mercoledì 19 Gennaio 2022

Acquista

Login

Registrati

Unfakenews, tutta la verità su parchi e aree protette

Oltre che strumento di tutela, possono essere volano di sviluppo e valorizzazione dei territori. La campagna contro le bufale ambientali

A cura di STEFANO RAIMONDI, coordinatore aree protette e biodiversità di Legambiente.

In occasione del Trentennale della Legge, le aree naturali protette sono al centro della campagna “Unfakenews”di Legambiente e “Nuova Ecologia”. Leggi gli approfondimenti su unfakenews.it

È vero che i Parchi impediscono lo sviluppo economico dell’area? NO.

Nei 24 Parchi nazionali italiani, che interessano circa 1,5 milioni di ettari, pari al 5,1% del territorio nazionale, sono presenti 706.058 imprese, di cui il 13,1% sono imprese giovani (under 35) e il 26,8% imprese femminili. Queste realtà sono una parte delle 328.000 imprese della green economy, che impiegano oltre 3 milioni di lavoratori e generano un valore aggiunto di oltre 100 miliardi di euro, pari al 10,6% dell’intera economia del nostro Paese. A livello globale le aree protette rappresentano una “grande banca”, con un capitale naturale che genera servizi ecosistemici fondamentali per la nostra vita (aria, acqua, biodiversità, suolo fertile, foreste, regolazione del clima) e per l’economia. Basti pensare che il 17% dei posti di lavoro in Europa dipende direttamente dalle risorse ecosistemiche mantenute efficienti.

È vero che nessuno vuole i Parchi nel proprio territorio? NO.

I comuni dei soli Parchi nazionali sono 550, per una popolazione di 706.058 abitanti. Di questi nessuno preme per uscirne, mentre ci sono Parchi che hanno allargato i loro confini. È il caso del Parco nazionale della Val Grande che è stato ampliato di 2.423 ettari (il 16,6% del totale) con l’ingresso di tre nuovi comuni e l’ampliamento del territorio su altri tre municipi già interessati dall’Ente. Ci sono invece ritardi nell’istituzione delle nuove aree protette previste da norme nazionali e regionali.

È vero che se nasce un Parco non si potrà più fare agricoltura? NO.

Ben 752.400 ettari di territorio dei Parchi nazionali (il 50,9% del totale nazionale) è interessato da attività agricole con 55.000 occupati diretti e una diffusione di imprese agricole del 21,4% (a livello nazionale è il 13%). L’agricoltura dei Parchi è un modello di efficacia e competitività per i piccoli produttori che hanno saputo rispondere alla nuova richiesta dei consumatori, i quali sempre di più preferiscono produzioni biologiche e a basso impatto. L’intero comparto agricolo ha colto l’opportunità di produrre con maggiore qualità e con metodi biologici e tutelando la biodiversità presente nei territori protetti. Nelle 871 aree protette istituite si producono: 733 prodotti di qualità certificati, di cui 150 Dop, Doc o Igp; 263 prodotti della tradizione agroalimentare italiani (Pat); 198 prodotti classificati dall’Atlante dei prodotti tipici dei Parchi e 114 certificati dall’Istituto nazionale di sociologia rurale (Insor).

Leggi anche

“Trenta e lode con riserva”: il 6 dicembre 1991 fu approvata la legge sui Parchi

Trent’anni di Legge sui Parchi, la revisione è necessaria

I primi trent’anni della legge quadro sulle aree naturali protette

La Legge sui Parchi è radicata nel territorio, in pieno spirito legambientino

ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER

SOSTIENI IL MENSILE

Redazionehttps://www.lanuovaecologia.it
Nata nel 1979. è la voce storica dell'informazione ambientale in Italia. Vedi qui la voce sulla Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/La_Nuova_Ecologia

Articoli correlati

Seguici sui nostri Social

16,989FansLike
21,810FollowersFollow
0SubscribersSubscribe

Gli ultimi articoli

Ridimensiona font
Contrasto