Tuberi resistenti

L’azienda Romagnoli, insieme a Legambiente e all’Università della Tuscia, ha sperimentato cinque varietà di patate che tengono lontani i parassiti. Senza impiegare fitofarmaci

Patate Innovazione e sostenibilità in una patata. La sperimentazione condotta in Emilia Romagna dall’azienda Romagnoli con il dipartimento per l’Innovazione nei sistemi biologici, agroalimentari e forestali dell’Università degli studi della Tuscia, e in sinergia con Legambiente, ha portato alla coltivazione per la prima volta in Italia di patate resistenti ai parassiti che necessitano di un ridotto impiego di fitofarmaci e generano dunque una minore produzione di residui chimici nell’ambiente.
«Il successo di questa sperimentazione è un importante riconoscimento del nostro impegno in ricerca e innovazione per la nuova generazione varietale di patate – sottolinea Giulio Romagnoli, amministratore delegato di Romagnoli F.lli spa – Qualità, produttività, gusto e versatilità di impiego, nel pieno rispetto dell’ambiente, sono gli obiettivi di questo progetto, che con grande soddisfazione abbiamo portato avanti con Legambiente e l’Università degli studi della Tuscia e che confidiamo possa produrre risultati di sempre maggior successo e sempre più condivisi».  
Levante, Twister, Twinner, Carolus, Alouette: sono queste le nuove varietà di patate protagoniste della sperimentazione e risultate in grado di resistere alla peronospora, la principale malattia che colpisce patate e pomodori. Stando ai risultati resi noti dall’azienda, si tratta di una svolta epocale: se per proteggere le varietà di patate tradizionali possono servire fino a sette trattamenti fitosanitari, le varietà protagoniste della sperimentazione non hanno richiesto interventi. Ciò si traduce in un’evidente drastica riduzione dell’impatto sull’ambiente. Il che vuol dire che le patate naturalmente sostenibili, oltre a essere prive di ogm, avere ottime caratteristiche organolettiche e una buona resa produttiva, rappresentano una importante spinta non solo per il settore di riferimento ma, molto più in generale, per la coltivazione biologica e tradizionale.
«La patata è afflitta da una serie di fitopatie e da infestazioni di insetti nocivi, per combatterli viene attualmente impiegato un numero rilevante di pesticidi – spiega Gabriele Chilosi, professore associato dell’Università degli studi della Tuscia presso il dipartimento per l’Innovazione nei sistemi biologici, agroalimentari e forestali – La sperimentazione condotta in collaborazione con la Romagnoli F.lli spa e Legambiente ha fornito un importante tassello nella strategia complessiva tendente all’abbattimento parziale o totale dell’uso dei pesticidi nella pataticoltura. La tolleranza di natura genetica nei confronti della peronospora saggiata in questa stagione, associata allo sviluppo di modelli previsionali territoriali e all’adozione di fungicidi di origine naturale, potrà permettere di ridurre al minimo il numero dei trattamenti e la loro pericolosità». Con benefici per l’ambiente, per gli agricoltori e per i consumatori.