venerdì, Ottobre 30, 2020

Torino, blitz di Casapound contro il coro dei migranti

Ieri sera a Nichelino, comune dell’hinterland torinese, alcuni esponenti di Casapound hanno provato a interrompere l’esecuzione di “Bella Ciao” cantata dal Coromoro, un coro composto da rifugiati. Ma un gruppo di attivisti antifascisti si è opposto alla contestazione e il coro ha potuto concludere il brano. Rilanciamo la storia del Coromoro, pubblicata sul numero di gennaio de La Nuova Ecologia

Pelle scura, ritmo africano, canti piemontesi. Fija mia pijlu pà, figlia mia non sposartelo, intonano i sette migranti del Coro Moro. Cantano e mimano il senso delle parole come se facessero parte della loro tradizione, dei loro canti di bambini. Cento i concerti in due anni, compreso l’evento conclusivo di Expo 2015 e un disco appena uscito finanziato grazie a un crowdfunding.

I “maestri” sono Luca Baraldo e Laura Castelli, due cinquantenni da sempre impegnati nel sociale. Il gruppo si è formato nel novembre 2014 attorno al negozio dedicato al baratto che gestiscono a Pessinetto, nelle Valli di Lanzo: un luogo di scambio di oggetti e cultura, dove la coppia ha cominciato a insegnare italiano ai migranti proprio a partire dalla musica. I ragazzi hanno fra i 20 e i 30 anni e provengono da Mali, Senegal, Gambia, Nigeria e Costa d’Avorio. Due di loro, però, non hanno ottenuto il permesso di soggiorno: «Qualche mese fa, dopo un concerto, i carabinieri ci hanno cercati in hotel per consegnare a uno dei ragazzi il foglio di via – raccontano Laura e Luca – In piena notte siamo andati in caserma ma dalla prefettura non è arrivato. Siamo dovuti scendere a Torino il giorno successivo per ritirarlo, come se servisse a qualcosa». Dal momento della consegna i ragazzi hanno quindici giorni per lasciare l’Italia, ma senza documenti non possono, neanche volendo. Se fermati in altri paesi europei verrebbero rimandati nel nostro. Ovviamente è impossibile anche acquistare un biglietto aereo per tornare in Africa, o tentare di andare più lontano. «Ci piacerebbe creare uno spettacolo itinerante in Italia ed esibirci in Senegal – spiega Baraldo – Forse ci riusciremo ottenendo i passaporti e chiedendo un permesso di soggiorno lavorativo». Nonostante la fama e il messaggio positivo che il coro incarna, una vera integrazione è ancora lontana: «Nelle Valli di Lanzo i migranti sono circa trecento, ma c’è ancora molta diffidenza. Il percorso che stiamo facendo è interessante, se però non si ottengono risultati né sette documenti per i nostri ragazzi, a che cosa serve?».

Bubacar ha 21 anni ed è in Val Chisone da più di due, da quando ha lasciato la Guinea Bissau. È un musicista anche lui e sta lavorando al suo primo disco: «Mi piace l’Italia e mi piacciono gli italiani – conferma sorridente – Mi trovo bene. Certo ci sono difficoltà, persone che prima sembrano amiche e poi non lo sono. Però voglio fare musica e la voglio fare qui». È uno dei migranti ospitati grazie al progetto Accogliere e farsi accogliere della Diaconia valdese, che gestisce oltre cento posti di accoglienza nelle valli Chisone e Pellice, sempre in Piemonte. Il progetto coinvolge giovani volontari italiani con il compito di organizzare momenti di svago e di integrazione. Bubacar non ha ottenuto lo status di rifugiato. Per aiutarlo sono state raccolte cinquecento firme, anche con l’aiuto del Coro Moro. Il suo avvocato le ha inserite nel ricorso d’appello insieme a una relazione che racconta tutto l’impegno di “Buba” e il segno che ha lasciato nella comunità locale. «Ho partecipato a molte attività. Sono andato a scuola perché mi hanno detto che era importante. Ma senza documenti non posso neanche ritirare il diploma di terza media che ho preso in questi anni e nemmeno iscrivermi a un corso professionale. Ho perso tempo e non ha senso perché il tempo non aspetta nessuno».

Anche Legambiente sta ragionando sul tema dell’integrazione: «In collaborazione con Dislivelli – annuncia Vanda Bonardo, responsabile nazionale Alpi per l’associazione ambientalista – c’è l’intenzione di avviare una raccolta di buone pratiche per valorizzare le forme di accoglienza, che non sono un problema ma una risorsa».

Sara Perrohttps://www.lanuovaecologia.it
Vive in una piccola località della Provincia di Torino. inizia a scrivere a 18 anni per un mensile ed un settimanale locali con cui collabora tuttora. Terza al concorso giornalistico “Oltre le righe” di Legambiente edizione 2013. collabora con il giornale “La Nuova Ecologia”. Ha conseguito il master AGI di giornalismo investigativo. Laureata con una tesi in giornalismo e storia delle donne e di genere. è appassionata di temi al femminile

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