Tutela dell’Adriatico: l’appello di 17 ong

Da  Adriatic recovery project al Centro studi cetacei, da Legambiente a Marevivo. L’obiettivo è la tutela degli ecosistemi marini vulnerabili attraverso l’istituzione di aree di restrizione alla pesca

foto di una rete da pesca in mare

Un appello lanciato da 17 organizzazioni, in rappresentanza di migliaia di cittadini, a Italia, Croazia, Slovenia e alla Commissione europea. L’obiettivo è la tutela degli ecosistemi marini vulnerabili e delle zone di ripopolamento e accrescimento degli stock ittici nell’Adriatico meridionale attraverso l’istituzione di aree di restrizione alla pesca.

L’Adriatico meridionale – spiegano le associazioni, tra cui Adriatic recovery project, l’Associazione italiana direttori e funionari aree protette, il Centro studi cetacei, Legambiente, Marevivo, MedReAct, Oceana – “ospita comunità di coralli bianchi e aggregazioni imponenti di spugne nelle acque profonde. In questa zona si trovano anche habitat importanti per le balene di Cuvier e grandi presenze di altra megafauna come la manta gigante, stenelle e tartarughe. L’Adriatico meridionale è anche caratterizzato da zooplankton di mare aperto, noto anche come krill, e habitat di profondità con un’elevata ricchezza di invertebrati marini. Nel versante sud-occidentale si trovano siti caratterizzati da comunità di coralli profondi collegate a quelle di Santa Maria di Leuca, nel mar Jonio. La Fossa dell’Adriatico meridionale ospita importanti habitat per stock ittici commerciali sovrastruttati in Adriatico”.

Secondo l’organizzazione MedReAct “l’Adriatico ha sofferto per decenni di un prelievo sconsiderato della sue risorse, alcune delle quali rischiano il collasso. La tutela di ecosistemi vulnerabili marini e delle zone di riproduzione e accrescimento di stock può contribuire al loro recupero e alla sostenibilità della stessa pesca oggi fortemente in crisi”.