Una pac da rovesciare

La politica agricola dell’Unione Europea è oggi solo assistenzialismo,

fondato sui sussidi e sempre più insostenibile

Agli europei il futuro dell’agricoltura interessa eccome. Sono più di 320mila i contributi inviati alla Commissione in risposta alla consultazione pubblica sul futuro della politica agricola comune (Pac). I cittadini ritengono a grande maggioranza (90%) che la politica agricola debba continuare ad essere gestita a livello comunitario. Così si assicura la risposta più efficace alla necessità di mantenere la coesione economica, sociale e territoriale (86%) nell’Unione Europea. E nello stesso tempo si affrontano meglio le sfide condivise come la tutela dell’ambiente (85%) e la lotta ai cambiamenti climatici (73%). Priorità chiare, che richiedono una radicale inversione di rotta rispetto all’attuale Pac, poco più che una politica assistenziale fondata sui sussidi e sempre più insostenibile. Incentiva l’intensificazione delle coltivazioni e degli allevamenti a scapito dell’ambiente e della qualità. A favore soprattutto delle grandi aziende. Sono loro, il 20% del totale, a intascare la gran parte dei 59 miliardi di euro annui destinati alla politica agricola comune. La riforma della Pac, che sarà delineata dalla Commissione entro dicembre, dovrà affrontare finalmente questi nodi. E proporre soluzioni in grado di avviare una transizione verso un’agricoltura europea di qualità, giusta, sana e sostenibile. L’attuale architettura della Pac va insomma completamente ripensata. Si deve abbandonare la sua struttura a due pilastri: misure di mercato e pagamenti diretti, che assorbono il 75% della spesa agricola, e programmi di sviluppo rurale. La nuova politica agricola comune si deve invece articolare in quattro assi di intervento, integrati fra loro e con le altre politiche comuni. A sostegno di misure per la transizione verso il nuovo modello agricolo, la protezione dell’ambiente e degli ecosistemi, lo sviluppo rurale sostenibile e un’alimentazione sana e di qualità. Solo in questo modo sarà possibile sottoscrivere un nuovo contratto fra agricoltori e cittadini europei in grado di giustificare il rilevante sostegno finanziario: quasi il 40% del bilancio annuale dell’Ue. E proprio quando si dovrà nello stesso tempo riformare anche il bilancio comunitario. Con l’agricoltura che rischia di essere fortemente penalizzata per far fronte alla triplice sfida sociale, economica e climatica che l’Europa ha di fronte a sè.