Tmb Salario, ecco la bocciatura dell’Arpa

L’impianto produce rifiuti che presentano ancora caratteristiche di "putrescibilità". Ma non è l'unico dato / IL PDF RELAZIONE ARPA TMB SALARIO / Caudo: "Tmb Salario, situazione insostenibile" / La video-intervista a Caudo: "Il Tmb Salario è un'emergenza ambientale che deve essere affrontata a livello nazionale"

Ecco una stralcio delle conclusioni della relazione dell’Arpa sul Tmb Salario.

“(…) Pertanto, sulla base di quanto sopra, emerge che:

  1. rispetto alla produzione prevista dall’autorizzazione dalle MTD di settore e dal Piano di gestione rifiuti (in quantità pari al 15-20 %) del rifiuto atteso e biologicamente stabile avente le caratteristiche della FOS, vi sono evidenze che l’impianto produce rifiuti che presentano ancora caratteristiche di putrescibilità e che pertanto non possono essere identificati dal Gestore quale frazione organica stabilizzata (FOS). Si rileva altresì che il citato rifiuto derivante dal trattamento aerobico è stato prodotto in quantità pari al 16 % nel 2016 e al 15,2 % nel 2017;
  2. rispetto alla produzione prevista dall’autorizzazione, dalle MTD di settore e dal Piano di gestione rifiuti in quantità pari al 35 % di combustibile derivato da rifiuti, l’impianto ne ha prodotto una quantità inferiore, pari al 22,4% nell’anno 2016 e al 19,6% nell’anno 2017, originando al contempo una notevole quantità di scarto primario, in quantità pari al 21,7% nell’anno 2016 e al 25,6% nell’anno 2017 (ovvero nel 2017 una produzione addirittura maggiore rispetto al CDR stesso), destinato per la maggior parte a smaltimento (anno 2017: 70% a smaltimento / 30 % a recupero, circa);
  3. rispetto alla produzione prevista dall’autorizzazione e dalle MTD di settore (in quantità pari al 10- 20 %) dello scarto di raffinazione atteso biologicamente stabile e costituito prevalentemente da plastiche e inerti, l’impianto risulta in condizioni di produrre un rifiuto non stabilizzato con caratteristiche potenzialmente difformi da quelle Si rileva altresì che il citato rifiuto costituito dallo scarto derivante dal processo di raffinazione è stato prodotto in quantità pari al 23,9 % nell’anno 2016 e al 27,8 % nell’anno 2017;
  4. i citati flussi con le criticità sopra evidenziate, al netto del CDR e dei metalli ottenuti, sono risultati pari al 61,7 % nell’anno 2016 e al 68,6 % nell’anno

Rispetto altresì alle attività di stoccaggio si rileva quanto segue:

  1. lo stoccaggio dei rifiuti in ingresso da inviare a trattamento interno presso l’impianto avviene nella stessa area di accettazione dei rifiuti da gestiti per la successiva trasferenza presso terzi, mentre le MTD applicabili al caso in esame non prevedono la possibilità di svolgere un’attività di trasferenza presso le medesime aree dedicate all’attività di stoccaggio e invio a trattamento meccanico biologico;
 
   

 

  1. le attività di controllo effettuate hanno evidenziato la saturazione dell’area di stoccaggio iniziale dei rifiuti e dell’ulteriore area funzionale all’alimentazione del trattamento, con formazione di cumuli di rifiuti con altezze in parte superiori alla quota del piano di scarico. Quanto sopra determina:
    1. il non regolare svolgimento delle procedure di scarico dei mezzi conferenti presso l’impianto, con conseguente formazione di file dei mezzi in attesa di poter scaricare;
    2. la limitazione degli spazi per la manovra dei mezzi destinati sia ad alimentare le linee di trattamento, sia allo svolgimento delle attività legate alla trasferenza dei rifiuti;
    3. l’invio a trattamento o a trasferenza dei rifiuti situati sulla porzione sommitale dei citati cumuli, causando una soggiacenza prolungata degli strati inferiori degli stessi, che risultano maggiormente soggetti all’instaurarsi di condizioni fermentative e putrefattive responsabili del rilascio di emissioni odorigene moleste;
    4. il non regolare svolgimento delle ordinarie attività manutentive;
  2. le citate condizioni comportano necessariamente la possibilità che si generino maggiori emissioni di polveri e odori molesti all’atto dell’apertura dei portelloni delle stazioni di scarico dei rifiuti in ingresso e dei portelloni laterali dai quali entrano ed escono i mezzi per il carico dei rifiuti in trasferenza. Quindi dette emissioni aumentano sia per la notevole quantità di rifiuti presenti, sia per l’aumento dei tempi di stoccaggio nella fossa di scarico e nelle aree di stoccaggio, nonché per i ridotti spazi di manovra che non consentono la rapida entrata ed uscita dei mezzi di trasporto e la conseguente rapida chiusura dei portelloni laterali;
  3. le attività di stoccaggio dei rifiuti prodotti dalle attività di trattamento prima del loro conferimento presso terzi non risultano adeguatamente rappresentate; tale aspetto risulta particolarmente rilevante nei casi in cui, come nel presente, gli scarti prodotti non abbiano subito una adeguata degradazione della sostanza organica e presentino elevate caratteristiche di putrescibilità, e in quanto tali costituiscano fonte di molestie olfattive.

Rispetto alle richiamate criticità occorre rilevare che la documentazione in atti non menziona né affronta in alcun modo nella B.18 – Relazione tecnica né nel resto della medesima le problematiche rilevate, fornendo una rappresentazione dell’impianto e del suo funzionamento che non tiene

minimamente conto di quanto emerso e comunicato in sede di controllo da parte di Arpa Lazio, come nella presente valutazione puntualmente evidenziato.Ne consegue pertanto la necessità, a parere di Arpa Lazio, che le citate criticità siano superate attraverso l’adozione di adeguate soluzioni tecnologiche e/o gestionali, sulla base delle MTD di settore, che garantiscano che l’impianto produca i rifiuti previsti dall’autorizzazione integrata ambientale, sia in termini di caratteristiche qualitative sia in termini quantitativi, e non i rifiuti attualmente prodotti e non previsti dalla medesima.

Al contempo deve essere definito, sulla base dell’assetto tecnologico e/o gestionale adottato, il quantitativo appropriato di rifiuti che l’impianto può trattare; in particolare tale valore deve essere valutato considerando la capacità di stoccaggio e quella di trattamento di tutte le sotto fasi costituenti il trattamento meccanico biologico nel suo complesso, valutazione supportata da un adeguato bilancio di massa relativo a ogni singola sotto fase, con i relativi tempi di residenza/trattamento.

La documentazione deve altresì contenere puntuali indicazioni circa le modalità di gestione in stoccaggio sia dei rifiuti in ingresso, sia di quelli prodotti dalle attività dell’impianto TMB. La gestione dei suddetti stoccaggi deve assicurare la prevenzione delle emissioni odorigene moleste e, laddove ciò non fosse possibile, la riduzione al minimo delle stesse.

In merito all’attività di trasferenza, nel ribadire che le MTD di settore applicabili al caso in oggetto non contemplano l’ipotesi che la stessa sia svolta nelle medesime aree interessate dalle attività del TMB, si sottolinea la necessità che la gestione dei rifiuti in ingresso all’impianto garantisca il rispetto dei requisiti ambientali previsti e nel presente parere richiamati.

Con particolare riferimento alla problematica delle emissioni odorigene la documentazione deve altresì fare riferimento alla Decisione della Commissione Ue 2018/1147/Ue.

 
   

 

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