martedì 26 Gennaio 2021

Vicky e Francinara: due leader indigene a Roma

Foto di Gruppo con attiviste indigene

«Non vittime, ma soggetti politici agenti, con grandi capacità di costruire reti internazionali, di reagire e di resistere». Così Francesco Martone, portavoce della rete “In difesa di”, ha definito le popolazioni indigene, introducendo l’incontro a Roma con due leader dei popoli nativi del Brasile e delle Filippine. Francinara Baré, presidentessa della più grande organizzazione dei popoli indigeni dell’Amazzonia, Coiab (Coordinazione delle organizzazioni indigene dell’Amazzonia brasiliana), prima donna a ricoprire questo incarico. E Vicky Tauli-Corpuz, dal 2014 relatrice speciale dell’Onu sui diritti dei popoli indigeni, a capo della fondazione Tebtebba, centro di formazione e ricerca, e leader del popolo Kankanaey Igorot delle Filippine.

Vicky e Francinara
Foto di Lorena Cotza

«Il dovere dei difensori dei diritti umani è quello di unire le forze contro forme di fascismo strisciante che non colpiscono solo le Filippine, ma anche altri Paesi». Questo il monito della relatrice dell’Onu, che all’incontro ha portato il suo impegno internazionale per i diritti umani in generale, non solo delle popolazioni indigene. A causa del suo lavoro, è stata accusata di terrorismo da parte del governo delle Filippine, vedendosi attribuire i crimini che lei stessa combatte in prima linea in tutto il mondo. Inserita, il 21 febbraio, in una lista nera stilata dal ministero della Giustizia delle Filippine, insieme ad altre 648 persone, accusate di perpetrare azioni di terrorismo per seminare il panico e rovesciare il governo. Un’accusa che metterebbe Vicky e gli altri nomi della lista in pericolo di vita.

A lei va la solidarietà, in primis, di Francinara, detta Nara, Baré. Perché chi difende i diritti umani possa essere rispettato, abbia voce e perché il suo lavoro sia visibile al mondo. «Ci criminalizzano, ci arrestano, ci uccidono. Vedete solo il caso di Marielle: era una donna, era una madre, era nera, era una dirigente. Ed è stata brutalmente uccisa. Ma ci sono tanti altri leader dei popoli indigeni che sono assassinati. Nessuno parla di loro. Marielle ci ha dato la possibilità di dare visibilità a quello che succede a tanti di noi». Al nome di Marielle Franco, una vera e propria onda emotiva ha percorso la sala del convegno: i partecipanti annuivano con la testa, la memoria di tutti andava al recente assassinio della consigliera brasiliana, a Rio de Janeiro. E a quello dell’attivista e dirigente ambientalista Paulo Sérgio Almeida Nascimento, ricordato all’inizio della conferenza da Martone.

«Noi non siamo contro il progresso – ha dichiarato Nara – siamo contro tutto quello che viene fatto senza possibilità di dialogo, che è quello che sta succedendo in Brasile». Dove la terra è sottoposta a una strategia di sfruttamento da parte di multinazionali del settore idroelettrico e dell’agribusiness e la tutela dei diritti umani ha subìto una battuta d’arresto. Condizione ben nota a Vicky Tauli-Corpuz, che l’anno scorso è stata in visita in Brasile, in alcune comunità del Mato Grosso e a Bahia, vedendo con i suoi occhi la drammatica situazione che vivono i popoli indigeni. Ma apprezzando anche, come relatrice speciale dell’Onu, il lavoro di Nara Baré e della Coiab per la difesa di queste popolazioni e del territorio.

E insieme, dopo la tappa a Roma, le due leader si sono recate a Milano, al Festival dei diritti umani. Con loro c’erano altre rappresentanti indigene che hanno concluso l’evento milanese, il 24 marzo scorso, quest’anno dedicato alla Madre Terra.

«Accanto alle storie drammatiche c’è anche la storia di chi sta continuando a costruire alternative e contribuisce alla resistenza dei popoli indigeni», ha sottolineato il portavoce di “In difesa di”, terminando l’incontro con l’invito a fare una fotografia di gruppo, con relatrici, pubblico e organizzatori. Affermando un chiaro messaggio di speranza e solidarietà: «Siamo tutti difensori dei diritti umani».

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