Il trasporto su strada “frena” l’accordo di Parigi

‘Crescono le emissioni dei trasporti. Ma nella proposta di Bruxelles sugli standard post 2020 per le auto prevalgono ancora gli interessi della lobby automobilistica’



I trasporti sono il maggior problema climatico che l’Europa è chiamata ad affrontare, senza ulteriori ritardi se vuole tradurre in realtà gli impegni assunti a Parigi. Secondo i dati pubblicati dall’Agenzia europea dell’ambiente (Aea), in questo settore le emissioni di CO2 sono aumentate per il terzo anno consecutivo. Oggi, con il 27%, sono la fetta più grande sul totale delle emissioni europee, in controtendenza rispetto agli altri settori. Non sorprende che con il 95% delle emissioni complessive, il principale responsabile resti il trasporto su strada, le cui emissioni continuano a crescere nonostante nel 2009 siano entrati in vigore i nuovi standard europei in materia di CO2 per auto e veicoli commerciali.

Nel 2016 le emissioni dei trasporti sono aumentate del 2,1%, rispetto all’anno precedente, un aumento pari a 18,7 milioni di tonnellate CO2 eq. Per dare un ordine di grandezza, questa cifra corrisponde alle emissioni totali di tutta l’Estonia. Un segno evidente che le politiche europee dei trasporti sono fortemente inadeguate a rispondere alla sfida climatica posta dall’accordo di Parigi. Politiche che non sono in grado di consentire un adeguato miglioramento dell’efficienza e una penetrazione delle rinnovabili capaci di mantenere il passo della crescita del trasporto di merci e passeggeri. Con differenze fra i diversi comparti per quanto riguarda l’inadeguato miglioramento dell’efficienza. Per le auto l’abuso di test autorizzativi in forte difformità rispetto alle emissioni reali su strada. Per gli automezzi pesanti l’assenza di un quadro normativo comunitario di riferimento. Per l’aviazione la delega in bianco dell’Unione Europea all’Icao, che finora non è riuscita a mettere in campo alcuna azione concreta.

Purtroppo la recente proposta della Commissione sui nuovi standard di emissione post 2020 per auto e veicoli commerciali non ha l’ambizione necessaria per essere coerente con gli obiettivi di Parigi. Ancora una volta sono prevalsi gli interessi miopi della lobby automobilistica europea, che continua a difendere le tecnologie inquinanti del passato. La palla passa ora a Consiglio e Parlamento, che nei prossimi mesi sono chiamati a trovare un accordo ambizioso su nuovi standard di emissione, in grado di premiare la parte più innovativa delle imprese automobilistiche e contribuire a vincere la sfida di Parigi.

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