“Ti curo soltanto se rinunci a migrare”

Msf denuncia che in Niger, luogo di transito per i migranti, chi cerca assistenza sanitaria deve accettare di tornare nel proprio Paese e iscriversi “volontariamente” al programma dell’Organizzazione internazionale per le migrazioni / Arrivati a Pratica di Mare 103 persone dalla Libia

immagine di migranti In Niger che caricano la propria "roba" su un camion

Migliaia di persone espulse dall’Algeria, di ritorno dalla Libia o che viaggiano verso nord per raggiungere l’Europa, si ritrovano in Niger, luogo di interscambio della migrazione in Africa occidentale. Hanno affrontato blocchi alle frontiere, espulsioni e abusi, conseguenza del sistema di gestione dei flussi migratori nella regione supportato dall’Unione Europea. Medici senza frontiere (Msf) offre loro assistenza medica a Niamey, punto di sosta all’incrocio di varie rotte.

“Quando arrivano a Niamey, i migranti hanno difficoltà ad accedere a un’assistenza medica adeguata. Troppo spesso ci sono delle condizioni cui devono sottostare per riceverla. Prima di ottenere qualsiasi tipo di aiuto, infatti, devono rinunciare al loro piano di migrazione – anche quando è motivato da situazioni di violenza e pericolo – e iscriversi volontariamente al programma dell’Oim (Organizzazione internazionale per le migrazioni, ndr) per ritornare nei loro Paesi di origine”, ha spiegato il capo missione in Niger della ong, Abdoul-Aziz O.Mohamed. Intorno ai sovraffollati centri di transito stanno spuntando piccoli accampamenti di fortuna. I migranti ci trascorrono settimane in attesa che l’Oim li registri come migranti di ritorno volontario, il che gli consentirà di ottenere assistenza medica da parte dell’organizzazione o dai suoi partner.

In un momento in cui i Paesi europei stanno facendo di tutto per ridurre il numero di richiedenti asilo, rifugiati e migranti che giungono alle loro frontiere, i programmi di rimpatrio volontario assistito stanno aumentando esponenzialmente: più di diecimila persone hanno lasciato il Niger nella prima metà del 2018. Anche quando ciò significa ignorare richieste di protezione internazionale a causa degli abusi subiti durante il viaggio, che a causa della chiusura delle frontiere e della criminalizzazione dei migranti sta diventando sempre più lungo e pericoloso.

Ogni giorno, l’équipe della clinica mobile di Msf perlustra Wadata, un quartiere di Niamey conosciuto per i molti terminal di bus e ostelli frequentati dai migranti. A chiunque sia per strada viene offerto un trattamento medico, a prescindere dallo status legale o dal luogo in cui pianificano di andare. “Nella clinica mobile sono condotte delle consultazioni. I pazienti che necessitano di maggiori cure vengono trasferiti nel nostro centro, che ha una stanza di osservazione con diversi letti. Lavoriamo anche con le strutture del ministero della Salute, dove trasferiamo i casi più urgenti e complessi”, ha spiegato Haig Nigolian, medico che lavora da mesi nel progetto. Tra maggio e novembre di quest’anno, lo staff della ong ha condotto circa 4.500 consultazioni. La maggior parte dei pazienti proviene dall’Africa occidentale e attraversa il continente per migrare. Quello che le équipe diagnosticano più di frequente sono patologie causate dalle condizioni del viaggio: dolore diffuso, disturbi gastrici, infezioni respiratorie. Alcuni pazienti portano i segni delle torture subite.

Secondo l’Organizzazione internazionale per le migrazioni, più di sessantacinquemila persone sono entrate in Niger nei primi mesi del 2018. Alcune sono arrivate attraversando la frontiera vicino al villaggio di Assamaka. Abbandonate nel deserto dalle autorità algerine, sono state costrette ad attraversare il fiume che dista molte miglia. “Assamaka ritorna spesso nel racconto delle persone – ha concluso Nigolain – La descrivono come un’esperienza straziante e traumatica. Essere abbandonati nel deserto senza cibo o acqua e vedere persone morire per strada lascia segni indelebili”.