L’Ue è corresponsabile della deforestazione in Brasile

Le strette relazioni commerciali fra Unione europea e Brasile rendono il vecchio continente complice delle violazioni ambientali e dei diritti umani di cui Bolsonaro è responsabile

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L’Unione europea è complice del Brasile nella deforestazione dell’Amazzonia. E’ l’accusa di due organizzazioni internazionali impegnate nella difesa delle foreste e dei popoli indigeni.

Oggi il 45% del Brasile rurale è di  proprietà di meno dell’1% dei proprietari terrieri. È come se il paese fosse tornato ai tempi coloniali. Il settore agricolo e agroalimentare è responsabile del 23% del PIL brasiliano, e ha contribuito a portare il presidente Jair Bolsonaro al potere durante le recenti elezioni nazionali.

A poche ore dall’assunzione della carica, Bolsonaro ha iniziato ad mettere in atto una serie di misure per minare la salvaguardia ambientale del paese. Con un ordine esecutivo ha trasferito la responsabilità di definire i confini dei territori indigeni dalla fondazione indiana nazionale, il FUNAI, al Ministero dell’Agricoltura, avocando al governo una funzione di competenza di un organo più indipendente.

Una raffica di annunci e misure arrivate a breve distanza ha portato avanti un’agenda che rispecchia gli interessi del settore agroindustriale ed erode la forza negoziale di coloro che ostacolano la distruzione delle preziose foreste pluviali e delle savane brasiliane.

Nel primo mese della presidenza Bolsonaro, la deforestazione in Amazzonia è  aumentata del 54% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente. Ma non è soltanto una responsabilità interna: c’è un enorme flusso commerciale di beni agricoli che contribuisce a causare violazioni dei diritti umani e land grabbing. Un flusso che porta dritto all’Europa. I paesi dell’UE messi insieme sono infatti la principale fonte di investimenti diretti esteri del Brasile e l’UE è il secondo partner commerciale del paese, con il 18,3% degli scambi commerciali.

L’industria della soia e della carne di manzo sono le principali responsabili degli abusi e della deforestazione, e nel 2017 l’UE ha ottenuto per il 42% dal Brasile questi due prodotti. Inoltre, l’UE sta negoziando un accordo di libero scambio con il blocco commerciale del Mercosur, di cui il Brasile è il membro più grande e potente.

Tenuto conto di tutto ciò, l’UE si trova in una ottima posizione per esercitare pressioni finanziarie sul lato della domanda che potrebbero fungere da freno per Bolsonaro. Perché ha deciso di non farlo?