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Xylella, Corte Ue dà il via agli abbattimenti

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Un altro colpo agli ulivi pugliesi viene dall’ultima sentenza della Corte Ue. Il 9 giugno il tribunale ha spento ogni speranza di salvare gli ulivi malati e dà il sì all’obbligo di abbattere le piante potenzialmente infette da Xylella. Secondo la Corte “Bruxelles può obbligare gli stati membri a rimuovere tutte le piante potenzialmente infettate incluse quelle non presentanti sintomi d’infezione, qualora esse si trovino in prossimità delle piante già infettate”. Gli ulivi, possenti piante secolari, che hanno resistito per secoli ai cambiamenti climatici e a ogni tipo di attacco batterico e virale, decimati in Puglia dalla Xylella fastidiosa. Un duro colpo per l’agricoltura pugliese e per gli occhi di chi, passando in quei territori, trova un cimitero di alberi e terreni deserti. Ma anche un danno culturale. In due anni migliaia di alberi sono morti e altrettanti sono stati ridotti a scheletri grigi. La paura è così tanta che già la Francia dall’anno scorso aveva deciso di bloccare l’importazione di circa 102 specie vegetali provenienti dalla Puglia.

La Xylella fastidiosa, che sembra avere il nome di un folletto dispettoso, è un invece patogeno a largo spettro che attacca numerosi ospiti, non solo gli ulivi purtroppo. Ci sono altre sottospecie del batterio, ad esempio, la Xylella multiplex, capaci di distruggere il mandorlo, il susino, le piante di agrumi, il pesco e l’oleandro. Il batterio agisce tramite un insetto vettore, la “cicala sputacchina”, che punge il tessuto delle piante per nutrirsi fino a ostruirne i vasi xilematici che trasportano acqua e nutrienti a radici e fusto, e le fa seccare completamente. Secondo alcuni studi sul dna del batterio effettuati dall’equipe del dottor Donato Boscia del Cnr di Bari, la Xylella che sta in Puglia è la stessa della Costa Rica e potrebbe essere arrivata qui attraverso una pianta già infetta. “L’Ue – accusa la Coldiretti – ha gravi responsabilità circa gli inaccettabili ritardi nell’affrontare l’emergenza fitosanitaria causata appunto dalle frontiere colabrodo che hanno lasciato passare materiale vegetale infetto che ha causato un danno irreparabile all’olivicoltura pugliese. Ora non può lavarsene le mani”. La cicalina che porta il batterio vola per centinaia di metri, per questo l’Ue, secondo il principio di precauzione, ha deciso l’abbattimento anche di quelle piante apparentemente sane ma in prossimità di quelle infettate. Sebbene i pareri scientifici non abbiano dimostrato l’esistenza di un certo nesso causale tra la Xylella e il disseccamento degli ulivi, si legge nella sentenza della Corte di giustizia che sembra esistere “una correlazione significativa tra tale batterio e la patologia di cui soffrono gli olivi”. Di conseguenza, il principio di precauzione “può giustificare l’adozione di misure di protezione come la rimozione delle piante infette”.

La decisione di Bruxelles non prevede indennizzi per gli agricoltori e sottolinea che l’odierna misura definitiva è stata d’obbligo considerato che l’adozione da parte della Commissione, nel 2014, di misure meno gravose e della rinuncia a imporre l’abbattimento degli ulivi malati hanno consentito la propagazione del batterio nella parte settentrionale della provincia di Lecce. «L’adozione di misure meno gravose non risulta possibile – afferma Il portavoce del commissario Ue Andriukaitis – in quanto non esiste attualmente alcun trattamento che consenta di guarire in campo aperto le piante infette. Ci aspettiamo che l’Italia applichi tempestivamente le misure». Una decisione che non soddisfa il presidente della regione Puglia Michele Emiliano. «La Corte – ha commentato Emiliano – ha ritenuto di confermare misure drastiche che rischiano di produrre conseguenze inimmaginabili per il nostro paesaggio e anche per la nostra economia».

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