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Uniti per liberare l’amianto

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Uniti per liberare l’amianto è l’impegno che ha riunito sindacati, forze politiche e associazioni durante il convegno che si è svolto venerdì 29 aprile presso la Camera dei Deputati. Il dibattito è stato organizzato dalle segreterie nazionali dei sindacati Cgil, Cisl e Uil, in occasione della Giornata mondiale vittime dell’amianto. Nell’introdurre i lavori, il segretario confederale Cisl Giuseppe Farina ha sottolineato come sia importante discutere e confrontarsi con chi ha responsabilità politiche, per tutelare in primis le vittime del lavoro, i loro familiari e, in generale, le comunità in cui si è liberata nell’aria la fibra killer. «Sono in costante aumento le malattie professionali – ha ricordato Silvana Roseto, segretario confederale Uil – in particolare i tumori contratti in seguito alla lavorazione dell’amianto». Per questo motivo, si è scelto di parlare di sicurezza sul lavoro. «Occorre definire quanto prima le risorse economiche da mettere in campo – ha aggiunto Roseto – Regione e Comuni devono definire le priorità di intervento, che saranno gestite da una cabina di regia presso la Presidenza del Consiglio». Allo stato attuale, infatti, occorre uniformare i criteri (diversi da Regione a Regione) per stabilire le azioni da intraprendere dal punto di vista ambientale e sanitario. Per poter aggiornare il Piano, i sindacati propongono di lavorare su tre fronti: sanità, ambiente, welfare. «Sarebbe auspicabile – ha detto Fabrizio Solari, segretario confederale Cgil – organizzare una apposita filiera industriale, che sostenga con mezzi e competenze adeguate l’esigenza di bonificare i territori».

«La Commissione da me presieduta ha previsto nel Def un credito di imposta da destinare a chi effettua bonifiche – ha spiegato Ermete Realacci, presidente della Commissione Ambiente della Camera – Questo perché le risorse pubbliche non sono sufficienti ad arginare il fenomeno: bisogna incentivare i privati a liberare dall’amianto i loro fabbricati. L’introduzione degli ecoreati, inoltre, ha permesso di avviare oltre mille azioni penali contro i crimini dell’ambiente». «Dal punto di vista sanitario, i tumori asbesto-correlati sono considerate patologie rare, ma così non è per quelle popolazioni esposte all’amianto – ha osservato l’onorevole Mario Marazziti, presidente della Commissione Salute della Camera – Da ciò scaturiscono difficoltà nell’effettuare diagnosi precoci e nel garantire adeguate coperture assistenziali. «La Commissione Lavoro – ha aggiunto Cesare Damiano, presidente della Commissione Lavoro della Camera – sta lavorando per avvantaggiare il riconoscimento dello status di lavoro usurante: gli attuali criteri hanno spesso escluso gran parte dei lavoratori affetti da patologie legate all’amianto». Per poter rendere più efficiente l’assistenza, infatti, sarebbe necessario effettuare monitoraggi con protocolli omogenei nelle varie Regioni, scambiare informazioni e competenze, confrontarsi con le parti sociali. Un passo avanti in tal senso è previsto in questi giorni. «Il 5 maggio prossimo, in sede di Conferenza unificata, il governo avanzerà la proposta formale di costituzione di un Tavolo interistituzionale presso la presidenza del Consiglio per la gestione delle tematiche relative all’amianto – ha annunciato Claudio De Vincenti, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio – Sono previsti anche assi di intervento sull’emergenza amianto, finanziati dai fondi europei Pon e Por».

Questo annuncio, e il dibattito, sono stati accolti positivamente dall’A.F.eV.a, associazione familiari e vittime dell’amianto. «Finalmente – ha commentato Salvatore Galau, presidente di A. F. eV. a. Sardegna – qualcuno ha parlato di un argomento che sembrava non più attuale. Da un lato, è importante riconoscere ai lavoratori i giusti benefici previdenziali; dall’altro occorre incentivare la bonifica aiutando i cittadini a ricostruire e bonificare». In Emilia-Romagna, A. F. eV. a. si batte per garantire sorveglianza sanitaria costante: «Nella nostra regione – afferma il presidente Andrea Caselli – ci sono pochi ambulatori dedicati all’amianto. I lavoratori che vanno in pensione hanno diritto all’assistenza sanitaria anche al termine della loro carriera: questo diritto non è sufficientemente garantito».

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