Un ponte criticato da tempo

Il ponte Morandi ha subito negli anni imponenti lavori di manutenzione straordinaria, tra cui la sostituzione dei cavi di sospensione a cavallo della fine anni ’80 primi anni ’90

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“Il Viadotto Morandi ha presentato fin da subito diversi aspetti problematici, oltre l’aumento dei costi di costruzione preventivati”. Questa l’opinione dell’ingegner Antonio Brencich, professore associato di Costruzioni in cemento armato all’Università di Genova, il cui articolo pubblicato da Ingegneri.Info il 29 luglio 2016 ha fatto il giro del paese dopo il disastro del ponte Morandi. L’ingegnere rileva che l’infrastruttura subì “manutenzioni profonde con costi continui, che fanno prevedere che tra non molti anni i costi di manutenzione supereranno i costi di ricostruzione del ponte: a quel punto sarà giunto il momento di demolire il ponte e ricostruirlo”.

Il ponte ha subito negli anni imponenti lavori di manutenzione straordinaria, tra cui la sostituzione dei cavi di sospensione a cavallo della fine anni ’80 primi anni ’90, con nuovi cavi affiancati agli stralli originari.

Il problema, secondo altri esperti, è che i tiranti sono stati costruiti in calcestruzzo e non in metallo, senza tener conto – accecati dalla fiducia nel cemento armato – del fatto che questo materiale si degrada e collassa. Le continue vibrazioni del traffico e le fessurazioni che si creano nel cemento con i decenni, espongono l’acciaio all’interno ad ossidazione.

Nel 2009 si era pensato anche ad una demolizione, ma è sempre complesso privarsi di un’infrastruttura così importante per i trasporti commerciali, i flussi turistici e dei cittadini liguri. Questa volta si dovrà fare per forza.