Un mondo troppo piccolo

Fra geolocalizzatori e alta velocità, perdersi o scoprire un nuovo angolo di pianeta è diventata un’opzione remota. Sulle tracce di Stefano Scanu, alla ricerca dei “luoghi fuori posto”

Trekking

Il mondo è in disordine e la colpa non è solo dei politici e degli industriali. Senza che questo possa essere uno sgravio di responsabilità per nessuno, il mondo cerca da sempre, e da sempre tende a perdere, un suo ordine. Stefano Scanu – scrittore, poeta e viaggiatore – ha raccolto in Il disordine del mondo. Piccolo atlante dei luoghi fuori posto (Ediciclo) il suo viavai fra mete apparentemente solite, comuni o meno, che nascondono il brivido di una distrazione dalle attese. Ecco allora rimpicciolirsi le mappe e in questo piccolo saggio-racconto il mondo può diventare poco meno di cento pagine.
«Improvvisamente il mondo mi sembra così piccolo – dice Stefano Scanu – È come se la massiccia diffusione dei geolocalizzatori e l’alta velocità dei nuovi trasporti lo avessero privato di spazio e del suo aspetto misterioso. Perdersi da qualche parte, o scoprire casualmente un nuovo angolo di pianeta, è diventata ormai un’opzione remota». C’è dietro l’assunto di partenza di questo viaggio di Scanu un pensiero politico, nel senso più ampio della parola. Una scelta resistente che non si accontenta di essere racconto di viaggio ma visione delle cose. Così Mont Saint Michel – il caso più comune di questo repertorio di luoghi trasformati da qualcosa: qui dalle maree che lo fanno rimanere in bilico fra l’essere penisola o isola, per cui si può arrivare in auto ma essere costretti a tornare in barca – si alterna a piccole chiese inglobate in hall di alberghi come accade ad Atene, a una bomba che ad Aleppo, anziché distruggere, crea un’insolita piscina cittadina in cui i ragazzi finiscono per tuffarsi dimentichi dell’origine di quel buco. E poi ancora una vecchia cabina telefonica che ogni sabato viene riconvertita in spogliatoio da un mercante ambulante, e molti altri ancora.
«Alcuni luoghi hanno cominciato a opporsi – riprende l’autore – neanche avessero una volontà propria, e i luoghi hanno iniziato a comportarsi in modo strano: contendendosi gli spazi, spostandosi, alternandosi e spesso accavallandosi tra loro». La produzione di senso e non senso “geografico”, in barba a chi questa materia voleva toglierla dalle classi, obbliga a diverse riconsiderazioni. «La Terra – riprende Scanu – non sembra più quel pianeta placido e stabile ma un posto decisamente più disordinato e riottoso, che pare non gradire il nostro tentativo di fissarlo con mappe e segnaletica». Ne fanno le spese anche urbanistica e numerazioni stradarie che sembrano refusi.
La cosa difficile non è solo incontrarli questi luoghi ma catalogarli, perché appena girato l’angolo quelli sono già andati altrove o si sono trasformati in altro, e l’autore di questa curiosa velleità campionatoria non si fa sfuggire l’occasione di cercare di rimettere un po’ le cose a posto. Anche se alcune cose a posto non torneranno mai, come i fenicotteri a Milano di Villa Invernizzi, uno dei disordini di tipo naturalistico registrati nel catalogo dell’autore. “Vicino alla siepe – scrive Scanu nel suo libro – il verso si fa più forte, poi a tratti smette e si sente solo l’eco di un gorgheggio e di batter d’ali. E se non bastasse tutto il verde del rampicante e dell’erba, dalla rete ogni tanto si intravede anche un po’ di rosa pallido ma solo per un attimo, poi si sposta più in là. Oltre la recinzione blindata della villa si nasconde un giardino lussureggiante con tanto di stagno, alberelli e un filare di fenicotteri beatamente in bilico su una zampa sola come se non fossimo a Milano ma in un’oasi sahariana senza il deserto intorno”. La storia naturalistica, non solo quella italiana, ha delle sue sorprendenti aporie, che in questo caso si perdono in un tentativo purtroppo riuscito di allevamento. Certo non tutte le catalogazioni sono possibili, non rimane così che raccontarli. Questo fa Scanu, con grazia e ironia. l