Trivelle, scontro per le autorizzazioni nel Mar Ionio

Il via libera del Mise alle ricerche di petrolio innesca polemiche tra maggioranza e opposizioni e all’interno del governo. La replica del ministro dell’Ambiente Costa: “Mai firmato autorizzazioni” ICONA recensioni Coordinamento No Triv: “Il governo poteva fermare le trivellazioni” ICONA recensioni Ciafani, presidente di Legambiente: “Nessun governo ha mosso paglia” ICONA recensioni Marevivo: “non esporre ecosistemi a pericoli e rischi”

L'immagine di attivisti che espongono uno striscione con scritto "stop trivelle"

Ultimo aggiornamento il 7 gennaio alle 22:00

“Non entro nel merito giuridico della revoca in autotutela, quello che dice il ministro giuridicamente non fa una grinza. Il problema è di capire in questi mesi, da marzo, da quando il governo si è insediato, cosa ha fatto contro le trivelle? Al di là di depositare disegni di legge, non ha fatto nulla”. Lo dice all’Adnkronos Francesco Tarantini, presidente di Legambiente Puglia, a proposito dei permessi concessi dal ministero dello Sviluppo Economico per tre ricerche di idrocarburi nel Mar Jonio con la tecnica dell’air gun, due in una zona prospicente Leuca, nel leccese, e la terza in Calabria.

“Nella legge di bilancio non hanno neanche tolto gli incentivi all’uso delle fonti fossili”, rileva con rammarico. “Se un governo vuole cambiare dà un segnale che non c’è stato. Non si possono dare le responsabilità solo a un funzionario. Capisco che alcuni procedimenti si dovevano chiudere e sono stati ereditati. Ma cosa hanno fatto in questi nove mesi? Qual è il segnale di cambiamento e di cambio di rotta che hanno dato?”, si chiede ancora Tarantini.

“Alla fine la battaglia ideale contro le trivelle tanto sbandierata l’hanno portata avanti? Quando c’erano quelli di prima sembrava che la legge dovesse essere fatta in due secondi, adesso invece tutto tace. Servono ora il Piano delle aree, serve bloccare le opere entro le 12 miglia”.

Tarantini fa poi notare che “quelli che hanno rilasciato sono permessi di ricerca, una fase successiva al permesso di prospezione. Questo significa che si è già vagliata l’area, si è trovato qualcosa”. La ricerca si fa in una zona più piccola rispetto alla prospezione che invece riguarda macroaree. “Siamo quindi in una fase intermedia – insiste – alla quale segue l’istanza di coltivazione, che è l’ultima fase e cioè il permesso ad installare la piattaforma”. Entrambe, sia la prospezione geologica che la ricerca utilizzano la tecnica, molto contestata e ritenuta pericolosa per la fauna marina, dell’air gun. “Siamo in una fase avanzata – spiega – in cui siamo prossimi alla coltivazione”. Tarantini accoglie l’invito del presidente della Regione Puglia Michele Emiliano a ricostituire i comitati contro le trivelle. “Noi ci stiamo, siamo sempre stati nei comitati”, spiega. “Come Legambiente abbiamo convocato le associazioni, i comitati e i neo parlamentari il 15 marzo del 2018 – ricorda – con l’impegno da parte dei neoparlamentari pugliesi di portare avanti il disegno di legge sull’air gun e sul Piano delle aree. Il 30 marzo ci fu l’approvazione del Piano delle Aree da parte della Regione Puglia. Però ad oggi – continua – non si è mosso niente. Passato il santo, passata la festa. C’è la corsa a fare gli annunci ogni volta che viene rilasciato un permesso ma la politica deve dare delle risposte, non può ciurlare nel manico. A marzo avevamo chiesto ai parlamentari pugliesi di attivarsi sui disegni di legge per vietare la tecnica dell’air gun e per ripristinare il Piano delle aree, per fare in modo che si fermi la corsa insensata all’oro nero. Non ci sembra che vi siano state delle risposte fino a ieri. Già dopo il referendum si disse che 14 milioni di voti non sarebbero stati buttati a mare. Ci aspettiamo di più da un governo che tra i suoi cavalli di battaglia aveva la lotta alle piattaforme petrolifere”, conclude Tarantini.

Ultimo aggiornamento il 7 gennaio alle 17:30

I comitati di cittadini contro le trivelle hanno respinto l’invito del ministro dell’Ambiente, Sergio Costa, a un confronto dopo l’ok del Ministero dello Sviluppo economico a tre permessi di ricerca di idrocarburi nel Mar Ionio.

“Abbiamo molto apprezzato il Suo invito per discutere della questione delle trivelle in Italia e, nonostante i pochi giorni a disposizione, eravamo pronti al confronto su problemi che seguiamo ogni giorno da diversi anni”, hanno scritto in una lettera aperta al ministro Costa il Coordinamento nazionale No Triv, Ambiente e Salute nel Piceno, Stazione Ornitologica Abruzzese onlus, Trivelle Zero Molise, Trivelle Zero Marche, Mediterraneo No Triv, Coordinamento No Triv Taranto, Italia Nostra Salerno, Nuovo Senso Civico Onlus, Rete Autonoma Sibaritide e Pollino per l’Autotutela.

Dopo la diffusione della notizia dei tre permessi di esplorazione, le associazioni “hanno concordato di non partecipare, per ora, a questo confronto, anche per dare la possibilità di una verifica preliminare anche con il MISE e con le relative strutture tecniche dei due ministeri, su una serie di questioni non secondarie. Un chiarimento – come quello, ad esempio, sulle revisioni delle VIA già rilasciate, sull’ineluttabilità, a nostro avviso infondata, della conclusione di alcuni procedimenti e anche sui provvedimenti annunciati in queste ore (diniego di istanze; emendamento nel DL semplificazioni) – che sgombrerebbe intanto il campo da equivoci che non aiuterebbero un confronto in questo momento”.

Una fotografia del ministro dell'Ambiente Sergio Costa
Il ministro dell’Ambiente Sergio Costa

Aggiornamento del 7 gennaio, ore 9:40

Il via libera del ministero dello Sviluppo Economico alle trivellazioni per la ricerca del petrolio nel Mar Ionio continua a creare frizioni tra il governo e le opposizioni e all’interno della stessa maggioranza. Sulla vicenda è tornato a intervenire nelle ultime ore il ministro dell’Ambiente Sergio Costa, il quale ha annunciato di essere al lavoro con il Mise per inserire nel dl Semplificazioni una norma per lo stop a 40 permessi pendenti. “Non ho mai firmato autorizzazioni a trivellare il nostro Paese e i nostri mari e mai lo farò. Non porterò l’Italia al Medioevo”.

Ma il caso è destinato a far discutere ancora a lungo. Il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano ha invitato per il prossimo 14 gennaio a Bari le componenti del Comitato Promotore dei Referendum antitrivelle che si è svolto il 17 aprile 2016, e tutti i rappresentanti interessati delle Regioni e dei Consigli Regionali che col loro voto chiesero lo svolgimento della consultazione referendaria. Lo scopo, ha spiegato il presidente della Regione Puglia, è costruire una nuova iniziativa politica per fermare le trivellazioni nei mari italiani. “È insopportabile la bieca ipocrisia di chi, dopo aver finto di lottare al nostro fianco, appena giunto al Governo del Paese anche grazie ai tanti elettori sensibili a questo argomento, ora assume le medesime condotte dei governi precedenti che si volevano contrastare con la richiesta di referendum antitrivelle – ha dichiarato Emiliano – Tali posizioni esprimono una totale indifferenza per le questioni ambientali e per la tutela dei nostri mari e dei nostri territori senza alcuna reale prospettiva di sviluppo economico. Ma soprattutto un cinismo spietato e lobbista come già constatato dalla Puglia nei voltafaccia insopportabili sulle questioni Ilva e Tap”.

“La firma dei permessi di ricerca petrolifera con l’Air Gun tra Natale e Capodanno, dà il senso di una delusione grandissima nei confronti di avversari politici con i quali il Governo pugliese aveva lealmente collaborato su queste grandi battaglie senza esitare ad entrare in contrasto con i governi del centrosinistra”, ha concluso.