Verde urbano, un patrimonio da tutelare

Alla seconda giornata del Forum nazionale sulla gestione forestale e sostenibile di Legambiente protagoniste le buone pratiche di Catania, Forlì, Milano e Verona. LE INTERVISTE AGLI ESPERTI

Sessanta milioni di alberi da piantare, appello della Comunità Laudato sì

È ripreso questa mattina a Roma per la seconda e ultima giornata di lavori il Forum nazionale sulla gestione forestale e sostenibile organizzato da Legambiente. Focus della sessione “Le foreste urbane per rigenerare le città”. L’associazione ambientalista è convinta che nella lotta ai cambiamenti climatici anche il verde urbano rappresenta una preziosa ed efficace risorsa. Concetto sottolineato nel suo intervento dal presidente nazionale di Legambiente Stefano Ciafani. “Il verde urbano se adeguatamente pianificato, progettato e gestito, può svolgere molte funzioni e produrre importanti benefici per l’ambiente, perché migliora la qualità dell’aria e del clima urbano, ma garantisce anche benefici per la società perché rende le città più sicure per la salute dei cittadini – ha affermato – Per questo in questa seconda giornata del Forum nazionale sulla gestione forestale, che ha visto confrontarsi esperti del settore, ma anche rappresentanti del mondo istituzionale, scientifico, della ricerca, aziende e realtà virtuose, abbiamo deciso di approfondire anche questo tema sui cui le grandi città si devono confrontare mettendo in campo azioni concrete per ripensare le aree urbane in una chiave sempre più sostenibile”.

Perché è importante il verde urbano

 Sono tanti i benefici connessi a una sana ed efficiente gestione del verde urbano. Le piante e le zone verdi aiutano ad abbassare la temperatura dell’aria dai 2°C agli 8°C, a ridurre l’utilizzo del condizionatore del 30% e far risparmiare dal 20% al 50% sui costi per il riscaldamento, e soprattutto contribuiscono a migliorare la qualità dell’aria. Un albero può assorbire mediamente fino a 20kg di CO2 all’anno e i grandi alberi, all’interno delle aree urbane, sono eccellenti filtri di agenti inquinanti, mentre un ettaro di bosco può assorbire fino a 5 tonnellate di CO2 all’anno. Ed è da qui che deve partire la sfida delle città italiane che devono avere il coraggio di rinnovarsi e trasformarsi in città del verde, diventando sempre più green e sostenibili.

Buone pratiche sparse in Italia

Sono tante in Italia le città che si stanno dimostrando virtuose nella valorizzazione di questo patrimonio. Da Catania arriva l’iniziativa “Cento alberi per Catania” pensata da Legambiente Catania per “donare nuovi alberi a una città che ne è povera, coinvolgere la cittadinanza in azioni di partecipazione attiva” e che avuto un ottimo dal feedback dal territorio riuscendo a coinvolgere il comune, i cittadini e le scuole. Il progetto è partito da quartieri a rischio, fortemente bisognosi di verde pubblico, di educazione ambientale e di inclusività sociale. Dopo poco, però, si è esteso a tutta la città coinvolgendo i cittadini anche nella scelta dei luoghi di piantumazione.

A Forlì, invece, è partito il progetto “Il Giardino dei Musei”, un intervento di riqualificazione di una parte della Piazza Guido da Montefeltro, antistante il complesso dei Musei San Domenico, pensato per “smantellare” il parcheggio pubblico scoperto creando al suo posto un’area verde. Il progetto, cofinanziato dal bando periferie, prevede infatti la rimozione delle pavimentazioni e strutture dell’attuale parcheggio pubblico fino allo strato permeabile sottostante, cui seguirà il ripristino a verde mediante riporto di terreno. L’intervento si configura anche come azione dimostrativa del Progetto europeo SOS4LIFE per l’attuazione, su scala comunale, degli indirizzi comunitari su tutela del suolo e rigenerazione urbana e in particolare della strategia del consumo di suolo zero. La superficie permeabile dell’area passerà, a fine lavori, dall’attuale 6% a circa il 70% e il verde cittadino crescerà di circa 4.500 mq, aumentando gli spazi naturali a servizio del centro storico e della resilienza urbana al cambiamento climatico.

Mentre a Milano la migliore espressione di questo trend è il Frutteto del Gallaratese, che rappresenta il contributo della Food Policy al Piano Quartieri del Comune del capoluogo lombardo. L’idea è quella di promuovere cibo sano e salute realizzando un frutteto integrato e diffuso attraverso la riqualificazione di spazi abbandonati e il coinvolgimento degli abitanti dei quartieri Gallaratese e QT8, per aumentare al tempo stesso la coesione sociale, l’attrattività dei quartieri e la qualità dell’ecosistema locale grazie ad agricoltura urbana, tetti verdi e rigenerazione dei suoli. La manifestazione di interesse per l’affidamento dello studio di fattibilità del progetto, aperta dal comune il 31 marzo 2019, scade il primo ottobre prossimo.

Infine, interessante è il caso di Verona, tra i primi comuni ad avere un catasto green consultabile on line, uno strumento avanzato per monitorare e tutelare gli spazi verdi. Il verde pubblico veronese si estende per 4 milioni e 836 mila metri quadrati, suddiviso in 1.573 aree e 19 categorie: dai giardini agli impianti sportivi, dagli orti alle aree cani. È stato censito metro per metro, georeferenziato, fotografato e messo a disposizione di cittadini e professionisti. Il catasto del verde di Verona, al termine di un lungo e complesso lavoro di analisi, è open data da agosto 2019. Consultando la mappa sul geoportale di Verona si possono, ad esempio, avere informazioni sulla superficie di uno spazio, sapere a chi compete la manutenzione (settore giardini, Amia, società sportive, associazioni), i tipi di piante presenti. Oltre al catasto green, peraltro, Verona ha georeferenziato tanti altri dati di pubblica utilità, come i piani di zonizzazione acustica o di assetto del territorio.

“Gli alberi e le aree verdi – sottolinea Antonio Nicoletti, responsabile nazionale aree protette e biodiversità di Legambiente – rappresentano una soluzione importante per far fronte al riscaldamento globale. L’appello lanciato a metà settembre dalla Comunità Laudato sì di piantare 60 milioni di alberi in Italia per combattere la crisi climatica e che per altro Legambiente, insieme a diverse realtà del settore forestale e ambientale, sostiene e rilancia, deve trasformarsi in realtà, perché gli alberi oltre ad assorbire anidride carbonica, incrementano la permeabilità dei terreni e svolgono un ruolo fondamentale nella prevenzione del dissesto idrogeologico, nel mantenimento degli equilibri del pianeta e contribuiscono a migliorare il benessere delle persone. Però vogliamo ricordare che non basta chiedere di piantare nuovi alberi, servono spazi e luoghi idonei, materiale vivaistico controllato e risorse per le cure colturali”.