Sostenibilità prêt-à-porter

DAL MENSILE Con innovativi processi di tintura minerale è ridotto del 92% il consumo di acqua e del 62% quello energetico

I fondatori del marchio Wrad

Un uomo beve in tre anni circa 2.700 litri di acqua, l’esatta quantità impiegata per produrre una sola t-shirt. Già, forse non tutti sanno che il settore tessile-abbigliamento è la sesta attività produttiva che più incide sulle emissioni di gas serra e sul consumo di risorse naturali (acqua in primis). Negli ultimi cinque anni è però iniziata un’inversione di rotta: il settore è infatti al centro di investimenti e innovazioni che puntano alla sostenibilità.

È il caso di Wråd (crasi delle parole Raw e Rad ovvero ‘raw’ come crudo e ‘rad’ come radical), brand sostenibile che va ben oltre il concetto di marchio per abbracciare una vera e propria filosofia di vita. Wråd nasce nel 2017 dalle idee dei fondatori Matteo Ward, Victor Santiago e Silvia Giovanardi, che hanno unito una tecnica di tintura di epoca romana vecchia di duemila anni con l’innovazione tecnologica. Da qui nasce “Graphi–tee endorsed by Perpetua”: una t–shirt grigia, come la grafite con cui è tinta.

«Non è una maglietta, è un servizio – spiega Matteo Ward, co-fondatore – Chi compra il nostro prodotto investe in un progetto di innovazione che ci ha portato a recuperare un pezzo della nostra storia tessile quasi completamente dimenticato. Ragioniamo in un’ottica di economia circolare, utilizzando la polvere di grafite ricavata dallo scarto di produzione degli elettrodi».

Oltre la grafite, per comporre i capi viene utilizzato il cotone biologico certificato, la canapa, la cera d’api naturale e, ultima novità, il chitosano, un derivato dalla deacetilazione della chitina, un polimero che protegge crostacei e insetti conferendo durezza e resistenza a gusci e corazze. Con gli innovativi processi di tintura minerale, Wråd è riuscita a ridurre del 92% il consumo di acqua e del 62% quello energetico. Wråd è stata premiata come “Best of the best 2017” al “Red dot design award”, uno dei più prestigiosi premi del design mondiale.

Articolo pubblicato su Nuova Ecologia – settembre 2019