“Una pila alla volta”: quando la raccolta di rifiuti parte dalle scuole

Il progetto è rivolto a tutte le scuole media d’Italia. A Ecomondo ne abbiamo parlato con il segretario generale del Centro di Coordinamento Nazionale Pile e Accumulatori Luca Tepsich

Ragazzi allo stand del progetto Una pilla alla volta a Ecomondo di Rimini

Una delle più interessanti iniziative presentate durante le giornate della Fiera Ecomondo 2018 si chiama Una Pila alla Volta, progetto educativo nazionale dedicato al tema della raccolta differenziata di pile e accumulatori promosso dal Centro di Coordinamento Nazionale Pile e Accumulatori. Di questo progetto, e in generale dello stato di questa attività di raccolta in Italia, La Nuova Ecologia ha parlato con il segretario generale del Centro Luca Tepsich.

Quali obiettivi si prefigge il Centro di Coordinamento Nazionale Pile e Accumulatori?

Il Centro si occupa di coordinare su tutto il territorio nazionale la raccolta e il corretto invio a trattamento delle pile e degli accumulatori da parte di tutti i consorzi di raccolta istituiti dai produttori. Il Centro serve a garantire che venga erogato ai cittadini un servizio di raccolta il più efficiente possibile. In tal senso, tutti i consorzi devono effettuare la raccolta rispettando determinati standard di ritiro di questi rifiuti in tutto il Paese.

In Italia a che punto è la raccolta di pile e accumulatori?

Di fatto, la raccolta su scala nazionale delle pile portatili è iniziata con la nascita del Centro. È scorretto dire che quando abbiamo iniziato nel 2012 siamo partiti da zero. È altrettanto vero, però, che nei nostri primi anni di attività abbiamo dovuto mettere in piedi l’intero sistema di raccolta riuscendo a passare in pochi anni da un indice del 20-25% al 40-45%. Ciò significa che ad oggi in Italia ogni due pile che comperiamo quasi una viene conferita per il ritiro in maniera corretta. Ci manca lo step ulteriore per arrivare al raggiungimento di quota 65%, obiettivo fissato dall’UE da centrare entro il 2019.

Quali sono gli ostacoli che stanno impedendo al nostro Paese di raggiungere questo obiettivo?

Da un lato c’è da fare i conti con gli aspetti amministrativi e burocratici della gestione dei rifiuti in Italia. Rispetto al resto d’Europa nel nostro Paese i sistemi collettivi per poter avere accesso al rifiuto presso il punto vendita devono garantire una serie di adempimenti burocratici. Inoltre oggi la responsabilità di raccolta del rifiuto presso il punto vendita è in capo al punto vendita stesso. Allo stato attuale è molto difficile che le varie catene di distribuzione, così come i singoli punti vendita, si “fidino” subito a rendere le pile ai consorzi di raccolta. In questo modo entrano a far parte a tutti gli effetti della filiera di raccolta, e ciò comporta delle responsabilità di cui non tutti vogliono farsi carico. Ma il grosso del problema è un altro.

Quale?

Oggi il 35% dell’immesso sul mercato di pile e accumulatori in Europa finisce nella raccolta indifferenziata, motivo per cui anche in Italia serve quanto più possibile sensibilizzare i cittadini affinché conferiscano questi rifiuti in maniera corretta. Ciò può avvenire solo aumentando i punti di raccolta sul territorio – nei Comuni, presso i punti vendita, nelle scuole, nei supermercati – e semplificando il più possibile questa pratica. Perché la pila, a differenza di altri oggetti che non servono più, è un rifiuto che non da fastidio e che può stare tranquillamente per anni un cassetto.

A tal fine il vostro Centro ha deciso di puntare sul progetto Una Pila alla Volta. Quali sono i risultati ottenuti finora?

È un progetto non tanto di raccolta delle pile quanto di educazione e sensibilizzazione rispetto a questo determinato tipo di raccolta. Devono essere i ragazzi stessi a farsi promotori delle attività di promozione e divulgazione di questi concetti, sia verso i loro coetanei che verso gli adulti. L’invito a partecipare al nostro concorso è rivolte a tutte le scuole medie, 8.800 in tutta Italia. Puntiamo a ottenere il maggior numero di adesioni. Ripeto, non ci interessa tanto quante pile raccoglieremo, ma far capire ai più giovani quanto è importante farlo.