Un mare per tutti

Stabilimenti e Comuni che gestiscono le spiagge libere hanno un compito per nulla semplice: offrire servizi di qualità, tutelando la salute e l’ambiente. Ma non mancano esempi virtuosi / Leggi Vacanze speciali, l'estate italiana del 2020 dal mensile di luglio-agosto

L'immagine di uno stabilimento balneare

 

Dal mensile di luglio-agosto – Oltre 5.400 chilometri di acque balneabili classificati in stato “eccellente” nell’ultimo rapporto del Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente, con picchi di limpidezza che arrivano a sfiorare il 100 per cento in Sardegna e Puglia. È lo specchio di un patrimonio naturalistico immenso che quest’anno, però, a causa dell’emergenza Covid-19 rischia di rimanere nei sogni di molti turisti, italiani e stranieri. Eppure non tutto è perduto e, nonostante le sensibili limitazioni, anche per questa stagione potremo goderci il nostro mare. A stabilire le “regole del gioco” è stato a inizio giugno l’Istituto superiore di sanità confermando, per prima cosa, che i bagni si possono fare. Studi attendibili hanno stabilito che il virus Sars-Cov-2 in acqua si diluisce, scaricando così tutta la sua capacità infettiva. Sia in acqua che in spiaggia resta comunque l’obbligo del distanziamento di un metro dalle persone che non si conoscono. E sotto l’ombrellone occorre sempre avere a portata di mano una mascherina da usare per gli spostamenti. Rimangono inoltre vietati gli assembramenti, compresi feste e concerti. 

Stabilimenti alla prova
 Gli occhi saranno puntati in particolare sugli stabilimenti, 8.002 secondo le stime del 2019 della Camera di commercio di Milano. Ogni giorno, all’ingresso, i gestori devono misurare la temperatura a ospiti e personale, garantire la fornitura di disinfettanti per l’igiene delle mani e dotare i propri dipendenti di dispositivi di sicurezza personale da utilizzare in caso di contatti ravvicinati con i bagnanti. Al lido si può accedere solo con una prenotazione per fasce orarie, da effettuare anche online. È obbligatorio tenere un elenco delle presenze per almeno 14 giorni in modo da ricostruire la “catena dei contatti” in caso di clienti od operatori risultati positivi al virus. Uno dei terreni più critici riguarda la sanificazione. Superfici, aree comuni, arredi delle cabine, attrezzature (sedie, sdraio, lettini, galleggianti e natanti) e servizi igienici, devono essere puliti con cadenza almeno giornaliera, ma senza abusare, come sottolinea l’Iss, di prodotti biocidi perché potrebbero disperdersi nella sabbia o finire negli scarichi. «Il sistema balneare è partito in ritardo per via dell’incertezza sulle regole da seguire per il Covid-19 – spiega Alex Giuzio, caporedattore della rivista Mondo Balneare – Sul distanziamento tra gli ombrelloni, fissato a livello nazionale in dieci metri quadri, alcune Regioni come l’Emilia-Romagna hanno potuto fare di più portandolo a 12 metri, con Rimini che addirittura si è spinta fino a 18. Per altre che invece hanno spiagge piccole e strette, come la Liguria, ciò ha significato il dimezzamento degli stabilimenti». Ben più incerta è la gestione degli afflussi nelle spiagge libere, dove il compito di applicare e far rispettare le regole per il distanziamento sociale (con gli ombrelloni lontani 10 metri come per gli stabilimenti) e per la sanificazione di attrezzature e aree comuni è affidato ai sindaci e agli enti locali competenti. Un’impresa affatto semplice e di fronte alla quale alcuni Comuni, specie in Campania, hanno deciso di tirarsi indietro sbarrando l’accesso alle spiagge libere e privando così del “diritto al mare” migliaia di cittadini. Qualcosa di buono e innovativo, comunque, in giro si vede. Tante località, ad esempio, hanno sviluppato delle applicazioni per la prenotazione degli accessi alle spiagge. Con app come “Click to beach”, attiva nell’affollatissima riviera romagnola, i bagnanti potranno verificare dal proprio smartphone o tablet la disponibilità di spazio per piazzare asciugamano e ombrellone e di posti auto, evitando così sovraffollamenti. 

Rispetto e tutela 
Godere delle bellezze delle nostre coste in modo più equilibrato è possibile. E anche su questa opportunità Legambiente sta esplorando per prima nuovi percorsi di sostenibilità con uno studio che, su incarico del Comune di Gallipoli, ha recentemente realizzato sulla fruizione della costa del Parco naturale regionale Isola di S. Andrea litorale di Punta Pizzo in tempi di pandemia. «Oggi questo lavoro serve per gestire gli assembramenti, ma in futuro siamo convinti che sarà utile per regolare il rapporto tra numero di bagnanti e capacità ambientale della spiaggia in modo che non ci sia un eccessivo impatto antropico sulle dune e in tutti gli ambienti del Parco tutelati da specifiche direttive comunitarie – sottolinea Maurizio Manna di Legambiente – In questo modo si contribuisce a far crescere nel “fruitore” la coscienza del luogo in cui si trova». Accessibilità e sostenibilità sono i concetti chiave che stanno orientando anche il tentativo di Uni, l’Ente italiano di normazione, e Legambiente, che in collaborazione con diverse realtà del settore balneare – tra cui Unionmare Veneto, Sib-Confcommercio, Fiba Campania e Village for all – stanno stabilendo una prassi nazionale che definisca quando uno stabilimento è accessibile e sostenibile. «La valutazione viene fatta su ogni aspetto di queste strutture – spiega Paola Fagioli del settore turismo di Legambiente – dai camminamenti alle rampe d’accesso, dai servizi igienici agli spogliatoi, e poi i posti d’ombra, i sistemi di pulizia e illuminazione, il risparmio idrico, gli acquisti per la ristorazione con la scelta di prodotti biologici e locali ma anche per celiaci e intolleranti al lattosio, la qualità degli arredi. Una struttura accessibile è utile non solo per le persone con disabilità ma anche per le mamme con bambini, per le persone anziane o per quelle con intolleranze. L’obiettivo è che la prassi su cui stiamo lavorando si tramuti in una norma Uni-Iso». 

Bagnanti consapevoli
 Tra gli obiettivi di tutte queste buone pratiche c’è la consapevolezza del bagnante affinché diventi un alleato nella tutela delle nostre coste. Come le quindici località marine insignite delle cinque vele nella Guida Blu 2020 di Legambiente e Touring Club Italiano. Sul podio sono saliti il comprensorio sardo di Baunei, il Comune di Castiglion della Pescaia e il Comune di Domus de Maria sempre in Sardegna. Luoghi “attrezzati” per trascorrere una vacanza attenta all’ambiente, all’insegna di natura e acqua pulita, ma anche di eccellenze enogastronomiche e luoghi d’arte. Luoghi da godersi con un pizzico di attenzione e senso di responsabilità in più in questa estate “straordinaria”. E ricordarla, nel 2021, come la bella stagione da cui ognuno ha imparato qualcosa. 

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