martedì 15 Giugno 2021

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Urban nature: il Wwf denuncia il deficit di natura per i bambini

Urban Nature, il deficit di natura
 
La natura non è solo un elemento fondamentale per il nostro benessere quotidiano ma rappresenta anche una “scuola” importantissima per i bambini che, purtroppo nei Paesi di più antica industrializzazione, sono costretti a stili di vita sempre più sedentari, con minori gradi di autonomia e costretti ad attività, esperienze e socialità sempre più virtuali. Si tratta di un vero e proprio deficit di natura (espressione coniata dal giornalista americano Richard Louv) che ormai condiziona in modo evidente la crescita e la salute psicofisica delle nuove generazioni. È questo il cuore del Report “Benessere e natura: città verdi a misura di bambino” lanciato dal WWF in occasione di Urban Nature (la festa della biodiversità urbana con oltre), realizzato in collaborazione con l’Associazione italiana studi sulla qualità della vita AIQUAV, che riunisce i migliori esperti che si occupano di benessere e qualità della vita e con il contributo del gruppo di lavoro su Ambiente&Salute dell’Associazione Culturale Pediatri (ACP) e di LABUS, il Laboratorio per la Sussidiarietà.
“Come se non bastasse il debito economico di cui dovranno farsi carico negli anni a venire sulle spalle dei nostri giovani grava anche un ‘debito di natura’ che sta progressivamente erodendo salute, benessere e qualità della vita”. Dichiara la presidente del WWF Italia Donatella Bianchi che aggiunge: “Se non si inverte la rotta non solo i nostri giovani dovranno fare i conti con lo sfruttamento intensivo delle risorse, che consuma vorticosamente “Natura”, ma si troveranno a crescere in habitat sempre più artificiali. Il deficit di natura di cui si occupa il nostro Report è ormai una ‘patologia sociale’ che possiamo misurare quotidianamente osservando la vita e i comportamenti dei nostri ragazzi, sempre più abituati ad una dimensione virtuale della vita e della natura. Per questo è necessario correre ai ripari: con Urban Nature vogliamo provare a favorire la riscoperta della natura, anche di quella che abbiamo vicino a casa o a scuola. Però è necessario che anche le istituzioni, locali e nazionali si attivino per garantire più verde alle nostre città, che significa più salute, più benessere e miglior qualità della vita”.
 
Oggi siamo di fronte ad un paradosso: i giovani, che potrebbero aspirare a guidare la difesa della natura, hanno sempre meno a che fare con essa. Secondo un’indagine Istat del 2017 il 93% dei bambini in età compresa tra i 6 e i 10 anni, guarda la TV tutti i giorni. Il dato scende al 87,7% per i ragazzi di età compresa fra gli 11 e i 14 anni che con molta probabilità sono già più attratti dal web. I ragazzi occidentali passano in media 44 ore della alla settimana davanti a TV e media elettronici. Escludendo le ore di sonno, questa percentuale tempo occupa una buona parte della giornata tipo di un giovane: circa 6 ore e mezza.
Il raggio di allontanamento medio da casa dei ragazzi, oggi, è circa un nono rispetto a quello di trent’anni fa. Nel 1971 l’80% dei bambini tra i 7 e gli 8 anni andava a scuola a piedi, da solo o con qualche coetaneo. Già negli anni ’90 la percentuale si era abbassata a meno del 10% dei bambini.
Sulla necessità di un cambiamento degli spazi urbani a favore della salute dei più piccoli la comunità medica è ormai concorde: “Le nostre città non sono progettate per i bambini. In media l’80% degli spazi pubblici urbani è occupato  dal traffico automobilistico, che ostacola la possibilità di movimento attivo dei bambini – ricorda il pediatra Giacomo Toffol, coordinatore del gruppo Ambiente&Salute dell’Associazione Culturale Pediatri. “Le uniche isole tutelate sono i parchi urbani, purtroppo insufficienti e spesso non curati. Tutti i bambini, e soprattutto quelli che vivono in condizioni sociali più svantaggiate, hanno però bisogno di un contatto costante con la natura per crescere in modo equilibrato. Tantissimi studi dimostrano che la disponibilità di spazi verdi nelle zone di residenza è fondamentale per garantire il loro benessere fisico, psichico e relazionale. Incrementare questa disponibilità significa quindi migliorare il benessere dei bambini”.
Anche da un punto di vista clinico l’influenza dell’ambiente fisico sullo sviluppo cerebrale è nota e studiata da anni. Studi epidemiologici hanno messo in evidenza come i problemi mentali siano molto più frequenti in chi vive in aree urbane rispetto agli abitanti delle zone rurali. Esistono poi lavori scientifici specifici che si sono incentrati sulle correlazioni tra ambienti verdi e sviluppo cerebrale dei bambini. Oltre all’effetto dovuto al fattore protettivo che il verde determina riducendo l’esposizione agli inquinanti atmosferici e al rumore, noti per la loro possibile nocività sullo sviluppo delle funzioni cerebrali, lo studio conferma che il vantaggio degli ambienti verdi sulle funzioni cerebrali è dovuto proprio a una caratteristica intrinseca dell’ambiente. Questi dati sono rinforzati da un recente ulteriore studio che ha valutato l’effetto degli spazi verdi in prossimità dei luoghi di residenza sulla capacità di attenzione dei bambini. La vita sedentaria, l’inquinamento atmosferico, la mancanza di contatto con l’ambiente naturale stanno provocando l’aumento di patologie dell’infanzia come obesità, rachitismo, asma e allergie.
Negli ambienti urbani lo stile di vita è diventato ancora più sedentario, con minori gradi di autonomia. Molte malattie in rapida  ascesa tra i giovani (obesità, asma, allergie, depressione, alcune manifestazioni di autismo e perfino l’ADHD (sindrome da deficit di attenzione e iperattività) sono in correlazione con queste dinamiche sociali. In Gran Bretagna i ragazzi dagli 11 ai 15 anni spendono, in media, la metà del loro tempo attivo davanti a uno schermo. Per quanto riguarda l’Italia il progetto “Okkio alla salute”, un sistema di sorveglianza promosso e finanziato dal Ministero della Salute che da più di 10 anni raccoglie informazioni da un campione di bambini della scuola primaria a livello nazionale, ci fa sapere che il 41% dei bambini intervistati trascorre più di due ore al giorno davanti a uno schermo (televisore, videogiochi, tablet, cellulare) e che il 44% possiede e utilizza questi apparecchi anche nella propria camera da letto.
La natura è fondamentale perché non solo stimola la dimensione intellettuale, ma anche corpo e affettività. In natura tutti i cinque sensi sono al lavoro per farci fare un’esperienza della vita completa. Con questa privazione sensoriale non possiamo pensare di evolvere né come individui né come collettività. Il mondo naturale è poi complesso, molto di più di qualsiasi ambiente costruito dall’uomo, ed evolve nel tempo. Meno i bambini giocano all’aperto, sperimentando continuamente nuove attività grazie alla libertà di cui godono, meno imparano a far fronte ai rischi e alle sfide che dovranno affrontare da adulti.
 
 
 
Redazionehttps://www.lanuovaecologia.it
Nata nel 1979. è la voce storica dell'informazione ambientale in Italia. Vedi qui la voce sulla Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/La_Nuova_Ecologia

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