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Turismo di ritorno, una risorsa per l’Italia

Il boom del turismo di ritorno

La promozione del turismo di ritorno è tra gli obiettivi del ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali e del Turismo. Lo scorso 30 settembre, il ministro Gian Marco Centinaio, ed il suo omologo argentino, il sottosegretario Gustavo Santos, hanno siglato un protocollo di intesa, al margine dell’inaugurazione ufficiale del padiglione italiano, alla Fiera internazionale del turismo (Fit), in corso a Buenos Aires. L’accordo punta a favorire l’interscambio turistico tra le famiglie dei migranti che mantengono una relazione culturale e parentale nell’altro paese e prevede anche il coinvolgimento delle rispettive compagnie di bandiera, Alitalia ed Aerolineas Argentinas. “Si tratta di un’ idea nata insieme a Santos durante la mia precedente visita a Buenos Aires in occasione del G20”, ha spiegato il ministro Centinaio. “Da parte nostra cercheremo di far sì che gli argentini di origine italiana vengano in Italia a conoscere le loro tradizioni, la loro storia, da dove sono partiti”, ha aggiunto Centinaio, che ha chiarito che l’iniziativa si inserisce all’interno del più ampio obiettivo di “destagionalizzazione del turismo”. Non solo, “il fatto che l’emigrazione verso l’Argentina abbia avuto origine soprattutto da zone rurali, di provincia, permetterà di portare il turismo internazionale in aree del nostro paese generalmente escluse dai circuiti principali dei tour operator”, ha concluso il ministro.
Un turismo allora che può contribuire alla valorizzazione delle aree interne e che secondo l’Enit è in continua crescita. Gli studi condotti negli ultimi anni sul fenomeno dell’emigrazione nazionale, ritengono che il turismo delle origini sia un business che può portare sul territorio nazionale 80 milioni di visitatori perché, secondo le stime, gli oriundi italiani che vivono all’estero dovrebbero aggirarsi tra i 60 e gli 80 milioni. Guardando alle statistiche sui flussi turistici verso l’Italia da parte di quei Paesi di lungo raggio che sono stati storicamente meta di emigrati italiani, si nota che l’Italia è al primo posto tra i Paesi appartenenti all’area Schengen per pernottamenti in generale provenienti dall’area extraeuropea e, in particolare, da tutta l’area Centro e Sud America (5,6 milioni), dal Canada, dagli Stati Uniti e dal Brasile.
Riguardo all’Argentina, al primo posto per numero di oriundi italiani (coloro che hanno radici italiane costituiscono quasi il 50% della popolazione), le presenze verso l’Italia, nel 2017 si sono più che duplicate rispetto al 2012 (+111,2%), in aumento anche la spesa, pari a 458 milioni di euro nel 2017, (+142,6% sul 2012).
Ma cosa cerca il viaggiatore alla ricerca delle proprie radici? In primo luogo itinerari costruiti sulla storia dei luoghi e delle persone, ma anche altri elementi distintivi della destinazione: natura, cultura ed enogastronomia. Predilige i piccoli borghi e in generale luoghi lontani dal turismo di massa.
Secondo Gianni Bastianelli, direttore esecutivo di ENIT: “Gli italiani residenti all’estero rappresentano un flusso di visitatori diffuso sul territorio, lontano dal turismo di massa, e omogeneamente distribuito lungo il corso dell’anno. Non è inoltre da dimenticare che il turismo di ritorno si traduce spesso in una fonte di possibili investimenti nei paesi di origine, e in una modalità per ripopolare borghi con numeri ormai residuali di abitanti. È necessario proseguire il lavoro di promozione integrata assieme alle Regioni in grado di abbracciare i diversi segmenti del made in Italy come cucina, design cinema, lingua, musica arte e sport”.
Una nuova e grande opportunità per i territori e per gli operatori che sapranno intercettare e soddisfare le esigenze delle domanda, attraverso azione ed offerte mirate.

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