Una Food Policy per Roma

In occasione della Giornata Mondiale dell’Alimentazione le associazioni Terra! e Lands Onlus presentano una nuova analisi del sistema alimentare nella Capitale. E lanciano 10 proposte per avviare una politica del cibo volta alla sostenibilità / Fao: 820 mln di persone soffrono la fame

Parco degli acquedotti

Oggi, in occasione della Giornata Mondiale dell’Alimentazione indetta dalle Nazioni Unite, le associazioni Terra! e Lands Onlus hanno lanciato ‘Una Food Policy per Roma’, una nuova analisi del sistema alimentare nel Comune agricolo più grande d’Italia. Obiettivo del documento, redatto da un Comitato promotore per la Food Policy di Roma a cui hanno aderito realtà agricole, organizzazioni della società civile ed esponenti del mondo della ricerca, è evidenziare criticità e prospettive, lanciando alle istituzioni 10 proposte per avviare una politica del cibo volta alla sostenibilità, alla tutela dei produttori locali e del diritto a un cibo ecologico e di qualità.

“La proposta di una Food Policy per Roma nasce dalla volontà di affrontare in modo strutturato e complessivo le criticità e potenzialità del Comune agricolo più grande d’Italia, mettendo a sistema l’operato di persone e realtà attive nel mondo della ricerca, della produzione alimentare, delle organizzazioni della società civile e dell’attivismo ambientale”, spiega Davide Marino, docente di Economia Agraria ed Economia Ambientaleall’Università del Molise e a Roma Tre. “Tutti soggetti che, in questi anni, hanno coltivato l’agro romano, realizzato studi, attività politiche e di sensibilizzazione intorno al tema dell’agricoltura e del cibo”.

Per questo, sulla base del rapporto è nato un comitato promotore formato da oltre 50 organizzazioni, aziende e personalità che hanno contribuito a redigere 10 proposte per l’Amministrazione comunale, da cui partire per costruire una food policy basata sulle necessità della capitale. «Oggi presentiamo questo lavoro nella speranza che l’Amministrazione e l’Assemblea capitolina siano pronti a trasformarlo in azione politica – aggiunge Ciconte – Un primo passo è stato fatto con la mozione sull’emergenza climatica approvata lo scorso 26 settembre, che accoglieva il nostro contributo sulla politica del cibo. Ora i buoni propositi devono diventare realtà».

I numeri del rapporto

I dati presentati nel documento permettono di comprendere le criticità e le potenzialità del sistema attuale: a partire dall’aumento di aziende agricole nel territorio comunale (+43,8% di aziende e +12,1% di superfici utilizzate nell’arco di un decennio) per arrivare al calo drammatico degli agricoltori diretti nei mercati rionali (appena un centinaio su quasi 5000 postazioni nel 2016). In provincia, vero serbatoio produttivo per la capitale, i cambiamenti nel settore primario sono ancora più evidenti: le aziende si sono più che dimezzate negli ultimi vent’anni censiti da ISTAT, gli agricoltori sono quasi sempre uomini in età avanzata, con basso grado di digitalizzazione, presenza femminile e scarso ricambio generazionale. A questa agricoltura in declino corrisponde una crisi dei 127 mercati rionali di Roma, che pure sarebbero un vero patrimonio per la distribuzione alternativa del cibo prodotto localmente.

Nonostante questo quadro desolante, oggi circa il 25% del cibo che arriva nella capitale proviene ancora dall’agro romano e dalle campagne laziali, a sottolineare l’importanza del territorio regionale per il consumo cittadino. Servono politiche che promuovano la trasparenza delle filiere, l’accesso alla terra e utilizzino la leva degli appalti pubblici nel campo della ristorazione collettiva per valorizzare i produttori locali, dando nuovo respiro all’economia agricola.

Per quanto riguarda gli sprechi alimentari, considerato che le stime sulla quantità di cibo gettato in Italia da parte dei mercati all’ingrosso e della distribuzione organizzata ammontano a circa 400.000 tonnellate di prodotti alimentari, nel territorio metropolitano di Roma si potrebbero potenzialmente recuperare e redistribuire circa 29.000 tonnellate di cibo all’anno. Valorizzare le esperienze di prevenzione, raccolta e redistribuzione di queste risorse è uno dei compiti richiesti all’Amministrazione.

Le 10 priorità di una Food Policy per Roma

Ecco le priorità individuate nel documento:

  1. incrementare l’accesso alle risorse primarie per la produzione agricola, al fine di promuovere la nascita di nuove imprese guidate da giovani agricoltori;
  2. promuovere modelli di agricoltura sostenibile sostenendo la coltivazione biologica e l’agroecologia;
  3. favorire il rientro dei produttori diretti nei mercati rionali, valorizzare le esperienze di filiera corta (farmers’ market, gruppi di acquisto solidale, Community Supported Agriculture) e le reti di economia solidale;
  4. riscrivere le relazioni tra città e campagna su scala metropolitana, favorendo l’approvvigionamento di prossimità utilizzando la leva dell’appalto pubblico a partire dal settore delle mense scolastiche, degli ospedali e delle altre strutture pubbliche sul territorio;
  5. promuovere le specificità territoriali legate al cibo e al territorio, sperimentando sistemi di tracciabilità della filiera e di denominazione comunale o municipale;
  6. prevenire e poi ridurre drasticamente gli sprechi alimentari in tutte le fasi della filiera, favorendo l’accesso al cibo da parte delle fasce sociali più deboli tramite il sostegno alle iniziative di recupero e redistribuzione;
  7. promuovere, in particolare nei contesti urbani e periurbani, tutte le forme di multifunzionalità, sia quelle a maggiore valenza sociale, sia quelle a maggiore valenza economica;
  8. aumentare il livello di consapevolezza dei cittadini rispetto alle questioni del cibo, dell’agricoltura e del territorio attraverso un piano di educazione alimentare e ambientale che parta dalle scuole, dal sistema delle aree protette e dalla rete degli orti urbani;
  9. prevenire il consumo di suolo, e altri fenomeni di degrado della terra;
  10. Misurare i servizi forniti dal sistema agro-silvo-pastorale metropolitano a favore del benessere, favorendo l’integrazione di questi valori nei processi di pianificazione e gestione del territorio.