Vertice Onu sul clima, l’assenza pesante delle potenze che inquinano

A boicottare il vertice di New York non solo Trump ma anche quelle forze economiche da cui ci si aspettano gli sforzi maggiori per fermare i cambiamenti climatici. Tra queste il Brasile di Bolsonaro, l’Arabia Saudita di Bin Salmana, Giappone, Australia e Corea del Sud Oggi si apre il vertice Onu sul clima: Trump lo boicotta /Striscione al Colosseo dei Fridays foro future / Il 20 settembre in piazza 4 milioni di persone per il clima / Su facebook tutti gli eventi della Climate action week di Roma

Bolsonaro Bin Salman

Strategie concrete per fermare i cambiamenti climatici. È questo l’obiettivo principale che si pone il Climate Action Summit dell’Onu, il vertice mondiale convocato dal segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres, in programma a partire da oggi a New York. Hanno risposto presente all’appello delle Nazioni Unite capi di Stato e di governo di tutto il mondo (l’Italia sarà rappresentata dal premier Giuseppe Conte e dal ministro dell’Ambiente Sergio Costa), imprenditori, Ong, amministratori locali e attivisti. Assente illustre il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, non nuovo d’altronde a “colpi a effetto” del genere.

La vigilia del summit è stata agitata ieri, domenica 22 settembre, da un vertice dei giovani sul clima, l’Un Youth Climate Summit, che ha visto in prima linea la leader del movimento globale Fridays For Future Greta Thunberg. Vi hanno preso parte 500 giovani da tutto il mondo scelti dalle Nazioni Unite come leader nei loro Paesi della lotta alla crisi climatica. L’Italia è stata rappresentata da Federica Gasbarro, studentessa di biologia 24 anni.

Le aspettative sui lavori sono alte. In un comunicato diramato prima dell’inizio del summit l’Onu ha specificato che “ai leader è stato chiesto di venire a New York con piani concreti e realistici per accrescere i loro contributi nazionali entro il 2020, sulla scia degli impegni stabiliti nell’Accordo di Parigi del 2015”. Tradotto significa che parlare di sola mitigazione dei cambiamenti climatici non è più sufficiente. Un punto sul quale è già stato chiaro a più riprese negli ultimi mesi lo stesso Guterres, il quale ha ribadito ai governi l’urgenza di ridurre le emissioni di gas serra del 45% nel prossimo decennio, di bloccare ogni nuovo progetto di centrale di carbone dopo il 2020 e di porre fine ai finanziamenti alle energie fossili. In base alle intenzioni a lungo termine, 4 anni fa a Parigi i Paesi aderenti hanno stabilito di arrivare a zero emissioni nette al 2050.

A New York risposte concrete in tal senso dovrebbero iniziare ad arrivare da una sessantina di Paesi che dovrebbero annunciare dei piani rafforzati per la lotta ai cambiamenti climatici. Il problema, però, è che in questo gruppo di nazioni “volenterose” non c’è traccia delle potenze più inquinanti del pianeta: oltre agli Usa di Trump, il Brasile di Jair Bolsonaro, Giappone, l’Arabia Saudita di Mohammed Bin Salman, Australia e Corea del Sud. Passi in avanti dovrebbero registrarsi invece da parte della Cina. Non è una gran premessa considerato che, sulla carta, il Climate Action Summit è stato convocato per essere una prova generale della Conferenza dell’Onu Cop 25, che verrà ospitata a Santiago del Cile dal 2 al 13 dicembre.