Una questione generale

Sergio Costa, il neo ministro dell’Ambiente, è noto per le sue indagini sui rifiuti tossici interrati dai Casalesi nella Terra dei fuochi quando era comandante del Corpo forestale in Campania / Legambiente: “L’ambiente sia una priorità”

primo piano di Sergio Costa

Sergio Costa, nato a Napoli nel 1959, si è laureato in Scienze agrarie, con un master in Diritto dell’ambiente. Entrato nel Corpo forestale, ne è diventato comandante regionale in Campania. È in questo ruolo che all’inizio del Duemila ha guidato la sua indagine più nota, quella sui rifiuti tossici interrati dal clan dei Casalesi nella cosiddetta Terra dei fuochi, la piana agricola del Casertano al confine con Napoli. Costa si è inoltre occupato delle discariche abusive nel Parco del Vesuvio e ha condotto indagini sul traffico internazionale dei rifiuti, in collaborazione con la Direzione nazionale antimafia.

Nel 2017, quando la Forestale è stata accorpata ai Carabinieri, è diventato generale di brigata dell’Arma. Oggi vive a Napoli. Sul suo tavolo il neo ministro troverà due dossier particolarmente delicati, per i quali l’Italia è stata deferita dalla Commissione europea alla Corte di giustizia: i continui sforamenti dei limiti per l’inquinamento atmosferico, in particolare per quanto riguarda le polveri sottili (Pm10), e il deposito unico nazionale delle scorie nucleari. L’Italia è tenuta a farlo dalle norme europee, ma i vari governi non hanno mai affrontato l’argomento per timore delle prevedibili proteste popolari.

Il ministero dell’Ambiente ha poi voce in capitolo su tutte le grandi opere, con le Valutazioni di impatto ambientale (Via), senza le quali i cantieri non vanno avanti. Si pensi a Tav, Tap, Terzo Valico, Mose e tante altre.