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Transizione ecologica, il talk di Legambiente. La diretta testuale

Legambiente presenta le proposte per il Piano nazionale di ripresa e resilienza. L’incontro con ministri, esponenti della politica, dell’impresa, del lavoro e dell’associazionismo è l’occasione per progettare un’Italia più verde, innovativa e inclusiva, come recita il sottotitolo del dossier redatto da Legambiente con le sue proposte al Pnrr.

Il talk di Legambiente sul Pnrr

LA DIRETTA

Stefano Ciafani, presidente di Legambiente: “Questa maratona di stamattina si inserisce in una maratone di sei mesi, siamo all’ultimo km prima dell’approvazione del Pnrr. Noi continueremo a stare con il fiato sul collo del governo per fare in modo che negli ultimi 30 giorni si possa addrizzare il Piano nazionale di ripresa e resilienza sulla rotta per un’Italia più verde, innovativa e inclusiva”

Vanessa Pallucchi, vicepresidente di Legambiente: “La transizione può essere inclusiva mettendo al centro le persone e dai territori. Molta della nostra economia ed identità è fatta da legami e coesione nei territori. Dobbiamo partire per fare la transizione dalla partecipazione delle persone, poi bisogna capire da quali competenze partire per ricostruire il Paese senza lasciare qualcuno ai margini. Mi riferisco ai lavoratori che nella transizione ecologica dovranno assumere ruoli e competenze diverse. In alcune aree del Paese, la mappa del disagio sociale e del disagio ambientale coincidono perfettamente ecco perché con la transizione ecologica possiamo dare risposte in questi territori. Per esempio dobbiamo consentire anche a chi è più fragile economicamente di partecipare alla riconversione energetica e a colmare il digital divide. La centralità delle persone e dei territori nel Pnrr è la leva su cui lavorare per una transizione inclusiva”.

Claudia Fiaschi, portavoce Forum Terzo settore: “Gli investimenti per il Terzo settore sono un buon investimento per il Paese, per le comunità per costruire risposte efficaci ai cittadini e per accompagnare transizione ambientale che ha bisogno anche di un accompagnamento alla crescita culturale del Paese”.

Mara Carfagna, ministro per il Sud e la coesione territoriale: “Il Pnrr è l’occasione per costruire l’accesso dei cittadini ai diritti in maniera uguale in tutto il Paese. Diritto alla salute, l’istruzione, diritto all’ambiente. Il Sud partecipa trasversalmente a tutto il lavoro del Piano, e su questo mi sono impegnata da subito insieme agli altri colleghi per evidenziare quanta parte degli interventi riguardano il Sud. Nella missione 2 del Pnrr è destinato al Sud il 42% dei fondi all’agricoltura sostenibile, il 60% di quelli alla sperimentazione idrogeno, il 50% di quelli al trasporto pubblico, il 47% dei fondi destinati alla tutela del territorio. Stiamo definendo un grande piano di recupero delle risorse idriche del Sud con interventi mirati sulle reti. Le reti del Sud perdono il 50% dell’acqua che trasportano, quindi 300 milioni di euro di React Eu saranno assegnati a questa priorità. Nel Pnrr abbiamo dato priorità ai problemi dell’Italia interna che resiste lontano dai grandi poli dei servizi delle aree metropolitane, un’Italia più vasta di quello che di solito pensiamo. Abbiamo scelto di destinare 300 milioni di euro della missione 5 alla viabilità di queste aree del Meridione, per una mobilità 4.0 che possa essere perno per la viabilità del Sud non solo nelle aree costiere. Oltre le grandi opere è compito anche portare bellezza e natura nel quotidiano. Buona parte dello sforzo del Recovery Plan si scaricherà sulle nuove generazione e solo usando bene queste risorse faremo uno sforzo di equità tra le generazioni”.

Alessandro Bratti, direttore generale dell’Ispra, sul tema dei controlli: “Dobbiamo cercare da un lato di rilasciare autocertificazioni per alcuni impianti e poi di rendere più efficiente il controllo ex post per contrastare fenomeni criminogeni. Non tutto ciò che è innovazione è a impatto zero, quindi sono importanti i controlli ex post. Il sistema dei controlli può tutelare la società e il Paese per fare gli interventi in tempi brevi e senza rischi”.

Federico Cafiero De Raho, procuratore nazionale antimafia: “Il grande rischio è che le mafie si possono infiltrare nell’economia. In altre occasioni abbiamo parlato del traffico illecito dei rifiuti dicendo che serve la modifica di alcuni articoli del Testo Unico in materia ambientale, o dei prodotti da usare nell’agricoltura, che devono essere a norma impedendo alle mafie di intervenire. Oggi il Pnrr ci fa sperare nella protezione dell’ambiente ma tutto questo può essere sviluppato se tutti riescono a contribuire. A me piace ricordare ciò che dico agli studenti nelle scuole “trasformare i sudditi in cittadini è una grande opera che solo la scuola può fare”, una frase di Pietro Calamandrei. È un insegnamento verso tutti. Controlli, selezioni e monitoraggi oggi sono essenziali per impedire alla mafia di beneficiare dei contributi, dei finanziamenti e lo sforzo che l’Italia fa per vivere meglio. Osservando l’operatività delle mafie pochi giorni fa rilevavo come sono infiltrate nelle rinnovabili, che cercano di accaparrarsi terreni per sfruttare questa opportunità. Ancora una volta le mafie sono andate oltre le previsioni: oggi c’è il Piano di ripresa e resilienza e le mafie anni fa si erano preparate alle attività per la decrbonizzazione. I tempi della pandemia ci costringono a una maggiore attenzione e il monitoraggio che facciamo è per evitare che negli obiettivi del Pnrr vengano raccolti dalle mafie”

Maura Latini, amministratore delegato Coop Italia: “I decisori politici e chi fa impresa devono lavorare per rispondere alle aspettative delle famiglie che vogliono vedere cambiamenti sostanziali. Le aspettative verso l’Italia sono grandissime. Le filiere del cibo hanno un ruolo importante perché emettono tante emissioni e usano tante risorse idriche, la grande distribuzione può aiutare tanto le filiere produttrici. E Coop lo dimostra nel percorso di riduzione, verso l’eliminazione, dei pesticidi. Il cibo non è tutto uguale, non è una commodity, e può essere un grande player del cambiamento ma può esserlo investendo sul biologico, sull’agricoltura di precisione e sul recupero della biodiversità. Il cambiamento deve diventare sistemico ma servono indirizzi forti dal governo e una premialità diversa per diversi modi di produrre”.

Alessandra Prampolini, direttrice generale del Wwf Italia: “Nel Pnrr non vediamo tanta convinzione nel risolvere la crisi che porta alla perdita di biodiversità. Ci sono due elementi, uno più quantitativo: ci siamo battuti per assegnare alla rivoluzione verde il 37% dei fondi europei e questo è avvenuto ma nel Pnrr vediamo solo il 31% e la differenza sono tanti soldi. Poi c’è un fattore qualitativo: ci deve essere un approccio trasversale e non vediamo invece progetti significativi sulle aree protette e sui corridoi ecologici in un Paese complicato sugli assetti idrogeologici e ricco di attività, come pesca, agricoltura e turismo, legata al territorio. L’obiettivo del 40% di territorio destinato ad agricoltura biologico ci sembra idoneo al territorio italiano e chiedo ai ministri di inserire gli obiettivi per l’agricoltura nel Piano”.

Maurizio Landini, segretario generale CGIL: “Abbiamo la possibilità di far ripartire gli investimenti pubblici e privati, e questo deve generare occupazione per i giovani, le donne e il Mezzogiorno. Dobbiamo fare la riforma fiscale e del mercato del lavoro, come la riforma della Pubblica amministrazione e della Giustizia. È un’opportunità che facilmente ci ricapiterà”. Se ragioniamo di un nuovo modello sviluppo il primo punto è come rivediamo il Pniec costruito su vecchi obiettivi, realizzare entro il 2030 la riduzione delle emissioni e la neutralità climatica al 250 vuol dire rinnovabili, idrogeno verde e valutare le capacità installate. Il grosso delle imprese che operano in questo settore hanno un controllo pubblico, quindi le scelte fatte dal Paese devono andare nella direzione della transizione mentre a volte queste aziende fanno gli investimenti più innovativi all’estero. A Taranto con l’Ilva ci può essere l’avvio di un nuovo processo, ad esempio discutere di fare un grosso centro per l’idrogeno a Taranto vuol dire progettare un nuovo sistema produttivo. Va bene che si vada verso il trasporto pubblico locale con autobus elettrici o alimentati diversamente ma questi mezzi dovranno essere prodotti nel nostro Paese”.

Stefano Ciafani, presidente di Legambiente: “Ci sono anche le risorse per la giusta transizione e possiamo utilizzarle per accompagnare le riconversione di luoghi legati storicamente alle fossili. Possiamo convertire le aree chimiche verso la chimica verde, possiamo farlo avendo le idee chiare su cosa fare da subito”.

Angelo Gentili, responsabile agricoltura di Legambiente: “Stiamo facendo, insieme alla rete ‘Cambiamo agricoltura’, una mobilitazione per una Pac che vada in modo chiaro verso la transizione, che incoraggi l’agroecologia e le pratiche virtuose e scoraggiando pratiche impattanti. E poi bisogna approvare quanto prima la legge sull’agricoltura biologica. C’è bisogno che l’agroecologia sia centrale nel Pnrr ma questo nelle bozze ancora non lo vediamo”.

Rossella Muroni, vicepresidente Commissione Ambiente alla Camera: “Tutto ciò che verrà finanziato dovrà dimostrare come contribuisce agli obiettivi del taglio delle emissioni del 55% al 2030 e alla neutralità climatica al 2050. A ciò non si sfugge. Sottolineo anche io il rischio greenwashing ma su questo ci vuole un impegno maggiore del governo quando in Europa Eni e Snam fanno passare il gas necessario. Anche sulla Pac ci vuole coraggio per andare verso il futuro”.

Andrea Orlando, ministro del lavoro e delle politiche sociali: “Il recovery è un grande strumento per ridefinizione dell’equilibrio tra uomo e natura. Gran parte dei processi produttivi devono essere ripensati. Il superamento di un modello da usa e getta e il passaggio su un modello basato sul recupero è imprescindibile e servirà manodopera più qualificata per la trasformazione e bisognerà investire in ricerca. Penso che partiamo da grandi eccellenze: la nuova filiera del comparto elettrico può essere una direttrice, basti pensare al primo brevetto del riciclo delle batterie è quello del Cnr. Vanno accompagnati i nuovi settori: serve formazione continua per chi ha un impiego, e poi un intervento sulla formazione tecnica e universitaria per insegnare le nuove competenze green.

C’è un rischio di green washing politico molto forte, se la transizione ambientale è invasiva ci deve essere una ricaduta e impostazione ambientale”.

Stefano Patuanelli, ministro agricoltura: “La prima sfida si giocherà in queste settimane con la nuova Pac decisa a a livello europeo. La necessità di chiudere l’accordo sulla Pac sotto la presidenza portoghese: a Bruxelles finalmente una Pac che porta a raggiungere finalmente un valore ecologico della produzione agricola. Invece dei finanziamenti a pioggia, bisogna focalizzarsi su pochi progetti ad alto impatto ( come quello agrisolare, sostituzione delle coperture degli stabilimenti con pannelli fotovoltaici, abbondonando il fotovoltaico a terra) la razionalizzazione della logistica, diminuendo il chilometraggio medio delle merci, i contratti di filiera (che incidono in verticale sulle filiere e distribuirlo sui produttori), il passaggio dal biogas al biometano”.

Apre la sessione dedicata all’Agroecologia

Francesco Ferrante, Kyoto club: “Quello che manca sono le cose concrete: ho ascoltato i ministri che hanno detto parole condivisibili. Ma le parole c’erano tutte ma oltre le parole non ci sono i fatti. A volte si parlava dell’arroganza dei movimenti ora vorrei continuare con questo spirito. Sui temi della mobilità sostenibile misurerò il nuovo Pnrr, che entro 30 giorni dovrà essere concluso, a quanto sarà vicino alle nostre proposte. Abbiamo individuato tre assi: prima di tutto non c’era abbastanza sulla mobilità urbana e regionale per le città più vivibili, il secondo asse mancante è l’elettrificazione, 5.000 colonnine sono una cosa ridicola, il terzo asse è la sicurezza, continuano a morire migliaia di persone sulle strade“.

Giuseppe Onufrio, direttore Greenpeace: “Questo piano rischia di rimare intrappolato nelle logiche del gas e delle fossili. Bisogna sbloccare le rinnovabili e la mobilità elettrica, per non perdere una grande occasione”.

Anna Donati, portavoce di Amodo “Nel Pnrr ci sono i concetti giusti ma non le risorse adeguate. In particolare per trasporto locale in città, ferrovie regionali e locali, ciclabilità urbana e ciclovie turistiche. Puntare sulle aree interne, ripuntare sui borghi per rilanciare il Paese. Pensiamo ai 10.000 chilometri di reti ciclabili per collegare i paesi, per il turismo dolce: servono due miliardi per cambiare che si possono fare davvero, una valenza che va oltre il concetto di muoversi”.

Parla Paolo Arrigoni, Lega: “Su tutti i progetti di mobilità sostenibile bisogna garantire l’applicazione del life cycle assesment. Serve pragmatismo per poter raggiungere gli obiettivi del Pnrr.”

Edoardo Zanchini,  vicepresidente di Legambiente: “Che cosa serve al Paese e che cosa fare con le risorse del Next generation? Serve intervenire nelle città noi lo stiamo raccontando con la campagna Clean Cities in cui descriviamo la situazione tragica delle città italiane. Servono migliaia di nuovi autobus, di treni, piste ciclabili, aree pedonali diffuse, rendere possibile la sharing mobility in ogni città. Chi sta puntando in questa direzione dimostra che trasformare le città è possibile. Qual è l’opera che non vogliamo? Sicuramente il Ponte sullo stretto di Messina, davvero paradossale, dieci anni fa si dichiarava fallito. Intanto i treni al Sud non ci sono più.”

Enrico Giovannini, ministro delle Infrastrutture: “Bisognerà affrontare queste tematiche nei primi tre mesi di attività. Nel Pnrr ci sono investimenti fortissimi per favorire la multimodalità, il cold ironing per ridurre l’inquinamento delle navi in porto e molto altro. Il quadro che emergerà darà una spinta verso la transizione ecologica e Legambiente verrà coinvolta attraverso questo osservatorio di attuazione del Pnrr”.

Inizia la sessione dedicata alle Infrastrutture e alla mobilità sostenibile

Paolo Tomasi di Conou: “Per sviluppo economia circolare servono: ricerca e sviluppo di nuove tecnologie, politiche ambiziose, quadro legislativo chiaro, diffusione di cultura circolare, abbattimento di barriere.

Luca Ruini, Conai: “Al Nord sono più avanti sulla raccolta differenziata e impianti. La realizzazione di nuovi impianti di trattamento, soprattutto al Centro-Sud, è la grande sfida dei prossimi anni”

Parlano i consorzi dediti all’economia circolare: comincia il Conai il Consorzio nazionale Imballaggi, abbreviato Conai, è un consorzio privato che opera senza fini di lucro. Ad esso aderiscono circa 1.000.000 di imprese produttrici e utilizzatrici di imballaggi.

Edo Ronchi, presidente Fondazione sviluppo sostenibilie: “la visibilità e la presenza dell’economia circolare nel dibattito sul Pnrr è diminuita mentre invece la circular economy è essenziale per la neutralità climatica, lo ha ricordato la Commisione europea. L’economia circolare ha grande capacità di creare innovazione e occupazione quindi ha una filosofia affine al Green Deal, e poi l’Italia nel confronto con le altre economie europee ne esce bene anche se sta perdendo posizioni. Perché si sta perdendo attenzione e perché gli investimenti, sia pubblici che privati, ci sono ma con un trend di minore aumento di quanto non avviene in Germania e Francia. Quindi è preoccupante che non ci sia nel Pnrr la giusta attenzione all’economia circolare“.

Chiara Braga, commissione Ambiente Camera dei Deputati. Dobbiamo rafforzare la presenza degli impianti per colmare i divari insostenibili fra alcune aree del Paese. Ma serve scegliere quali impianti realizzare e finanziare, fra questi quelli che producono materia prima seconda. Accanto a questo dobbiamo diffondere la tariffazione puntuale sul territorio nazionale e contrastare le illegalità nel ciclo dei rifiuti. E’ positivo che la nostra Commissione abbia dato indicazioni chiare per accelerare il ritmo di emanazione dei decreti end of wast e per migliorare i controlli caso per caso. Faccio un appello al governo per emanare i decreti attuativi della 132 sulle agenzie ambientali”.

Giorgio Zampetti, direttore generale di Legambiente: “L’economia circolare è un pilastro della transizione ma deve essere al centro del Piano nazionale di ripresa e resilienza. In Italia abbiamo delle eccellenze uniche al mondo, per questo non dobbiamo mettere discariche nel Pnrr e dobbiamo mettere impianti di trattamento e riciclo dei rifiuti al Sud ed evitare che i rifiuti finiscano nelle mani delle ecomafie. Per fare tutto questo bisogna dare un supporto normativo alla Pubblica amministrazione e rivedere gli iter autorizzativi e procedurali, per esempio quelli degli end of wast che rende i materiali da riciclo materia prima seconda e non vengao considerati più rifiuto”.

Economia circolare al centro della terza sessione

Stefano Ciafani, presidente di Legambiente: “Bisogna moltiplicare le comunità energetiche che, insieme ai grandi impianti di rinnovabili, contribuiranno a decarbonizzare il nostro paese entro il 2040″.

Carlo Tamburi, direttore Italia Enel: “Se vogliamo raggiungere del Pniec che va aggiornato bisogna, in media per i prossimi 10 anni, stare a un livello di 7 mila megawatt di rinnovabili. Un impegno alla portata del nostro Paese. Serve sinergia e contributo di tutti i soggetti coinvolti“.

Catia Bastioli, amministratore delegato di Novamont. “La pandemia – spiega Catia Bastioli – ha acutizzato le enormi crisi degli ultimi anni, come le disuguaglianze e il sistema burocratico. Con il Pnrr le esigenze dei cittadini e dei territori devono tornare al centro. Il Pnrr deve rigenerare le risorse e il tessuto sociale per creare coesione e costruzione, i target chiave come i sistemi di monitoraggi adeguati possono garantire risultati che vanno al di là delle risorse impiegate perché in queste cose uno più uno fa più di due. Paradigma del cambio culturale necessario per il Pnrr è il riconoscimento del valore dei servizi ecosistemici a partire da quello del suolo. avere cura dei suoli è una misura di quanto saremmo in grado di prenderci cura di noi stessi. La bioeconomia è importante, vale il 10% della produzione nazionale e occupa 2 milioni di persone e può essere uno strumento potentissimo nelle strategie europee del Green Deal e per il Pnrr italiano. Tre sono i progetti sistemici che possono essere di bioeconomia circolare con interconnessioni regionali”. In sintesi: cibo e biomasse; sviluppo di infrastrutture per ciclo chiuso del carbonio; connessione dell’acqua agricola con lo storage delle energie rinnovabili non programmabili.

Elly Schlein, vicepresidente regione Emilia Romagna, illustra gli obiettivi del piano regionale sulla riforestazione e il patto per il lavoro e per il clima. “Siamo convinti – dice Schlein – che la migliore strategia per la transizione ecologica non possa funzionare se calata dall’alto senza condivisione. Abbiamo come obiettivo il passaggio al 100% di rinnovabili al 2035, costruire nuovi 1.000 chilometri di ciclabili, nuove reti ferroviarie elettrificate, interventi per il dissesto idrogeologico e non solo”.

Si apre la sessione dedicata alla lotta alla crisi climatica

Roberto Cingolani, ministro della Transizione ecologica concorda con il presidente di Legambiente Ciafani. “Stiamo lavorando – dice il ministro – sull’organizzazione del ministero ma stiamo rivedendo anche il Pniec ai nuovi obiettivi europei. Scriveremo sul Recovery Plan che stiamo aggiornando anche il Pniec. Sulle semplificazioni mi baso su dati che mi preoccupano: siamo riusciti a installare negli ultimi anni solo il 10% di quello che era previsto. Siamo d’accordo che i ritardi siano patologici ma per il Recovery Plan un ritardo è suicida. Qui le semplificazioni sono di varia natura, a partire dai permessi. Poi ci sono problemi per gli acquisti con il codice appalti quindi sarebbe opportuno approfittare di questa situazione per fare cambiamenti che siano strutturali. Per le contestazioni territoriali ci vuole un patto fra tutti i soggetti e bisogna dare dei tempi certi. Credo che bisogna spiegare bene ai cittadini il nesso fra installare qualcosa e la decarbonizzazione, quindi serve un’opera di disseminazione e divulgazione”.

Stefano Ciafani propone al ministro della Transizione ecologica tre cose sintetiche. Uno: rivedere il Piano nazionale energia e clima dati i nuovi e più ambiziosi obiettivi europei. Due: per rispettare i target europei bisogna semplificare gli iter autorizzativi. Tre: bisogna affrontare il tema delle contestazioni territoriali, non solo dei cittadini ma anche di alcune istituzioni.

Maurizio Molinari, direttore di Repubblica, elenca i temi della ridefinizione del sistema economico sociale. Non ci sono dubbi – dice – che al cuore di ciò ci sono anche i grandi cambiamenti delle tecnologie digitali. Oggi siamo di fronte allo stessa situazione della rivoluzione industriale, bisogna proteggere e reinventare il lavoro in questa cornice per fronteggiare i cambiamenti climatici e riprogettare il lavoro come le città. Queste riprogettazioni devono essere il volano per il nuovo lavoro, che va reinventato”.

Lavinia Iovino, portavoce Fridays for Future Italia lancia un monito su come l’uso dei termini può portare fuori strada o a perdere tempo. “Il fatto – dice Lavinia Iovino – che non si parli mai di ‘crisi’ climatica e si parli di cambiamento climatico o di ambiente ci fa capire che la crisi non è stata mai prioritaria. Non c’è la concezione che c’è un problema serio, con la crisi pandemica c’è stato e non con quella climatica. Per questo le promesse ad oggi sembrano false perché non si riconosce il problema. Noi abbiamo già le risorse se volessimo per affrontare la crisi climatica e invece stiamo perdendo tempo. Per questo diciamo ‘basta false promesse‘”.

Luigi Di Maio, ministro degli esteri: “L’Italia quest’anno ha la fortuna di guidare due importanti appuntamenti, il G20 e la Cop sui cambiamenti climatici in partnership con il Regno Unito. L’ambiente non conosce confini e richiede collaborazioni fra generazioni”.

Ermete Realacci, presidente Fondazione Symbola, ricorda l’elemento di avventura che deve avere la transizione ecologica e quanto siano importante in questo processo i giovani dei Fridays for Future. Perché “senza giovani non c’è avventura”. Realacci segnala quanti fondi di investimento si stiano spostando sul green, a partire da Blackrock. La convenienza lo dimostra il fatto che nonostante Trump abbia promosso l’uso del carbone, durante gli anni della sua amministrazione l’utilizzo di questa fonte fossile negli Usa si è dimezzata. L’Europa, con Next Generation Eu e con i fondi ordinari, si è mossa bene e prima verso la transizione green. I primati dell’Italia, non solo nell’economia circolare, dicono che il nostro Paese può fare molto per la transizione, anche economica.

Luigi Di Maio, ministro degli Esteri, nella seconda parte del suo intervento ricorda gli obiettivi del Pnrr e annuncia il prolungamento del Superbonus del 110%. Misure necessarie per rendere l’economia più competitiva e rendere la il lavoro delle persone migliore.

Vincenzo Amendola lancia un monito sullo storico pessimo recepimento dell’Italia delle risorse italiane. C’è l’intenzione di rendere la Pubblica amministrazione protagonista della realizzazione dei progetti del Recovery plan. “Vogliamo essere – dice Amendola – campioni nella transizione ecologica per tirare il multilateralismo e un’alleanza green a livello mondiale perché il debito ecologico è una delle priorità delle classi dirigenti”.

Giuseppe De Bellis, direttore SkyTg24, ricorda i tempi ormai stretti per l’approvazione entro il 30 aprile del Pnrr.

Vincenzo Amendola, sottosegretario di Stato alla presidenza del Consiglio, rivendica la scelta dell’Europa di essere guida globale alla transizione ecologica, energetica ed ecologica. E aggiunge: “Per raggiungere gli obiettivi climatici servono procedure più snelle. Per fare idrogeno verde e grandi operazioni sul dissesto idrogeologico, sulla forestazione urbana ed altri temi abbiamo bisogno di procedure più rapide”

Il ministro degli Esteri Luigi Di Maio interviene a “La nostra Italia” con un contributo video. Di Maio ricorda il prossimo trentennale della Conferenza di Rio e il merito delle giovani generazioni nel ricordare l’urgenza del contrastare i cambiamenti climatici, tema ormai al centro di ogni incontro della diplomazia internazionale.

Stefano Ciafani, presidente di Legambiente, presenta le proposte dell’associazione per il Piano nazionale di ripresa e resilienza: un dossier di 100 pagine frutto di un lavoro di sei mesi.

Parte la prima sessione dedicata al Next Generation Eu

Buongiorno, la diretta comincia con i saluti del moderatore, Enrico Fontana, Stefano Ciafani, presidente di Legambiente e Giuseppe De Bellis, direttore di SkyTg24

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Nata nel 1979. è la voce storica dell'informazione ambientale in Italia. Vedi qui la voce sulla Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/La_Nuova_Ecologia

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