Vere rinnovabili nei trasporti, webinar sul recepimento della direttiva Ue REDII

La diretta sulla pagina Facebook e sul canale YouTube di Legambiente e sulla pagina Facebook e sul sito di Nuova Ecologia / Trasporti senza olio di palma: l’Italia non può più rimandare di ANDREA POGGIO

Sulle pagine Facebook di Legambiente e di Nuova Ecologia e sul nostro sito in diretta il webinar “Vere rinnovabili nei trasporti” sul recepimento della direttiva europea REDII, (venerdì 12 giugno alle ore 10,30).

Lo scorso 23 gennaio il consiglio dei ministri ha approvato un disegno di legge che delega il governo al recepimento di diverse direttive europee, tra le quali per l’appunto anche la direttiva REDII, 2018/2001, che ha come obiettivo portare l’uso delle rinnovabili, a livello comunitario, a quota 32% entro il 2030. Per quel che attiene i trasporti, l’obiettivo è più contenuto (al 7-14%) e obbliga i fornitori di carburante all’uso di biocarburanti davvero rinnovabili e non alimentari (così detti “avanzati”) e all’uso di elettricità rinnovabile nell’energia consumata nel trasporto su strada e su rotaia.  In particolare, la REDII introduce il requisito di sostenibilità per le materie prime forestali nonché i criteri Ghg (emissioni serra) per i combustibili solidi e gassosi da biomassa, per poter beneficiare del sostegno economico o di mercato del governo. Ad esempio, la RED II da la facoltà agli Stati membri dell’Ue di cessare i sussidi all’uso di olio di palma e derivati tra il 2020 e il 2030 (#unpienodipalle), oppure può determinare i sussidi alla mobilità elettrica su gomma o ferro.

All’evento, moderato da Andrea Poggio, responsabile mobilità sostenibile Legambiente, hanno partecipato la deputata Rossella Muroni, il senatore Gianni Girotto, l’onorevole Diego De Lorenzis, Tullio Berlenghi del Ministero dell’Ambiente, il presidente GB Zorzoli del Coordinamento Free, il direttore Sandro Cobror di Assodistil, il segretario Dino Marcozzi Motus-E e Veronica Aneris di Transport&Environment. Conclusioni di Edoardo Zanchini, vicepresidente di Legambiente.

“Si vieti in Italia già dal primo gennaio 2021 l’uso di oli vegetali – come l’olio di palma e di soia – nei biocarburanti e si promuovano davvero solo le vere rinnovabili nel settore trasporti a partire dagli olii alimentari usati, dal bioetanolo da scarti agricoli cellulosici, il biometano da rifiuti organici e scarti agroalimentari – insieme alla mobilità elettrica da fonti rinnovabili”. Sono queste le proposte che Legambiente ha lanciato oggi a governo e parlamento nel corso del webinar.

“Oggi il Parlamento italiano – dichiara Andrea Poggio, responsabile mobilità sostenibile di Legambiente – con una norma nazionale di recepimento della direttiva comunitaria può decidere di non sussidiare e non riconoscere più l’uso di olii vegetali nei biocarburanti e promuovere solo rinnovabili “vere” e italiane nel settore dei trasporti a partire dai biocarburanti avanzati. La Francia ha già tolto gli incentivi all’olio di palma da sei mesi (1 gennaio 2020), Eni ha già annunciato di rinunciarvi entro il 2023. Prima vittoria. Ora noi proponiamo di non andare oltre 1 gennaio 2021 con i sussidi legge per tutti. E che rinnovabili “vere” usare al posto? Non solo biometano da rifiuti e bioetanolo da scarti cellulosici, anche di origine agroalimentare, ma anche elettricità rinnovabile che serve per muovere veicoli elettrici di varia natura: auto, furgoni, camion, gru e navi nei porti, treni merci e pendolari, tram e filobus. L’Italia non perda dunque questa importante occasione ed interrompa gli incentivi all’uso dell’olio di palma nel diesel, come già oltre 59.000 italiani hanno richiesto firmando una petizione su www.change.org/unpienodipalle”.

L’associazione ambientalista ricorda che la nostra Penisola, insieme a Spagna e Olanda è tra i paesi che importano più olio di palma proveniente principalmente dall’Indonesia e, in misura minore, dalla Malesia. La stessa Commissione Europea ha definito insostenibile la coltivazione di olio di palma, ha ricordato che il 45% delle nuove coltivazioni di olio di palma che alimentano i finti biodiesel (che non sono per nulla green e sostenibili) viene prodotto in piantagioni che causano la deforestazione delle foreste pluviali, minacciano le popolazioni indigene e causano la perdita di biodiversità e della vita selvatica ed infine ne ha stabilito il graduale abbandono nell’utilizzo per la produzione di biodiesel almeno entro il 2030.

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