Uno “tsunami” di calore

Le ondate di caldo aumentano in frequenza, durata e intensità

In Europa sono stati registrati picchi di 43-44°C. L’Italia (in particolare Roma e la Sardegna), i Balcani, la Romania, l’Ungheria e la Polonia sono state fra le zone europee più colpite, negli scorsi mesi estivi, dalle cosiddette ondate di calore. Si tratta di periodi di tempo particolarmente caldi, con temperature diurne e notturne elevate rispetto alle medie, una durata di almeno due-tre giorni e un potenziale impatto negativo sull’uomo e sugli ecosistemi. In molte aree del nostro Paese, in agosto, sono state registrate temperature più alte anche di 10°C rispetto alla norma. In 26 città italiane l’allerta è stata massima e i ricoveri ospedalieri sono aumentati del 15%.
Secondo uno studio pubblicato di recente sulla rivista e realizzato dall’Istituto di biometeorologia del Consiglio nazionale delle ricerche (Ibimet-Cnr), dal Centro di bioclimatologia dell’università di Firenze, dal consorzio Lamma e dall’Accademia dei Georgofili, le ondate di calore urbane in Europa stanno aumentando in frequenza, intensità e durata. La ricerca ne ha monitorato l’andamento nelle 28 capitali dell’Ue, utilizzando i dati del periodo tra maggio e settembre dal 1980 al 2015. È emerso un anticipo della prima ondata di stagione e, negli anni più recenti, tra il 1998 e il 2015, sono stati osservati aumenti di durata e intensità rispetto al 1980-1997, in più di metà delle città considerate, in particolare nell’area centrale e sudorientale, che in parte coincidono con quelle più colpite nell’estate 2017.
I ricercatori hanno calcolato un indice sintetico chiamato “Heatwave hazard index”: è raddoppiato a Vienna, Budapest, Lubiana e Nicosia, triplicato a Zagabria e Atene. A Roma fra il 1998 e il 2015 è stato doppio rispetto al periodo precedente. Per il coordinatore della ricerca, Marco Morabito dell’Ibimet-Cnr, è necessario programmare strategie di mitigazione e adattamento al caldo: limitare l’uso dei condizionatori e in generale dell’elettricità, ridurre i livelli di emissione di calore dagli autoveicoli, intensificare le aree verdi in ambiente urbano, ridurre l’impermeabilizzazione dei suoli, ricorrere ai tetti verdi e ai cool-roof , cioè freddi, realizzati con materiali altamente riflettenti ed emissivi che riducono le temperature. Predisporre centri per il raffrescamento in città, come le fontane, aiuta infine a moderare le fluttuazioni di temperatura e a formare microclimi favorevoli.

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Laureata in Scienze Politiche all’Università di Trieste, con una tesi sull’Islam nell’isola di Mauritius. Scrive di immigrazione e ambiente dal 2006, collaborando con Vita non profit, La Nuova Ecologia, Repubblica.it. Nel 2010 ha curato "G2 e giovani stranieri in Italia. Politiche di inclusione e racconti", edito da Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali e Vita non profit. Come fotografa, nel 2009 ha partecipato alla mostra intitolata “They won’t budge” (“Non si muoveranno”, da una canzone del cantante maliano albino Salif Keita), sugli immigrati africani in Europa, presso la New York University.