mercoledì 19 Gennaio 2022

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Un’ondata di greenwashing nella finanza

Il “Piano d’Azione sulla Finanza Sostenibile della Commissione Europea“ (approfondimento su Valori.it), pubblicato nel 2018, è lo strumento normativo che dovrebbe rendere la finanza europea più sostenibile, trasparente, inclusiva, eco-compatibile allo scopo di contrastare i cambiamenti climatici. Il quadro normativo è in continuo divenire: non si è ancora trovato un accordo su quali settori produttivi potranno essere considerati davvero “sostenibili”. La decisione è stata rinviata principalmente a causa dello scontro con alcuni Stati membri che vorrebbero inserire il gas e l’energia nucleare tra gli investimenti sostenibili.

Già da oltre 20 anni esistono alcuni fondi di investimento etici – in Italia proposti dal Gruppo Banca Etica tramite Etica sgr – che selezionano i titoli su cui investire secondo accurati criteri ambientali, sociali e di governance (ESG) ma fin qui sono stati una nicchia. In Italia, nel 2020, i fondi etici, rappresentavano circa il 3,3% del totale investito tramite fondi.

I fondi etici si distinguono da quelli oggi venduti come sostenibili per una selezione molto più radicale delle imprese su cui investire: i fondi etici, infatti, escludono a priori investimenti in interi settori nocivi come fonti fossili, armamenti, coltivazioni intensive e selezionano le aziende e gli Stati su cui investire in base a una rigorosa analisi degli impatti sociali e ambientali.

Con l’Action Plan dell’Unione Europea, improvvisamente un’ampissima quota di nuovi fondi di investimento si sta affrettando a definirsi “sostenibile”. Un recente rapporto di Fondazione Finanza Etica rivela come alcune delle principali società di gestione del risparmio con sede in Italia e Spagna sarebbero corse a dichiarare “sostenibili” o “parzialmente sostenibili” una percentuale significativa dei propri fondi, dal 20% al 50%. Perché la sostenibilità attira nuovi clienti.

Secondo i dati di Morningstar, società internazionale indipendente, ci sono però forti rischi di greenwashing. Le nuove regole varate dalla UE hanno fatto raddoppiare i fondi che si definiscono sostenibili fino al 7%-10% del totale. È molto difficile credere che così tanti fondi di investimento si siano dati regole rigorose sulla sostenibilità in così poco tempo.

Il greenwashing è confermato anche da una recente inchiesta dell’“Economist” che ha fatto i conti in tasca ai 20 maggiori fondi venduti come ESG del mondo. Svelando che mediamente ciascuno di loro detiene investimenti in 17 produttori di combustibili fossili, a partire dalle multinazionali Exxon Mobil e Saudi Aramco.

La Global Alliance for Banking on Values (Gabv) e la Federazione Europea delle Banche Etiche e Alternative (Febea) – di cui Banca Etica è membro attivo – riuniscono le banche genuinamente e da decenni impegnate a promuovere una vera finanza etica: questi network continuano a presidiare lo sviluppo della normativa europea per promuovere un vero e radicale cambiamento della finanza globale affinché essa possa davvero essere messa a servizio della transizione ecologica e della lotta alle diseguaglianze

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