Troppo brutto da vendere: così ragiona l’Europa dello spreco alimentare

Mentre 800 milioni di persone nel continente africano soffrono la fame, i regolamenti europei definiscono la qualità in base a criteri opinabili, standardizzando sempre più i prodotti e generando un mostruoso spreco alimentare

spreco alimentare

Uno studio dell’Università di Edimburgo tratteggia l’Europa dello spreco alimentare. Oltre un terzo della frutta e verdura coltivata nel vecchio continente non riesce mai ad arrivare sugli scaffali perché troppo ‘brutta’, di forma o dimensioni sbagliate secondo gli standard dei supermercati.

Si tratta di circa 50 milioni di tonnellate l’anno di prodotti agricoli scartati perché troppo brutti per essere venduti. Mentre 800 milioni di persone nel solo continente africano soffrono la fame, i regolamenti europei definiscono la qualità in base al calibro e ad altri criteri arbitrari, standardizzando sempre più i prodotti e tagliando fuori dal consumo tonnellate di cibo perfettamente commestibile ma meno “presentabile”.

Secondo il rapporto, infatti, “l’utilizzo di canoni estetici per la classificazione e l’accettazione del cibo per la vendita e il consumo è edificato all’interno degli standard e delle regole dell’Unione Europea”. I prodotti che escono dagli standard “vengono persi nella catena distributiva, senza mai arrivare al supermercato e in alcuni casi senza nemmeno mai lasciare il campo dove sono stati prodotti”.

La ricerca non punta il dito solo contro lo scandalo dello spreco del cibo, ma anche sull’impatto ambientale che ne deriva: il cambiamento climatico collegato alla coltivazione del cibo che poi finisce sprecato è pari alle emissioni di 400 mila auto.

Nike