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Un weekend dedicato alle zone umide

Immagine di un airone mentre pesca

“La vita prospera nelle zone umide”. Questo lo slogan della campagna globale 2020 lanciata in occasione della Giornata Mondiale delle Zone umide che ricorre domenica 2 febbraio. Un appuntamento cui Legambiente contribuisce con oltre una trentina di iniziative che, da Nord a Sud, animeranno l’intero weekend. L’obiettivo è ricordare il ruolo fondamentale di habitat peculiari quali paludi, acquitrini, torbiere, specchi d’acqua, tanto preziosi per il nostro ecosistema, quanto fragili e complessi nei loro equilibri. Dall’escursione alle zone umide del Parco Nazionale del Circeo (LT), evento di punta del fine settimana, – per scoprire e visitare laghi e acquitrini che ospitano una ricchissima avifauna acquatica con oltre 260 specie tra nidificanti e migratrici-svernanti – all’escursione nell’Area Naturalistica del lago di Ariamacina, nel Parco nazionale della Sila, o alla visita guidata alle Oasi di Punte Alberete e Valle Mandriole (Ra), in Emilia Romagna, per citarne solo alcune. Far conoscere, sensibilizzare, preservare, sono le parole chiave al centro di questo week-end e dell’impegno di Legambiente per la giornata mondiale. Anzi, ora più che mai, dal momento che il 2020 sarà un anno cruciale per il raggiungimento degli obiettivi sulla tutela della biodiversità e per salvaguardare queste zone oggi in pericolo. “Le sfide ambientali – dichiara Antonio Nicoletti, responsabile nazionale Aree Protette e Biodiversità di Legambiente – sono in costante aumento, a partire da quelle legate alla tutela della biodiversità e alla salvaguardia degli ecosistemi. Peraltro, il 2020 sarà un anno cruciale per raggiungere gli ambiziosi obiettivi fissati con la Strategia Nazionale per la Biodiversità, su cui l’Europa e l’Italia sono in forte ritardo. Per questo, chiediamo un’accelerazione sul fronte delle azioni da mettere in campo, anche alla luce delle proposte avanzate dalle Nazioni Unite. Non solo le aree Ramsar, ma anche tutte le aree umide inventariate dal PMWI, richiedono attenzione e una corretta gestione sulla base della Strategia Nazionale Biodiversità e dei suoi indirizzi. In particolare, tra le proposte che lanciamo oggi, c’è quella di prevedere una maggiore sinergia tra Direttive europee Acque, Habitat e Uccelli, sostenendo la valorizzazione delle zone umide”. 

A ricordare l’importanza di queste aree sono anche i dati che Legambiente ha raccolto nel Focus Zone Umide 2020 per tracciare un quadro della situazione. Secondo la lista stilata dalla Convezione di Ramsar, sono oltre 220 milioni gli ettari coperti dalle zone umide nel mondo, rifugio per volatili, piante, mammiferi, anfibi, pesci e invertebrati. Di questi, 82.331 ettari (circa 15.000 con superficie agricola) si trovano in Italia, Paese che conta 65 siti Ramsar e, complessivamente, ben 1520 zone umide secondo l’inventario del PMWI (il Pan Mediterranean Wetland Inventory di Med Wet). Il Belpaese vanta, inoltre, la più grande biodiversità d’Europa, ospitando il 37% della fauna euro mediterranea.  Grandi alleate nella lotta ai cambiamenti climatici, fulcro di importanti rotte migratorie nonché fonte inestimabile di risorse, le 2.200 zone umide d’importanza strategica internazionale per il mantenimento della biodiversità mondiale riconosciute dalla convenzione di Ramsar (2 febbraio 1971) accolgono la più grande biodiversità della Terra, oltre a giocare un ruolo decisivo nel mitigare gli impatti dei cambiamenti climatici. In particolare, queste aree – ricorda Legambiente – rappresentano i serbatoi di carbonio più efficaci sulla Terra, immagazzinandone il doppio rispetto a quello assorbito da tutte le foreste. Sono in grado di assorbire anche le piogge in eccesso arginando il pericolo inondazioni, di rallentare l’insorgere delle siccità e stabilizzare le emissioni di gas serra. Limitano inoltre l’erosione delle aree costiere per effetto dell’innalzamento del livello dei mari, riducendo l’impatto di tifoni, uragani e tsunami. Custodiscono, al contempo, scorci suggestivi in ogni stagione, luogo ideale per praticare attività sportive ecosostenibili e incentivare l’ecoturismo. Senza dimenticare gli importanti riverberi che hanno sulla vita quotidiana dell’uomo, specie per quanto concerne la produttività delle zone umide, le cui piante forniscono alimenti base a gran parte della popolazione mondiale, dal riso al pesce di acquacoltura, e il 70% di tutta l’acqua dolce utilizzata per l’irrigazione.

Ambienti naturali che oggi, però, sono a rischio. Nel Focus, Legambiente ricorda come il pericolo sparizione sia già una realtà galoppante per questi habitat e per le specie che li popolano. Se, come rileva il Segretariato della Convenzione di Ramsar, dal 1900 a oggi, almeno i tre quarti delle zone umide di tutto il mondo sono scomparsi, gli ultimi dati IUCN mettono in evidenza anche il problema legato alla perdita della biodiversità, con 596 su 2807 specie animali che in Italia rischiano di scomparire, minacciate da cambiamenti climatici, sfruttamento delle risorse naturali, frammentazione e perdita di habitat, inquinamento e pesticidi, introduzione di specie aliene invasive, urbanizzazione e infrastrutture. Allarmanti anche i dati dell’ultimo rapporto Onu, che evidenzia come la natura stia subendo un declino, con tassi d’estinzione senza precedenti nella storia umana: nell’arco di un decennio potremmo dire addio a un milione di specie animali e vegetali. 

Redazionehttps://www.lanuovaecologia.it
Nata nel 1979. è la voce storica dell'informazione ambientale in Italia. Vedi qui la voce sulla Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/La_Nuova_Ecologia

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