Un “mostro sacro” nel dibattito ecologista

Il suo resta come un fulgido esempio di pensiero trasversale che ci riporta all’accezione più autentica dell’ambientalismo scientifico, cara in primis a Marcello Cini. Quella che si basa sul dialogo fra ambiti complementari

Ho passato svariati pomeriggi a casa di Giuliano Cannata per progettare gli approfondimenti che a più riprese sono usciti, qualche anno fa, sulla Nuova Ecologia. Avevo la sincera impressione che la rivista per lui rappresentasse qualcosa di prezioso, un’opportunità fra le ultime forse (e credo che lui ne fosse consapevole) per dialogare con il mondo al quale sentiva di appartenere. Per questo, forse, mi sono dedicato con tanta attenzione alle proposte, non sempre facili, non sempre immediatamente spendibili sul piano giornalistico, che ci faceva pervenire: perché Giuliano Cannata era un “mostro sacro”, fuori e dentro Legambiente, nel dibattito ecologista e mi sembrava un inestimabile confronto quello al quale potevamo accedere. Ma anche perché percepivo il suo disperato bisogno di comunicare, di mettere in campo le convinzioni che aveva maturato attraverso le sue rigorose (e dissenzienti) analisi demografiche per ottenere risposte a molti interrogativi che andavano oltre gli argomenti prototipici dell’ambientalismo, compreso quello sul limite delle risorse.

C’era una dimensione esistenziale che evidentemente stava coltivando, una domanda sul sé che riemerge anche nei libri cui aveva dedicato gli anni conclusivi della sua ricerca (da parte nostra sottolineiamo la pregevole prefazione di Andrea Camilleri nel Dizionario dell’estinzione, Nda press, 2012) integrando voci e terreni diversi, dalle scienze sociali alla psicanalisi, dalle politiche economiche all’epistemologia. Per questo il suo resta come un fulgido esempio di pensiero trasversale che ci riporta all’accezione più autentica dell’ambientalismo scientifico, cara in primis a Marcello Cini, quella che si basa sul dialogo fra ambiti complementari per mettere in discussione il paradigma e andare verso una verità socialmente responsabile. Il mio però vuole essere soltanto un omaggio alla memoria di Giuliano Cannata, un ringraziamento alla persona che mi aveva accolto e spiegato con pazienza tanti concetti estranei alla mia formazione, con i modi signorili che tutti gli riconoscono e tanta generosità d’animo. Per fortuna questo mio ringraziamento gliel’avevo esplicitato in vita, durante una bella telefonata più o meno un anno fa che aveva gratificato entrambi: è stata come una stretta di mano, la fine di uno scambio che ricorderò come una delle mie più preziose esperienze con La Nuova Ecologia.