giovedì, Ottobre 29, 2020

Riciclabile all’infinito, il vetro è campione dell’economia circolare. Assovetro presenta il primo rapporto di sostenibilità

foto di raccolta differenziata del vetro

Trasparente, sicuro, bello e riciclabile all’infinito. Il vetro guarda al futuro, e vive una crescita nel riciclo, nei consumi e nella produzione, che diventa sempre più sostenibile. A certificarlo è il primo rapporto di sostenibilità di Assovetro, l’associazione nazionale degli industriali del vetro aderente a Confindustria. Uno strumento che spiega, cifre alla mano, perché i cittadini preferiscono il vetro ad altri materiali, soprattutto quando con scelte da consumatori consapevoli pensano a tutelare la propria salute e quella dell’ambiente in cui vivono.

Le cifre della sostenibilità del vetro
Negli ultimi tre anni, la produzione del vetro è cresciuta dell’8,2%, sono aumentati gli investimenti in tecnologia e innovazione del 44,2%, si è fatto sempre più uso delle rinnovabili che arrivano al 26,2% del totale (nel 2016 erano al 15,37%). Crescono così anche le performance ambientali di un settore che continua a porsi come modello di economia circolare.

Grazie al sistema di raccolta differenziata il vetro può essere recuperato e reimmesso nel ciclo produttivo infinite volte. Nel 2018, l’immesso al consumo di imballaggi in vetro è cresciuto dell’1,7%, la raccolta dell’8,4%, mentre la quantità di rifiuti d’imballaggio in vetro riciclato è cresciuta del 6,6% rispetto al precedente anno.  Il tasso di riciclo del vetro da imballaggio è del 76,3% ed è ampiamente superiore a quello richiesto dalla normativa italiana (66%) ed europea (75% entro il 2030).

“Le preoccupazioni sul fronte ambientale e della sicurezza alimentare hanno aumentato significativamente l’appeal del vetro”, ha spiegato Marco Ravasi, presidente del comparto contenitori in vetro di Assovetro in occasione dell’evento ‘Il vetro contributore primario della circular economy’ organizzato il 18 febbraio scorso per lanciare il primo bilancio di sostenibilità del settore. “I contenitori in vetro – ha aggiunto Ravasi – sono universalmente percepiti come una garanzia di sicurezza e anno dopo anno il mercato ne richiede sempre di più. Un dato vale per tutti: nei primi nove mesi del 2019 la produzione delle sole bottiglie è aumentata del 5,4% rispetto allo stesso periodo del 2018. Oggi l’Italia è il secondo paese in Europa per quantità di contenitori prodotti, dopo la Spagna”.

È alta anche l’efficienza di utilizzo delle risorse: per produrre una tonnellata di vetro fuso è necessaria 1,11 ton di materia prima vergine (sabbia e soda); per la stessa quantità di prodotto è sufficiente una tonnellata di rottame di vetro.  Un altro indicatore chiave dell’attenzione verso l’ambiente è la crescita dei siti certificati, con un + 34% nel triennio. I consumi idrici si sono ridotti grazie all’adozione di sistemi a ciclo chiuso mirati alla riduzione delle perdite e al reimpiego delle acque di raffreddamento e di pulizia. Con il risultato che l’utilizzo di acqua riciclata è superiore al 44% dei consumi idrici totali.

immagine di una serie di bottiglie in vetroSebbene la produzione di vetro sia un’attività energivora in quanto, per essere fuso, il vetro deve raggiungere alte temperature, l’aumento dei consumi energetici nel triennio è dovuto all’aumento della produzione. Ma l’indicatore di prestazione energetica è rimasto costante ed è pari a 0,17 Tep / Ton di vetro fuso. La percentuale di energia rinnovabile, come già detto, è in netta crescita, dal 15,37% registrato nel 2016 al 26,20% del 2018. Le emissioni di CO2 prodotte per tonnellata di vetro fuso hanno un andamento pressoché stabile tra il 2017 e il 2018 e in diminuzione rispetto al 2016. Nel complesso sono diminuite del 70% rispetto a 40 anni fa.

Insomma, i dati del primo Rapporto di Sostenibilità di Assovetro (QUI è scaricabile il sommario), realizzato da Ergo, Spin off dell’Università Sant’Anna di Pisa, presenta un quadro chiaro e completo delle prestazioni dell’industria italiana del vetro dal punto di vista sociale, economico e ambientale e per la sua rendicontazione ha esaminato 18 Aziende, 15 produttrici di vetro cavo e tre di vetro piano che rappresentano, nel loro complesso, il 90% circa della presenza industriale installata in Italia.

Con questo primo Rapporto – ha sottolineato il Presidente di Assovetro, Graziano Marcovecchio – vogliamo raccontare le nostre attività a partire dai processi produttivi che hanno tutti il loro cuore pulsante nella fusione del vetro. Particolarmente rilevanti sono gli aspetti ambientali delle nostre attività. La circolarità, soprattutto, viene percepita di fondamentale importanza per il contributo, sia ambientale sia economico, che il vetro è in grado di garantire”.

I numeri del comparto vetro
Il 50% delle aziende è impegnato nella realizzazione di contenitori per gli alimenti, il 16% di vetri per l’edilizia e per l’automotive, il 9,7% nelle lampade, mentre il restante 7,6 % è al servizio del mercato delle lane e dei filati o di altri lavori in vetro. La produzione delle aziende associate rilevate dal Rapporto è in crescita nel triennio 2016-2018 a quasi 4,4 milioni di tonnellate di vetro prodotto nel 2018, in aumento dell’8,2% rispetto al 2016.
Il fatturato complessivo del settore è in crescita nel triennio del 6% ed è realizzato prevalentemente con vendite in Italia, con una quota parte tendenzialmente costante nel triennio e pari al 60% circa.
Tra il 2016-2018 sono stati investiti oltre 298 milioni di euro negli impianti, con una crescita del 44,2%.  La propensione del settore all’innovazione e all’efficientamento produttivo è testimoniata anche dall’andamento crescente dei costi sostenuti per la ricerca e sviluppo che sono aumentati, dal 2016 al 2018, del 5,6%, 33 milioni sono stati investiti in ambiente e sicurezza.
A fine 2018 le aziende italiane del vetro cavo e del vetro piano oggetto del Rapporto impiegavano, complessivamente, 11.277 addetti, con una crescita dell’1,4% rispetto al 2016. I due comparti si caratterizzano per la netta prevalenza di forme contrattuali stabili (quasi il 90%). Circa il 97% dei lavoratori del settore risulta coperto da contratti integrativi che prevedono l’erogazione di premi variabili collettivi. Percentuali sensibilmente superiori alle medie nazionali.

 

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Francesco Loiacono
Direttore La Nuova Ecologia. Giornalista ambientale autore di inchieste su dissesto idrogeologico, inquinamento industriale, bonifiche e amianto. Email: direttore@lanuovaecologia.it Twitter: @francloia

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