mercoledì 27 Gennaio 2021

Tartarughe: l’Italia partecipa a un progetto europeo per salvarle dalla plastica

Una tartaruga ingerisce un rifiuto in plastica

Si chiama ‘Indicit’, acronimo che sta per Indicator impact turtle, ed è il progetto europeo a cui partecipano Italia, Francia, Grecia, Portogallo, Spagna, Tunisia e Turchia per implementare le azioni di contrasto al marine litter nel Mediterraneo. Il ministero dell’Ambiente italiano partecipa al coordinamento del progetto nel quale sono coinvolti come soggetti attuatori l’Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) e lo IAMC-CNR (Istituto per l’Ambiente Marino Costiero del Consiglio Nazionale delle Ricerche).

Gli obiettivi del progetto

Finanziato dall’Unione europea, nell’ambito dell’attuazione della Direttiva quadro sulla Strategia marina, ‘Indicit’ ha l’obiettivo di mettere a punto una metodologia per rendere operativo l’indicatore sulla quantità dei rifiuti marini ingeriti dalla tartaruga marina Caretta caretta e da altri animali marini. Un piano rivolto soprattutto a fermare l’invasione di rifiuti in plastica, che rappresentano oltre l’80% di quelli ritrovati in mare aperto e sulle spiagge.

Le specie finora studiate sono state il fulmaro, un grosso uccello marino, per i mari del Nord Europa, e la tartaruga marina Caretta caretta per il Mediterraneo.  L’ampia distribuzione geografica della specie, la presenza in differenti habitat e la caratteristica di ingerire i rifiuti marini fanno della Caretta caretta un buon indicatore per valutare l’impatto della plastica sulla fauna marina.

Come mostra il documentario sul progetto, ‘Marine litter impact on sea turtles’, dopo un primo anno di analisi eseguite sulle tartarughe spiaggiate o frutto di cattura accidentale da parte dei pescatori, è emerso che oltre il 60% degli esemplari presentava plastica nell’apparato digerente.

Redazionehttps://www.lanuovaecologia.it
Nata nel 1979. è la voce storica dell'informazione ambientale in Italia. Vedi qui la voce sulla Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/La_Nuova_Ecologia

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