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Un parco sulle ceneri della Fibronit

fibronitIl sogno di un Parco della Rinascita, che sorgerà a Bari dalle ceneri tossiche della Fibronit, potrà presto diventare realtà. Martedì 18 ottobre, il Comune di Bari ha consegnato l’area alla ditta Teorema Srl, per procedere ai lavori di bonifica definitiva. «È una fabbrica che fa meno paura rispetto al passato – ha affermato Antonio Decaro, sindaco di Bari – perché è già stata realizzata la messa in sicurezza di emergenza, cospargendo vernice blu che serve ad incapsulare le fibre sui capannoni. Ma l’area non farà più paura tra due anni, quando sarà completata la demolizione». La riqualificazione della Fibronit è un’importante conquista per i cittadini del quartiere Japigia, che hanno contribuito attivamente a ottenere questo risultato. «Era il 1994 – ricorda Salvatore Valletta, geologo, presidente di Sigea Puglia e responsabile tecnico del comitato cittadino Fibronit – quando alcuni giovani studenti di geologia hanno analizzato frammenti di terreno e resti della lavorazione dell’amianto. L’area Fibronit, a ridosso del centro abitato, si è rivelata una bomba ecologica, profondamente contaminata anche nel sottosuolo».

Dagli esiti di queste prime analisi, scaturì un immediato esposto alla Procura della Repubblica. «Un’azione – precisa Valletta – che trovava pieno sostegno nella legge 257/92, emanata due anni prima dell’esposto e che imponeva lo stop alla produzione dell’amianto e un urgente avvio delle operazioni di bonifica». Nel 1995, la fondazione ufficiale del Comitato Fibronit, che ha mantenuto viva l’attenzione sull’inquinamento e sui danni alla salute derivanti dall’attività della fabbrica. «Si è dibattuto molto su quale fosse l’intervento di riqualificazione più appropriato – racconta ancora Salvatore Valletta – si è anche pensato di edificare sull’area Fibronit, abbattendo i manufatti e rimuovendo le polveri di amianto. Ma questo tipo di intervento avrebbe aumentato la dispersione di fibre killer nell’aria e, dunque, avrebbe causato ancora più vittime». Nel 2004, il Comitato ha scritto a Michele Emiliano, allora sindaco di Bari e al Ministero dell’Ambiente. L’anno successivo, il Comune deliberò l’inedificabilità dell’area. L’intervento individuato dalla ditta Teorema prevede l’incapsulamento delle fibre di amianto: i capannoni saranno demoliti sotto grandi cupole in pvc, che eviteranno la dispersione di polveri nell’ambiente. Le macerie (e quindi anche le fibre di amianto) saranno intrappolate in grossi blocchi di calcestruzzo; un sistema di raccolta dell’acqua piovana renderà maggiormente impermeabili queste capsule. «È una tecnica approvata dal ministero dell’Ambiente – conclude Valletta – che ha scongiurato ulteriori rischi per l’ambiente e garantito maggiori sicurezze sanitarie per i cittadini».

La Regione Puglia, attraverso l’assessore ai lavori pubblici Giovanni Giannini, ha manifestato il massimo impegno per reperire i fondi necessari a realizzare il Parco della Rinascita: un progetto di fattibilità stima una spesa di circa 10 milioni di euro. Un’area di questo parco sarà dedicata a Maria Maugeri, ex assessore comunale all’Ambiente recentemente scomparsa.

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