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Una politica per le nuove generazioni deve ripristinare i diritti per tutti

Next Generation Eu dovrà farsi carico del benessere delle nuove generazioni nell’ottica della sostenibilità e della giustizia sociale

Siamo un Paese in cui non si nasce, non si rimane a vivere e soprattutto non si vive bene, ma non sembra ce ne preoccupiamo.

A metà di questo secolo i morti saranno, secondo le previsioni Istat rispetto alla tendenza attuale, il doppio dei nati. Stiamo parlando fra trenta anni e non un secolo, è nelle nostre opportunità, quindi, agire subito per mettere in moto una controtendenza, magari utilizzando quei fondi europei che proprio alle prossime generazioni si ispirano.

Non parliamo solo di bassa natalità, ma anche di qualità della vita che attualmente i minori hanno in Italia, dove sono proprio loro fra le categorie che stanno pagando a caro prezzo la crisi sociale e sanitaria: secondo i dati Istat del 2020, su 9 milioni di minori, ben 1,3 milioni verte in condizioni di povertà assoluta, il 12% della popolazione che nel non lontano 2005 era il 3,9%, un aumento in percentuale di fonte al quale non possiamo restare passivi. Così come non deve rimanere senza risposte politiche e strutturali la perdita di capitale umano giovane e con competenze lavorative di alto livello. Un milione sono stati, infatti, i cosiddetti “cervelli in fuga” che nell’ultimo decennio hanno fatto la propria scommessa di vita all’estero. Un quadro affatto rassicurante che dovrebbe essere al centro della messa a terra delle politiche del piano Next Generation Eu, che dovrà essere una risposta di politica pubblica e strutturale chiamata a farsi carico del benessere delle nuove generazioni nell’ottica della sostenibilità e della giustizia sociale. Qui non si tratta solo di fare un buon progetto contro la dispersione scolastica o la povertà educativa, ma si tratta di ripristinare alcune condizioni e diritti per tutti.

Riusciremo ad arrivare a metà del secolo avendo migliorato la qualità della vita delle giovani generazioni?

Una crisi che affonda le radici nelle disuguaglianze dentro alle quali le nuove generazioni perdono le opportunità, accumulano svantaggi, si fossilizzano nelle condizioni di partenza, merita risposte strutturali, come ad esempio ricondividere una visione della scuola, delle università e gli altri luoghi educativi e la loro funzione di emancipazione degli individui ed evoluzione delle comunità, riconoscere il diritto di cittadinanza ai minori di origine straniera ( al netto del sacrosanto diritto, è assurdo che questo non accada in un Paese a natalità zero!), costruire politiche a supporto delle famiglie e della genitorialità basate su servizi pubblici gratuiti e diffusi su tutti i territori, costruire condizioni per una occupazione di qualità, non precaria e a bassa retribuzione.
Riusciremo ad arrivare a metà del secolo avendo migliorato la qualità della vita delle giovani generazioni? Riusciremo a capire che questo è l’indicatore principale che ci farà dire che abbiamo intrapreso un percorso di sviluppo giusto e sostenibile?

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Vanessa Pallucchihttps://www.lanuovaecologia.it
Presidente nazionale di Legambiente Scuola e Formazione e vicepresidente nazionale di Legambiente

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