Tutte le ragioni del Forum sulle disuguaglianze e le diversità

Si è acuita la distanza fra i centri urbani e le periferie, fra le aree urbane e quelle rurali.  I poveri pagano più di tutti il degrado ambientale, in termini di salute e di perdita del diritto di accesso alla ricchezza comune, mentre il degrado peggiora là dove c’è più povertà

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Nel 2017 l’1% più ricco della popolazione mondiale si è impossessato dell’82% della ricchezza. Il dato presentato da Oxfam è solo l’ultimo eclatante conferma della escalation nell’aumento delle disuguaglianze, che perfino nel recente vertice di Davos ha suscitato più di qualche preoccupazione. La ripresa economica, infatti, sembra consolidata (+3,9% nel 2018 per l’economia mondiale) eppure nell’indagine presentata dal World Economic Forum a Davos è diffusa la preoccupazione tra gli esperti che due grandi rischi incombono sulla ripresa: i rischi di guerra, provocati da conflitti politici ed economici, e gli effetti nefasti dell’aumento delle disuguaglianze.

Se lo dicono anche a Davos, allora vuol proprio dire che non è un’invenzione di una vetero sinistra che insegue fantasmi novecenteschi … E la situazione italiana non fa eccezione.

Il Forum sulle disuguaglianze e le diversità nasce da qui, promosso dalla Fondazione Basso insieme ad altre 7 organizzazioni (Legambiente, Caritas, Action Aid, Cittadinanzattiva, Uisp, cooperativa Dedalus, Fondazione di comunità Messina) e 32 ricercatori ed esperti, vuole mettere insieme i saperi prodotti dall’associazionismo sociale ed ambientalista e quelli prodotti dalla ricerca con una prospettiva che va molto al di là di un approccio solo economico.

Un’operazione ambiziosa che punta a mettere a disposizione del grande pubblico le conoscenze sulle cause dell’esplosione delle disuguaglianze, che rendono fragile la prospettiva dello sviluppo, che vuole raccogliere le esperienze che già oggi rappresentano un antidoto e che vuole produrre proposte per i decisori, per la politica.

Ma il Forum vuole anche indagare sui tanti aspetti che nel dibattito pubblico non vengono comunemente trattati. Le disuguaglianze, ad esempio, non hanno solo effetti negativi sullo sviluppo economico, ma contribuiscono anche a diffondere un clima di rabbia e di paura, che favorisce l’infiltrazione di forme dirompenti di intolleranza e di razzismo, provocano inaspettate difficoltà nel riconoscimento del ruolo, dei valori, delle aspirazioni della persona. E ancora, quelle che a noi di Legambiente ci sfidano di più, le disuguaglianze hanno acuito la distanza fra i centri urbani e le periferie, fra le aree urbane e quelle rurali, i poveri pagano più di tutti il degrado ambientale, in termini di salute e di perdita del diritto di accesso alla ricchezza comune, mentre il degrado peggiora là dove c’è più povertà. E così, oggi, la rapida e forte riduzione delle disuguaglianze ha molto a che vedere con la coesione sociale, con i diritti, con la possibilità materiale di godere dei beni comuni, con la riqualificazione ambientale con il diritto di godere della bellezza, che ha molto a che fare con la qualità della vita e con la felicità. Tutti aspetti che ci obbligano a declinare in modo diverso dal Novecento il tema della giustizia sociale.

Insomma si sta costruendo un luogo in grado di produrre e promuovere proposte per l’azione pubblica che favoriscano la realizzazione dell’articolo 3 della Costituzione Italiana, che investe la Repubblica del compito di rimuovere gli ostacoli che limitano la libertà e l’uguaglianza dei cittadini.

info www.forumdisuguaglianzediversita.org