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Una scelta di campo

foto di Loiacono.jpgA metà di questo secolo la Terra ospiterà dieci miliardi di persone. La sua capacità di sfamarle dipende dal modello di produzione del cibo che adotteremo. Alcune cifre dicono che quello attuale non funziona e trascura non solo il bisogno di cibo ma anche altri aspetti: la difesa della fertilità dei suoli, le risorse idriche, la biodiversità, la sicurezza alimentare, il reddito e i diritti di chi lavora la terra, la tenuta sociale delle comunità agricole e per ultimo, ma non per questo il meno urgente degli aspetti, il cambiamento climatico.
Ad oggi solo quattro multinazionali detengono il controllo del 60% delle vendite globali di sementi, gli abitanti delle zone rurali producono invece i tre quarti del cibo mondiale eppure rappresentano l’80% dei poveri sul pianeta. Squilibri, come racconta Francesco Paniè a pagina 12, che lasciano a stomaco vuoto ancora troppi esseri umani. L’11% della popolazione mondiale soffre la fame, un dato tristemente in crescita dopo anni di calo: tensioni sociali e riscaldamento globale hanno aggravato le condizioni di 38 milioni di persone dal 2015 ad oggi. Così l’obiettivo “fame zero” fissato dalle Nazioni Unite per il 2030 appare sempre più una chimera.
Ecco perché è urgente un cambio di paradigma verso un’agricoltura meno intensiva, meno inquinante e dispendiosa di risorse idriche e di energia, che sappia contrastare il clima che cambia. Un modello che poggi su tecniche sì innovative ma sostenibili e durevoli, che ai monopoli delle sementi e alla concentrazione delle terre contrapponga biodiversità di produzioni e produttori, rinnovando la relazione fra coltivatori e consumatori, sempre più attenti a mangiare cibo sano. In una parola: l’agroecologia, capace di coniugare ecologia e agricoltura per rispondere alle sfide di questo inizio millennio e alla quale dedichiamo la nostra storia di copertina. L’Europa sta discutendo la sua politica agricola comune (Pac) per il periodo 2021-2027 e l’Italia registra un’ottima crescita del biologico. È dunque il momento giusto per abbandonare il modello industriale intensivo e garantire cibo sano, giusto e sicuro, libero anche da pesticidi.

Francesco Loiacono
Direttore La Nuova Ecologia. Giornalista ambientale autore di inchieste su dissesto idrogeologico, inquinamento industriale, bonifiche e amianto. Email: direttore@lanuovaecologia.it Twitter: @francloia

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