Ue: smog, entro lunedì bisogna presentare le nuove misure

Per adesso nessun deferimento per l’Italia alla Corte europea. Il commissario Vella: “Non escludiamo di continuare il dialogo”. Legambiente: “I dati, come una cartina di tornasole, continuano a dirci che quanto fatto fino ad ora non basta”
ICONA recensioniLa denuncia del rapporto Mal’aria 2017 di Legambiente

foto di traffico veicolare

“Per adesso non abbiamo alcun deferimento” alla Corte Ue per lo smog, “anche se nel nostro Paese molti lo speravano”. Così il ministro dell’ambiente Gianluca Galletti dopo l’incontro convocato dal commissario Vella. Ora “dipenderà da come la Commissione valuterà il materiale”, ma per l’Italia è una “continuazione del dialogo” che “fino a oggi ha evitato il deferimento”, con “il lavoro fatto che ha dato risultati nel miglioramento della qualità dell’aria, con sforamenti ridotti dal 2000 di più del 70%”.

“I tempi” indicati dal commissario Ue Vella dopo l’incontro sulla qualità dell’aria
“sono fino a lunedì per mandare tutta la documentazione che c’è, ma noi è una cosa che abbiamo già fatto”.

“Non possiamo continuare a rinviare, non ci sono nuove scadenze” perché gli stati membri si mettano in regola con la qualità dell’aria. Così il commissario Vella dopo la riunione con i Paesi che sforano i limiti Ue. “Se i Paesi hanno nuove misure da metter sul tavolo devono farlo al più tardi entro lunedì”, in quanto “non escludiamo di continuare il dialogo” ma, ha avvertito, “la sola cosa che tratterrà la Commissione da andare in Corte Ue è che quanto i Paesi mettono sul tavolo permetta di raggiungere i target senza ritardi”. 

Giorgio Zampetti responsabile scientifico di Legambiente ha commentato così: “Anche noi ci auguriamo che l’Europa decida di non proseguire con le sanzioni nei confronti del nostro Paese, evitando così di incorrere nell’ennesima multa per mancato rispetto delle normative europee sull’ambiente. Per evitarle, e soprattutto per garantire ai cittadini il diritto di respirare aria sana, occorre però ridurre drasticamente le concentrazioni di inquinanti nell’aria ed evidentemente quanto fatto fino ad ora non basta.  Nel 2017 ben 39 città hanno superato il valore limite per il pm10, e in cinque città si sono superati i 100 giorni di sforamento del valore limite giornaliero, rispetto alla soglia dei 35 stabilita dalla legge. Nel 2016 erano 33, e nessuna superava i 100 giorni di sforamento. Solo questi dati per dire che quel netto miglioramento nella qualità dell’aria delle città italiane non si è ancora avuto e ancora oggi i nostri centri urbani continuano a registrare i valori più alti d’Europa. Come ci ricorda anche l’OMS nei suoi rapporti”.

Per Legambiente anche  le misure messe in campo, sono  frammentarie, seguono più una logica di emergenza con interventi puntuali piuttosto che una vera trasformazione delle città. “Dal 2014 (anno di avvio della procedura d’infrazione) ad oggi – continua Zampetti – ci saremmo aspettati, come abbiamo più volte chiesto, investimenti seri per incrementare gli utenti del trasporto pendolare, con l’obiettivo di raddoppiarne il numero da qui al 2030,  una cura del ferro nelle città e un forte incremento del trasporto pubblico; una trasformazione delle città in favore della mobilità ciclo pedonale e delle aree verdi; incentivi e risorse per la riqualificazione del costruito e un miglioramento dell’efficienza energetica a partire dalle abitazioni, misure diffuse per ridurre le emissioni dalle attività produttive come quelle industriali, portuali o dall’agricoltura intensiva ,che nell’area padana  contribuisce in maniera importante all’inquinamento. Tutti segnali che non sono arrivati e che non compaiono nemmeno nei recenti accordi stipulati dal ministero con le Regioni. Al contrario continuiamo ad assistere alle solite misure emergenziali e puntuali, come divieti ad alcune categorie di auto ad entrare nelle città, blocchi del traffico o incentivi alla rottamazione delle auto più vecchie e inquinanti, che le città fino ad ora hanno applicato a macchia di leopardo, con un’efficacia scarsa, se non addirittura nulla. Sono i dati che continuano a dirci, come una cartina di tornasole, che quanto fatto fino ad ora non basta e a spingerci a chiedere una volta per tutte di affrontare il tema in maniera strutturale e a lungo termine, a prescindere da quella che sarà la decisione della Commissione europea”.

Nel 2017 la Commissione europea aveva messo in guardia cinque dei Paesi presenti all’incontro – Italia, Francia, Spagna, Germania e Regno Unito – riguardo a un imminente provvedimento della Corte Europea contro le ripetute violazioni degli standard comunitari sulla qualità dell’aria, in vigore dal 2010. Anche Repubblica Ceca, Romania, Ungheria e Slovacchia sono stati convocati oggi a Bruxelles, a causa del mancato rispetto delle leggi europee sulla qualità dell’aria. L’Italia, unico Paese insieme alla Francia, è sotto procedura d’infrazione sia per le concentrazioni di particolato che per quelle di biossido di azoto.