giorni, dove imparano cos’è un bando, quali valori è importante veicolare attraverso le iniziative che si finanzieranno, l’importanza di essere cittadini attivi», prosegue Sala Tenna. E aggiunge: «Sono i ragazzi stessi, dopo la formazione, a stabilire obiettivi e priorità. Abbiamo osservato anche che è importante avere gruppi di lavoro misti: la visione di chi è più in difficoltà aiuta a far capire agli altri quali sono le esigenze di coloro che vivono ai margini». Nella città di Como, uno dei progetti finanziati riguarda proprio gli “ultimi”, i senzatetto: i ragazzi hanno proposto una convenzione con i parrucchieri per il taglio di barba e capelli, per ridare dignità a queste persone e consentire loro di potersi presentare a un colloquio di lavoro.

Da Como, visto il successo dell’iniziativa, la Fondazione ha deciso di far nascere altre quattro Youth Bank nel territorio provinciale: a Cantù, Centro Lago (Tremezzo), Olgiate Comasco ed Erba, in collaborazione con organizzazioni no profit che si occupano di seguire i progetti nei diversi territori. In totale, nel 2018, la Fondazione ha messo a disposizione 150.000 euro finanziando iniziative per circa 5.000 euro ciascuna.

Uno dei progetti in corso è legato alla Green station di Brenna Alzate, gestita da Legambiente Cantù. Il circolo, assieme ad altre realtà ambientaliste locali, è impegnato per la promozione della linea ferroviaria Como-Lecco. La tratta attraversa il territorio pedemontano compreso tra le due province, toccando bellezze naturali e culturali, tre parchi regionali e cinque laghi. Ma è sottoutilizzata, potrebbe servire maggiormente i pendolari ed essere rilanciata a fini turistici: qui si inserisce la proposta finanziata da Youth Bank.

L’idea di partecipare al bando è stata di Paolo Borghi: «Conoscevo questa possibilità perché avevo fatto parte in passato del comitato di valutazione come youthbanker e mi ero occupato con altri ragazzi della comprensione delle esigenze della nostra comunità. L’anno scorso, dopo aver fatto alternanza scuola-lavoro con Legambiente, ho proposto di presentare un progetto per valorizzare il sentiero “Pedemonte”, parallelo alla ferrovia, e i soci ne sono stati entusiasti».

Spiega Goffredo Caruso, coordinatore dei lavori assieme a Paolo: «Cercavamo il modo per tenere insieme treno e bicicletta, coinvolgendo anche le altre stazioni tra Cantù e Como, e abbiamo deciso di puntare sulla valorizzazione della via ciclopedonale, che si può fruire in abbinata al treno, percorrendo anche i tanti sentieri già segnati».

Oggi Paolo e Goffredo frequentano il primo anno di Ingegneria a Milano, da pendolari, e non hanno molto tempo libero. Ma si organizzano, si trovano nei fine settimana, perché ci tengono a seguire questo progetto. «È impegnativo, ma adesso viene la parte più bella: la realizzazione della nostra idea – dice Goffredo – Ci siamo trovati in un contesto, quello della Green station, dove abbiamo fatto un’esperienza inusuale di alternanza scuola-lavoro, che ha stimolato la nostra creatività e voglia di fare. Se fossimo finiti in un ufficio, come molti nostri compagni, tutto questo non sarebbe accaduto».

Portare la comunità, e i giovani, a riappropriarsi del territorio è anche l’obiettivo di “Parco Ubuntu”, un progetto sostenuto per la prima volta dalla Youth Bank di Como nel 2015, da cui sono nate negli anni altre iniziative. È stata bonificata un’area degradata, di proprietà comunale, in una frazione di Lurate Caccivio, trasformandola in un luogo di aggregazione e di eventi, un luogo dove ricucire legami e crescere. «La parola “ubuntu” per Mandela significava: “Io sono ciò che sono per merito di ciò che siamo tutti” – spiega Riccardo Molaro, uno dei ragazzi promotori dell’iniziativa – Noi abbiamo raccolto il suo messaggio, convinti che se cresciamo come individui e miglioriamo la comunità, tutti stiamo meglio».

L’avventura è cominciata durante le ore di catechismo, ragionando sul fatto che a Lurate mancava un posto per i giovani. Il gruppo, assieme al catechista, ha individuato il parco abbandonato come luogo da far rinascere. «Abbiamo raccolto di tutto, dai pezzi di automobile ai rifiuti edili: ci sono voluti due anni solo per ripulirlo. Nel frattempo ci siamo costituiti in associazione e, pian piano, ciascuno ha assunto un proprio ruolo: io, per esempio, mi occupo delle relazioni con il pubblico», continua Riccardo. Lui, come gli altri che hanno avviato il progetto, ora sta prendendo la sua strada ma, assicura, «non è un addio, è solo un passaggio di consegne ai più giovani».

Elisa Cozzarini
Laureata in Scienze Politiche a Trieste, come giornalista si occupa di ambiente, e in particolare di fiumi, da oltre dieci anni. Si dedica al racconto del territorio del Friuli Venezia Giulia e del Veneto attraverso la scrittura, la fotografia e l'audiovisivo. Ha pubblicato diversi libri per Ediciclo/Nuovadimensione, tra cui "Radici liquide. Un viaggio inchiesta lungo gli ultimi torrenti alpini", 2018, finalista al Premio Mario Rigoni Stern.

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