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Tempesta Vaia, a Belluno un convegno sul futuro dei territori colpiti

Un'immagine dei danni provocati dalla tempesta Vaia

Scienziati, amministratori e tecnici si sono incontrati a Belluno l’8 febbraio per il convegno ‘La tempesta Vaia: disastro o opportunità per le foreste del Nordest?’, a tre mesi dall’evento che ha danneggiato 42.500 ettari principalmente in Trentino, Alto Adige, Veneto e Friuli. Presente Franco Manzato, sottosegretario al Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari, Forestali e del Turismo, che ha preso l’impegno di destinare fondi per la ricerca. E in sala 600 persone, a testimoniare quanto interesse ci sia nella popolazione per il futuro dei boschi e dell’economia forestale.

«Ci voleva un evento di queste dimensioni per far prendere coscienza che il nostro paese, oggi, ha più aree boscate che destinate all’agricoltura. Dobbiamo essere preparati a gestire il nostro patrimonio forestale», ha detto Marco Marchetti, presidente della Società Italiana di Selvicoltura ed Ecologia Forestale (Sisef), organizzatrice del convegno assieme all’Università di Padova e alla Fondazione Angelini.

Per la Fondazione Dolomiti Unesco è intervenuto Cesare Lasen, botanico di fama internazionale, a ricordare che l’uomo non può avere la presunzione di ripristinare i boschi com’erano. «Il valore paesaggistico, che porta con sé fattori di carattere emotivo, va distinto da quello naturalistico, che riguarda la vita delle piante e degli animali e ha dinamiche da studiare e comprendere», ha detto. Se la fase di emergenza è stata gestita al meglio, per Lasen ora c’è bisogno di progredire nel campo della pianificazione, nel rispetto delle regole ecologiche, intervenendo sito per sito, versante per versante. «Ma serve soprattutto un cambiamento profondo della società dei consumi, bisogna riconoscere che le risorse naturali sono limitate e non possiamo continuare a indebitarci ai danni delle generazioni future. I vertici internazionali sul clima o sulla biodiversità, le giornate mondiali come quella per le zone umide, danno risultati modesti, che non ci consentono di sperare nell’immediato futuro», ha concluso Lasen.

Il cambiamento climatico rappresenta una minaccia per le foreste per diverse ragioni e tra queste perché renderà più frequenti gli eventi estremi come la tempesta Vaia. Gli esperti hanno esposto le moltissime difficoltà di gestione e utilizzo del legname danneggiato: i tronchi schiantati sono sottoposti a elevate tensioni e devono essere gestiti in modo attento, sia che si intervenga con macchine sia manualmente, per non compromettere la sicurezza degli operatori. Va poi valutata l’accessibilità e la possibilità di operare in aree con pendenze anche elevate, con viabilità spesso assente o inadeguata. Nell’Agordino, per esempio, due terzi degli schianti sono in aree difficilmente accessibili.

È indispensabile, in questa fase, il coinvolgimento di imprese straniere specializzate nel recupero di legname schiantato. Se infatti nel nostro paese Vaia è stato un evento senza precedenti, nell’Europa centrale e settentrionale, negli ultimi vent’anni, frequenti tempeste hanno colpito le foreste e si è sviluppata anche una capacità di gestire le conseguenze. In Svezia, Gudrun ha danneggiato 87 milioni di metri cubi di legname nel 2005.

Nei 42.500 ettari interessati da Vaia, si calcola che ci siano 8,6 milioni di metri cubi di legname morto, in base al report del Ministero, coordinato da Sisef e pubblicato lo scorso dicembre. Una superficie simile è stata interessata da danni parziali e si stima che, complessivamente, i metri cubi di legname abbattuti siano più di 13 milioni.

«Uno degli obiettivi della pianificazione degli interventi è conservare il legno, mantenerne la qualità e il valore economico. Va dilazionato il collocamento sul mercato per evitare la svalutazione e per garantire la disponibilità nel tempo», ha affermato Maurizio Fioravanti, dell’Università di Firenze. Ma dopo Vaia non sono state messe in campo misure adeguate. Nessuno era preparato. Il mercato si è rapidamente saturato e il prezzo del legno è crollato da 60-80 euro al metro quadro a 10-20 euro.

La tempesta ci ha insegnato che è importante inserire nella pianificazione forestale anche l’analisi dei rischi e la prevenzione, valutando i servizi che il bosco svolge, per esempio nella protezione dalle valanghe, da cadute di massi, frane.

A conclusione, Renzo Motta, dell’Università di Torino, ha ricordato che i tempi della natura non sono compatibili con quelle che sarebbero le richieste dell’uomo. «I disturbi naturali non distruggono la biodiversità, gli schianti sono fenomeni con cui le foreste convivono», ha affermato, «il problema si pone in contesti fortemente antropizzati come i nostri. Per questo Vaia rappresenta un’opportunità per aumentare la resistenza e la resilienza delle foreste, comprese quelle nelle aree protette. La selvicoltura può essere uno strumento per conciliare le esigenze sociali con quelle della conservazione».

Elisa Cozzarini
Laureata in Scienze Politiche a Trieste, come giornalista si occupa di ambiente, e in particolare di fiumi, da oltre dieci anni. Si dedica al racconto del territorio del Friuli Venezia Giulia e del Veneto attraverso la scrittura, la fotografia e l'audiovisivo. Ha pubblicato diversi libri per Ediciclo/Nuovadimensione, tra cui "Radici liquide. Un viaggio inchiesta lungo gli ultimi torrenti alpini", 2018, finalista al Premio Mario Rigoni Stern.

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