Una guida per l’Era della transizione

Da questa mattina l’Italia sarà un Paese diverso. Con un preciso cronoprogramma che l’accompagnerà. E uno strumento indispensabile per affrontarla: la mascherina Il racconto dei giorni precedenti

riapertura Lockdown

Da questa mattina l’Italia sarà un Paese diverso. Con un preciso cronoprogramma che l’accompagnerà nell’Era della transizione. E uno strumento indispensabile per affrontarla: la mascherina. A confronto il cosiddetto decreto “Rilancio”, che dovrebbe essere pubblicato sempre oggi nella Gazzetta ufficiale, è quasi insignificante. Per sapere davvero come cambieranno, almeno fino al 31 luglio, le nostre abitudini quotidiane dovremmo avere la pazienza di leggere il decreto “Senza nome”, stampato ieri insieme ai suoi 17 allegati. O confidare nel fatto che, da questa mattina, parta la più grande campagna di comunicazione pubblica mai realizzata nella storia del nostro Paese.

Alla “Guida ragionata per l’Era della Transizione” dedicherò questa settimana alcuni post, vista l’importanza del decreto “Senza nome” e dei suoi allegati. Con un’avvertenza: non tutte le regioni adotteranno le stesse misure. Insomma, per completarla è comunque necessario leggere anche le ordinanze regionali dei territori in cui viviamo. Come indice, per facilitare il compito, userò le date delle libertà che mano a mano riconquisteremo, sempre che il coronavirus non torni a diffondersi senza controllo.

18 MAGGIO
Da questa mattina per uscire di casa non abbiamo più bisogno delle famigerate autocertificazioni. Nei confini della nostra regione possiamo andare ovunque, ma a determinate condizioni. La prima: non dobbiamo avere una temperatura corporea superiore ai 37,5° C. Insomma, ai primi segni di malessere dobbiamo misurarci la febbre. Oltre quella soglia, si deve restare a casa e chiamare il medico. Sembra un cambiamento banale, ma mica tanto. Gli uomini, in genere, con 37° C cadono in uno stato di debilitazione totale ma per le donne non è quasi mai così. E dovranno rinunciare, immagino senza soffrirne molto, all’effetto “super woman”.

Aree gioco da sogno
Curiosamente, le seconde regole da rispettare previste dal decreto “Senza nome”, dopo quelle sulla salute, sono dedicate a parchi, ville, giardini pubblici (lettera b) dell’art. 1). Siamo liberi di andare ovunque, ma mantenendo sempre la distanza di un metro e senza “assembrarci”. Riaprono anche le aree gioco, dove poter accompagnare i nostri figli, ma per scoprire come possiamo farlo dobbiamo conoscere le “Linee guida del Dipartimento della famiglia” (Allegato 8). Sorvolato il pistolotto iniziale, (dove capita d’imbattersi in affermazioni come “la centratura sulla qualità della relazione interpersonale, mediante il rapporto individuale adulto e bambino”), possiamo finalmente leggere queste indispensabili linee guida. Alle aree possono accedere bambini o adolescenti, da 0 a 17 anni, fino ai 14 anni accompagnati da un genitore o da un adulto, anche non parente, che deve indossare obbligatoriamente la mascherina. Si deve osservare la distanza minima e non vanno fatti assembramenti. Ma le vere novità, per chi conosce lo stato ordinario di semi-abbandono di molte aree giochi delle nostre città, sono quelle che deve garantire il “gestore” (in genere, l’amministrazione comunale): dovrà mettere a disposizione del personale per la manutenzione, il controllo e la pulizia periodica degli arredi, nonché la supervisione degli spazi; le aree gioco devono avere confini controllati e le attrezzature più toccate vanno pulite ogni giorno, in maniera approfondita, con “detergente neutro”. Un sogno, da cui sarà difficile tornare indietro quando l’emergenza coronavirus sarà finita.

Riaprono le chiese…
Dopo aver animato il dibattito pubblico nelle scorse settimane, la libertà di culto torna possibile anche nei luoghi pubblici, sempre rispettando le misure di sicurezza e di distanziamento sociale. La lettera o) del decreto, che regola la possibilità di celebrare le funzioni religiose, ha 7 allegati, uno per ciascuna delle confessioni con cui il nostro governo ha sottoscritto protocolli d’intesa. Il primo, ovviamente, è con la Conferenza episcopale italiana, ma a seguire si trovano le linee guida da rispettare per le funzioni religiose previste dalla religione ebraica, nelle chiese protestanti, evangeliche e anglicane, dalle comunità ortodosse, da quelle induiste, buddiste, baha’i e sikh, nelle moschee, nelle chiese di chi professa la fede in Gesù Cristo dei santi degli ultimi giorni. Una prova tangibile di come il nostro Paese, con buona pace di Salvini, Meloni & co. sia multireligioso, multietnico e multiculturale. Anche oltre quello che immaginavo.

Restando alla fede cattolica, chi va a messa dovrà adattarsi a diversi cambiamenti: l’accesso sarà a numero chiuso, regolato da volontari con mascherine e guanti monouso; ogni fedele dovrà indossare la mascherina ed essere a una distanza di almeno un metro, sia laterale che frontale; dispenser con liquidi igienizzanti all’ingresso e acquasantiere vuote; non ci si potrà stringere la mano per scambiare il segno della pace; al momento della comunione, il sacerdote e chi lo aiuta dovrà avere la mascherina e i guanti monouso per offrire l’ostia esclusivamente nelle mani dei fedeli. Anche loro con la mascherina, ovviamente.

…I musei…
Torna a respirare l’Italia della cultura. Riaprono i musei, gli istituti e tutti i luoghi aperti al pubblico, “previsti dall’art. 101 del codice dei beni culturali e dal decreto legislativo n. 42 del 22 gennaio 2004”, cioè biblioteche, archivi, aree e parchi archeologici, complessi monumentali, pinacoteche. Qui, fatta salva la regola principale della distanza di almeno un metro tra i visitatori e, quindi, dell’accesso contingentato, è consigliato andarsi a leggere le singole ordinanze regionali e quello che sarà scritto sui siti degli spazi che vogliamo visitare. A Roma, per fare un esempio, i Musei Capitolini riaprono il 19 maggio ma solo su prenotazione obbligatoria e fino al 21 esclusivamente per chi ha una carta MIC.

…I negozi, i servizi alla persona e i centri commerciali
Da questa mattina tutte le attività commerciali chiuse durante la fase acuta dell’emergenza potranno riaprire: negozi al dettaglio, bar, pub, ristoranti, gelaterie. Dovremo metterci in fila per entrarci, alla distanza di almeno un metro. E avranno rigidi protocolli da rispettare. Anche per loro a “dettare legge” saranno le ordinanze regionali ma a offrire una bussola è l’allegato 17 del decreto “Senza nome”, quello con le Linee guida elaborate dalla Conferenza delle Regioni. Innanzitutto ci dovranno essere adeguate informazioni, anche in più lingue. All’ingresso potranno misurarci la temperatura (quasi sicuramente questo accadrà per i centri commerciali). Dovremo avere a disposizione dispenser con prodotti igienizzanti. La prenotazione, nel caso dei ristoranti, sarà di fatto obbligatoria. Potremo consumare al banco, nei bar, ma a una distanza minima di un metro da altri clienti. E, ovviamente, dovremo avere la mascherina. Da indossare obbligatoriamente quando ci alziamo dal tavolo, magari per andare al bagno.

Tornare in un ristorante sarà una delle prime cose che farò in questa settimana di “Giusta ripartenza”. Insieme alla telefonata con cui prenoterò, obbligatoriamente, l’appuntamento con il mio barbiere di fiducia. So già che avremo tutti e due la mascherina, ma quando guarderà le condizioni della mia capigliatura gli scapperà, ne sono certo un sorriso. Lo stesso che avrò io, quando avrà finito di tagliarmela. #lagiustaripartenza

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