Trump apre all’estrazione di petrolio, gas e carbone nella National monument Land

Giovedì ha finalizzato i piani per consentire l’estrazione e la perforazione di idrocarburi su quasi 400mila ettari di terra nello Utah meridionale che una volta erano area protetta. Un terribile passo indietro rispetto alle precedenti amministrazioni

Utah

L’amministrazione Trump giovedì ha finalizzato i piani per consentire l’estrazione e la perforazione di idrocarburi su quasi 400mila ettari di terra nello Utah meridionale che una volta erano stati protetti come parte di un importante “National monument”, letteralmente monumento nazionale. Negli Usa, il “national monument” è un’area protetta che è simile ad un parco nazionale ma può essere creata da qualsiasi terra di proprietà o controllata dal governo federale mediante proclamazione del Presidente degli Stati Uniti. Quello di Trump quindi è stato un terribile passo indietro rispetto alle precedenti amministrazioni, in particolare Clinton e Obama.

Il rilascio da parte del Dipartimento degli Interni di un progetto formale di uso del suolo per circa 348.828 ettari di terra consentirà alle compagnie petrolifere, del gas e del carbone di completare il processo legale per il noleggio di miniere e pozzi su terreni che un tempo erano stati parte dello Utah Grand Staircase-Escalante National Monument, istituito dal presidente Bill Clinton.

Nel dicembre 2017, il presidente Trump ha dimezzato la superficie dell’area protetta con l’obiettivo di aprire i terreni alla perforazione e lo sviluppo. Allo stesso tempo, ha rimosso circa 400mila ettari da un’altra area protetta nello Utah, Bears Ears, istituita nel 2016 dal presidente Obama. Insieme, le mosse sono state il più grande passo indietro nella protezione delle terre pubbliche nella storia degli Stati Uniti.