martedì 1 Dicembre 2020

Un laboratorio di convivenza

Parco di San Rossore - Pisa

Antonia ha un passato che vuole dimenticare con tutte le sue forze, un passato di soprusi e detenzione. Da tre anni ha cominciato una nuova vita, iniziata con il salto da quel camion che correva in autostrada verso il mattatoio. A raccogliere la sua voglia di vivere è stata una scatola di cartone, che due ragazze di una squadra di rugby femminile in sosta all’autogrill hanno utilizzato per accogliere la gallina e portarla ai volontari di un santuario nel parco di San Rossore, in provincia di Pisa. Quel santuario si chiama “Ippoasi”, è nato nel 2010 e accoglie oggi un centinaio di animali cosiddetti “da reddito”, sottratti a situazioni di sfruttamento e vessazione.
Tutto è nato, lo dice il nome stesso, dai cavalli. «La ricerca di una relazione sempre più rispettosa con i cavalli di un centro ippico ha portato i due fondatori a chiudere una sezione per trasformarla in un rifugio, dirigendo poi le proprie attenzioni sui problemi che coinvolgevano anche altri animali – racconta Susanna Panini del collettivo responsabile di “Ippoasi” – Cominciarono così ad arrivare mucche, maiali, asini, capre, pecore, galline, anatre, tutti attualmente abitanti del rifugio». Come Peppa, suino ibrido da allevamento, la cui coda amputata lascia poco spazio all’immaginazione. O la pecora Ettore, arrivato quando era ancora un agnello di poche settimane, e la mucca Lilith, sfruttata per la produzione di latte fino al sequestro. Non c’è nessuno, insomma, senza un trascorso intenso, toccante e molto eloquente. Oltre al collettivo che gestisce le attività del rifugio, Susanna spiega che “Ippoasi” ospita anche volontari provenienti da tutto il mondo, che possono soffermarsi per giorni o settimane e partecipare a tutte le attività, dall’accoglienza dei gruppi di visitatori e delle scolaresche all’organizzazione degli eventi, fino al lavoro con gli animali. «Proprio mentre rispondo alle tue domande – dice Susanna – stiamo condividendo le attività quotidiane con Haru, che arriva dalla Corea del Sud, Garyck, californiano, e Pierluigi, un volontario storico di Bologna. I lavori sono moltissimi e gli impegni richiedono costanti energie. Per ogni volontario è prevista una formazione e un avvicinamento graduale agli animali».
Grazie alle visite guidate durante ogni weekend, ai numerosi eventi benefit e ai laboratori didattici con istituti scolastici di ogni grado, “Ippoasi” accoglie ogni anno migliaia di visitatori. La struttura è raggiungibile anche con i mezzi pubblici e attorno a essa si snoda un percorso pedonale immerso nella natura, percorribile liberamente ogni giorno. «L’esperienza della visita guidata non è improntata sul contatto fisico a tutti i costi – conclude Susanna – quanto piuttosto sull’osservazione reciproca, sulla conoscenza diretta attraverso le storie individuali di ogni rifugiato e sul godersi la pace di un luogo come questo». Ed è una precisazione importante, perché non si tratta di una fattoria o di un ospizio, ma di un luogo sicuro dove le barriere di specie non esistono. Un vero e proprio «laboratorio di convivenza».

Francesco Panié
Giornalista ambientale. per La Nuova Ecologia cura inchieste e approfondimenti su globalizzazione. inquinamento. clima. agricoltura e beni comuni. twitter @francesco.panie

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