martedì 26 Gennaio 2021

Un tesoretto da riconvertire

Nuove norme su mercato emissioni

In tempi conclamati di vacche magre, disseminato tra le pieghe del bilancio dello Stato giace un “tesoretto” di 16 miliardi di euro che potrebbe essere riallocato a favore dell’economia verde: sono i “sussidi dannosi per l’ambiente” (in sigla Sad), che il ministero dell’Ambiente ha censito sotto questa inequivocabile etichetta nel Catalogo pubblicato a dicembre 2016. Sedici miliardi, avete letto bene. Di questi, dodici destinati alle fonti fossili. È tutto scritto. E con imprimatur ministeriale. Per questo colpisce che i Sad non siano diventati, finora, argomento di confronto politico (tranne la proposta avanzata da Pietro Grasso, il leader di “Liberi e uguali”, di destinarne 1,6 per cancellare le tasse universitarie). Tanto più che il Catalogo nasce in attuazione della legge “Disposizioni in materia ambientale per promuovere misure di green economy e per il contenimento dell’uso eccessivo di risorse naturali”, il cosiddetto Collegato ambientale. Senza contare gli appelli di Unep, Banca Mondiale, Ocse e Fmi per l’abolizione dei sussidi ai fossili. La stessa Banca Mondiale, al summit convocato dal presidente francese Macron a due anni dall’approvazione degli accordi sul clima di Parigi, ha annunciato che dal 2019 non finanzierà più attività di esplorazione ed estrazione di gas e petrolio.
Insieme ai Sad, il Catalogo ha censito i sussidi ambientalmente favorevoli (Saf), a cui vanno 15,7 miliardi, mentre sono esclusi i cosiddetti sussidi impliciti derivanti dalla mancata internalizzazione degli impatti ambientali da attività di produzione o consumo. Un esempio per tutti: le spese sanitarie, per le casse dello Stato, legate all’inquinamento atmosferico causato dall’uso dei fossili, per tacere del “costo” in termini di perdita di vite umane. L’Italia è il Paese in Europa con il maggior numero di morti premature da smog rispetto alle aspettative di vita: 91.000 all’anno, contro 86.000 in Germania, 54.000 in Francia, 50.000 nel Regno Unito. Sul duplice effetto dannoso dei sussidi ai fossili, l’Ocse non ha dubbi: “Il sussidio non solo scoraggia un utilizzo più efficiente della risorsa e l’investimento in tecnologie più verdi, ma ha impatti ambientali di notevoli entità. Al di là dei gas serra emessi, estrazione e consumo rilasciano nell’atmosfera diversi inquinanti che sono causa di mortalità elevata. I sussidi premiano il produttore che inquina, venendo meno al principio chi inquina paga”.

Sad e Saf nel Catalogo sono stati accorpati sotto cinque matrici: agricoltura, energia, trasporti, altri sussidi e Iva agevolata. Nel comparto energia si concentra la quasi totalità dei 12 miliardi di Sad ai fossili. Qualche esempio? Con oltre un miliardo e mezzo di euro spicca l’esenzione dall’accisa sui carburanti per la navigazione aerea, e con 456 milioni quella per la navigazione marittima. A un miliardo e 295 milioni ammonta il rimborso dell’aumento delle accise sul gasolio nell’autotrasporto merci e passeggeri, a 5 miliardi circa le agevolazioni fiscali a favore del gasolio, mentre quelle per l’uso di benzina e gasolio nei lavori agricoli pesano per 830 milioni.
Il Catalogo ministeriale ha una sorta di “fratello maggiore”: è l’inventario dei sussidi ai fossili che Legambiente elabora fin dal 2012. In base alle ultime stime, tra sovvenzioni dirette e indirette, esoneri dalle accise, finanziamenti per opere, nel 2016 ammontavano a 15,2 miliardi di euro. «L’Italia continua a fornire sussidi all’import di carbone da Indonesia e Sudafrica, di petrolio da Russia, Arabia Saudita, Iran e Libia, e di gas da Algeria e Russia, disattendendo la legge di delega sulla riforma fiscale del 2014 che prevedeva la rimozione di sovvenzioni dannose per l’ambiente – denuncia Katiuscia Eroe, responsabile energia di Legambiente – al punto che questa rimozione non compare nella Strategia energetica nazionale» pubblicata a novembre 2017. Lo stop ai sussidi ai fossili dovrebbe «partire da quelli più semplici da eliminare, come le agevolazioni fiscali sulle trivellazioni e sulla produzione di energia da impianti a gasolio o diesel nelle isole minori, dove semmai andrebbe incentivata l’autoproduzione da fonti rinnovabili», prosegue Eroe. Quanto ai sussidi all’autotrasporto, «bisognerebbe investire quei fondi a favore del trasporto merci su ferro e della conversione al biometano dell’autotrasporto, supportando anche un cambio di sistema che renda meno inquinante la mobilità urbana».
Dimenticato finora, il Catalogo segna tuttavia un punto di non ritorno, una sorta di eredità per il prossimo Parlamento e il governo: una volta battezzati come “ambientalmente dannosi”, è legittimo domandarsi per quanto tempo ancora i Sad avranno diritto di cittadinanza nel bilancio dello Stato. «Lo strumento c’è, ora si tratta di farne una politica che sia condivisa dai cittadini, perché l’eliminazione dei sussidi ai fossili non è una misura di natura burocratica», osserva Ermete Realacci, presidente della commissione Ambiente della Camera nella legislatura appena conclusa. «I provvedimenti da prendere dovranno seguire una direzione di marcia strategica. Anche perché alcuni toccano la carne viva dei cittadini coinvolti: cosa si scatenerebbe nel Paese, ad esempio, se venissero cancellati d’emblée i sussidi all’autotrasporto?». Questa cornice strategica dovrebbe inoltre evitare il ripetersi di operazioni dissennate come, ad esempio, «i fondi versati per decenni a sostegno delle miniere carbonifere del Sulcis: il problema sociale dei minatori c’era, ma andava affrontato incentivando semmai l’avvio di nuove attività lavorative».
Altro punto fermo: la strada dell’eliminazione dei Sad incrocia quella di una riforma del fisco di segno green, come prevede la succitata delega fiscale al governo, rimasta anch’essa disattesa, «anche se le misure prese nel settore edile, come il credito d’imposta per le ristrutturazioni, l’ecobonus per gli interventi di efficientamento energetico e il sisma bonus costituiscono, nella sostanza, una manovra di abbattimento fiscale mirato a un certo tipo di edilizia» puntualizza Realacci. «E a mio parere sono anche la più importante misura anticiclica realizzata: nel solo 2016 ha mosso 28 miliardi di investimenti e ha prodotto 420mila posti di lavoro, in un settore che rispetto ai livelli pre-2008 ha perso 500-600mila occupati». Inoltre, con la legge di bilancio approvata a dicembre «gli incentivi per interventi di risparmio energetico e installazione di fotovoltaico associati a quelli per la sicurezza antisismica sono stati elevati all’85% dell’investimento, soglia che non ha eguali nel mondo – sottolinea – E su mia iniziativa per il verde urbano di nuova piantumazione su terrazze e in giardini condominiali abbiamo introdotto il credito d’imposta del 36%».
Come arrivare però a una riforma organica che premi la green economy e aumenti il carico fiscale sulle produzioni inquinanti? «Occorre il consenso», premette Realacci. In altre parole, dobbiamo costruire una prospettiva economica e politica, oggi più possibile che in passato, in cui provvedimenti come la manovra sulla riqualificazione in edilizia e la sicurezza antisimica facciano parte di una realtà in cui la gente vive più volentieri e ha a disposizione più posti di lavoro».

Silvia Zamboni
Silvia Zamboni. laureata in filosofia. è giornalista esperta in sostenibilità ambientale. transizione energetica low carbon. economia circolare. agricoltura biologica. sharing economy. Collabora con varie testate e Radio 3 Rai www.silviazamboni.it

Articoli correlati

Fusione dei ghiacci a ritmi record, dal ’94 persi 28 trilioni di tonnellate

Il primo studio effettuato con dati satellitari da un gruppo di ricerca dell'Università di Leeds conferma che il fenomeno è ormai in linea con gli scenari più preoccupanti previsti dagli esperti

Il biometano al centro della campagna Unfakenews contro le bufale ambientali

Prosegue l'impegno di Legambiente e Nuova Ecologia per fare chiarezza su temi ostacolati dall'opinione pubblica. Questo mese il biocombustibile a km0

Biometano, ecco le risposte che cerchi

È al centro della campagna Unfakenews di Legambiente e Nuova Ecologia contro le bufale ambientali. Non c'è spazio per i dubbi

Seguici sui nostri Social

16,645FansLike
21,231FollowersFollow
0SubscribersSubscribe

Gli ultimi articoli

Il biometano al centro della campagna Unfakenews contro le bufale ambientali

Prosegue l'impegno di Legambiente e Nuova Ecologia per fare chiarezza su temi ostacolati dall'opinione pubblica. Questo mese il biocombustibile a km0

Biometano, ecco le risposte che cerchi

È al centro della campagna Unfakenews di Legambiente e Nuova Ecologia contro le bufale ambientali. Non c'è spazio per i dubbi

Emilia-Romagna a biogas, una regione circolare

Transizione verso le rinnovabili, ottimizzazione della differenziata e riduzione degli spandimenti fuori legge. Sono i vantaggi degli impianti a biometano

Life Delfi, cresce la rete di soccorso dei mammiferi marini in difficoltà

Nel primo anno di attività il progetto europeo ha permesso di formare e attivare i futuri rescue team che interverranno in mare o sulle coste per salvare cetacei spiaggiati o rimasti impigliati nelle reti da pesca

“Il primo follower” per una rivoluzione ambientale

Un libro-manuale per ecologisti, che verrà stampato grazie a crowdfunding. Quattro livelli di azione, di crescente difficoltà, che ciascuno di noi può applicare immediatamente