Teatro, ‘Anatomia di un’amicizia’ della compagnia Fanny & Alexander

La trilogia dedicata al best seller di Elena Ferrante, ‘L’amica geniale’, non ha che due interpreti. Entrambe bravissime

Immagine di scena di "Anatomia Di Un'amicizia"

Più che la storia, è l’anatomia di un’amicizia, la diagnosi chirurgica di una relazione “da sorelle”. La trilogia che la compagnia Fanny & Alexander ha dedicato al best seller di Elena Ferrante, L’amica geniale, non ha che due interpreti, bravissime entrambe, Chiara Lagani (anche autrice della drammaturgia) e Fiorenza Menni, impegnate nella “messa in vita” di Elena Greco e Lila Cerullo, le due protagoniste della tetralogia di Ferrante (Edizioni E/O), opera di culto non solo in Italia. Per loro il regista Luigi De Angelis ha composto, con la complicità dei video di Sara Fgaier, un teatrino anatomico di luci forti attraverso cui dissezionare volti, movenze, abiti, sentimenti delle due donne, che da bambine diventano ragazze e poi madri, restando al fondo bambole.

Il gioco di proiezioni tra le amiche e le loro bambole dell’infanzia è l’unità di misura attraverso cui leggere la verità psichica di questo fascinoso viaggio teatrale, che ha una sua vita propria, elettrica. Fra i tre movimenti di “Storia di un’amicizia” spicca la seconda parte (Il nuovo cognome), dove il lavoro di alta precisione di Lagani e Menni trova una caverna platonica dentro la quale sciogliersi: le immagini degli anni Sessanta e Settanta, scene di vita balneare, filmini di famiglia, i volti di altre bambine, altre donne che sono vissute nell’Italia del Sud, forse già morte.

Alla creazione di un’atmosfera carica di suspense contribuisce notevolmente il progetto sonoro curato dello stesso Luigi De Angelis, che per mesi è andato a captare i suoni del ventre di Napoli, cogliendo l’essenza mercuriale di invisibili presenze che hanno partorito queste creature destinate a restare nella memoria collettiva. Non l’innesto della microstoria nella macrostoria, ma una sottile investigazione del portato misterico di certe figure narrative che vivono e si sacrificano al posto nostro. Insomma, il “Blow up” di un delitto commesso dal lettore insieme allo scrittore.

(Visto al Teatro di Villa Torlonia, a Roma)