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Una parabola italiana

800px-Port_wineTrenta anni fa l’Italia è stata sconvolta da un grande scandalo del settore agroalimentare: quello del metanolo. Uno scandalo favorito dalla scelta di puntare su quantità e basso prezzo, scelta che ha aperto la strada all’adulterazione criminale del vino al metanolo. Sulla tragedia umana – saranno 23 le vittime e decine le persone con lesioni gravi – si innesta il dramma economico: l’immagine dell’Italia e dei suoi vini drammaticamente compromessa, un intero settore produttivo in ginocchio.

Quello che è accaduto dopo nel vino italiano rappresenta una parabola del passaggio, ancora in corso, non solo nel vino ma in tutto il nostro sistema produttivo, da un’economia basata sulla quantità e sul basso prezzo a un’altra che punta invece su qualità e valore. Come analizzato nel rapporto Accadde domani di Fondazione Symbola e Coldiretti, una straordinaria metafora della missione dell’Italia. Una chiave per capire, al di là di analisi superficiali o di importazione, le radici della forza del nostro export, le ragioni della domanda di Italia nel mondo.

Anche se molto resta da fare, dopo il metanolo il mondo del vino made in Italy ha saputo risollevarsi, scommettendo sulla sua identità, sui legami col territorio, sulle certificazioni d’origine: nel 1986 la quota di vini Doc e Docg era pari al 10% della produzione, oggi al 35. E se contiamo anche i vini Igt, nati dopo, arriviamo al 66%. Puntando sui vitigni autoctoni, sull’innovazione e la sostenibilità, sulle professionalità. Insomma, scommettendo sulla qualità a tutto tondo. A trent’anni da allora produciamo meno vino, ma questo vino vale molto di più. Nell’86 gli ettolitri prodotti erano 76,8, milioni per un fatturato di 4,2 miliardi di euro, oggi gli ettolitri prodotti sono 47 milioni, il 45% in meno, ma valgono 9,4 miliardi di euro, più del doppio in valore nominale. L’export, che valeva allora 800 milioni di euro, oggi vale 5,4 miliardi, al primo posto tra i prodotti del made in Italy agroalimentare all’estero.

La parabola vissuta dal vino riguarda una parte rilevante della nostra economia. E in fondo, in questa tensione costante alla qualità, rivela il cuore e il motore del made in Italy tutto. A trent’anni da quel drammatico 1986, dunque, lo scandalo del metanolo e la coraggiosa rinascita del vino italiano sono un’indicazione preziosa per capire le radici e il presente del made in Italy, di un’Italia che fa l’Italia. E che per questo può sfidare il futuro.

Ermete Realacci
Presidente onorario di Legambiente

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