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Un orango nel motore

immagine di un orango con una "pistola" puntata contro

Ogni giorno venticinque oranghi muoiono a causa della deforestazione e dell’espansione delle piantagioni di palma da olio che soppiantano le foreste pluviali, habitat naturale degli orango. Oggi questi straordinari primati, che vivono nelle foreste del Borneo, fra Malesia e Indonesia, rischiano l’estinzione perché non hanno più di che nutrirsi e se si avvicinano ai frutti delle palme vengono uccisi. A lanciare l’allarme è una colazione di associazioni ambientaliste europee, fra le quali anche Legambiente, che ha promosso #NotInMyTank, una campagna pensata per accendere i riflettori sull’olio di palma, usato anche per i biocarburanti. Per informare e sensibilizzare i cittadini e i decisori politici su questo tema. E per chiedere all’Unione Europea la messa al bando di questo olio vegetale dai motori diesel e lo stop ai sussidi per questa pratica. Una battaglia che in Europa può essere vinta.

La nuova legge europea sull’energia verde (direttiva 2018/844), approvata lo scorso maggio dall’Europarlamento dopo i difficili negoziati impone alle compagnie petrolifere l’obbligo di dichiarare la presenza di olio di palma e fissa un limite massimo di sussidi ai biocarburanti prodotti dalle colture alimentari. La legge richiede che le colture “ad alto rischio” di deforestazione vengano eliminate entro il 2030. Ma la parola finale spetta alla Commissione, che deve emanare un regolamento d’attuazione entro il primo trimestre del 2019, prima delle elezioni europee, per poi poter essere approvato entro la fine dell’anno.

Per questo la coalizione delle associazioni ambientaliste – di Belgio (Fédération inter-environnement Wallonie), Francia (Amis de la Terre e Canopeé), Germania (Deutsche umwelthilfe e Nabu), Italia (Legambiente), Portogallo (Zero), Spagna (Ecologistas en acción), Svezia (Società svedese per la conservazione della natura) e Paesi Bassi (Milieudefensie, Friends of the Earth Paesi Bassi) – invita tutti a firmare la petizione “Basta all’olio di palma nel motore” per proteggere gli orango, le foreste e le sue comunità indigene da questa minaccia e sollecitare l’Unione Europea. La campagna è supportata dalla piattaforma europea SumOfUs (sumofus.org), inoltre in questi mesi la colazione di ong organizzerà una serie di iniziative pubbliche in diverse città europee per convincere i responsabili politici ad agire.

L’Italia, secondo gli ultimi dati diffusi, è il secondo maggior produttore di biodiesel da olio di palma di tutta Europa. Nel 2017, insieme a Spagna e Paesi Bassi, ha raffinato l’83% dell’olio di palma dell’Ue, un olio vegetale responsabile della deforestazione delle foreste equatoriali e della riduzione di biodiversità. Secondo un recente sondaggio Ipsos, l’87% degli italiani non sa di mettere questa materia prima nei propri serbatoi quando va a fare rifornimento. E così, se negli ultimi anni l’uso dell’olio di palma negli alimenti e nelle sostanze chimiche sta diminuendo grazie alla pressione dei consumatori, quello usato per il biodiesel è invece quadruplicato. Senza contare che l’Unione Europea prevede dei sussidi su questa pratica e definisce questi carburanti green, anche se di sostenibile e verde hanno ben poco.

Per questo Legambiente, nell’ambito della campagna europea #NotInMyTank, sta promuovendo in tutta la Penisola #SavePongo, rinnovando l’invito a firmare la petizione, come spiega lo stesso direttore generale dell’associazione Giorgio Zampetti: «Aderendo alla campagna europea vogliamo far conoscere il paradosso, cioè che attraverso una misura nata in favore dell’ambiente si è arrivati a distruggere foreste per alimentare veicoli diesel. Con #SavePongo daremo voce alla maggioranza degli italiani che, ancor più di tanti europei, non lo vogliono. Già oggi si possono produrre biocarburanti avanzati per sostituire l’olio di palma, riciclando scarti in un’ottica di economia circolare, come l’olio di frittura che già oggi costituisce una valida e competitiva alternativa – conclude Zampetti – Per il futuro ci auguriamo che sia necessario lavorare anche su una riduzione drastica dei veicoli alimentati con combustibili fossili e che sia possibile liberare le città anche dai veicoli diesel, come ha già deciso Milano a partire dal 2025». Legambiente lancia, infine, un appello al governo, e in particolare al ministro dell’Ambiente Sergio Costa e a quello per lo Sviluppo economico Luigi Di Maio, affinché si preveda una drastica riduzione delle importazioni di olio di palma per usi energetici nel prossimo Piano nazionale clima ed energia e si sostenga, insieme ai rappresentanti italiani nel Parlamento europeo, l’abbandono dei biocarburanti e biocombustibili alimentari. Perché meno olio di palma vuol dire più foreste. Più vita.

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