Tarantini: “L’Alta Murgia presto Geoparco Unesco e plastic free”

Intervista al presidente del Parco pugliese a sei mesi dalla nomina, con uno sguardo al futuro tra problemi da risolvere e risorse di un territorio di pregio. Nell’area protetta è presente un patrimonio geologico che vanta geositi, 25mila orme di dinosauro e la “presenza” dell’Uomo di Altamura

Parco Alta Murgia

Il principale focus, oggi, è sulla candidatura del Parco a Geoparco Unesco, avviata di recente per valorizzarne il patrimonio geologico che vanta geositi come le Cave di Bauxite, Cava Pontrelli che custodisce circa 25mila orme di dinosauri, e l’Uomo di Altamura, una testimonianza straordinaria di ominide vissuto nel Pleistocene. Tutto questo è purtroppo poco conosciuto per l’assenza di un sistema di accoglienza strutturato ed efficiente, sul quale intendiamo lavorare. Non meno importante è il far diventare plastic free tutti e 13 comuni dell’Alta Murgia. Valorizzare un territorio significa contrastare le minacce che lo mettono a rischio e, attualmente, non mi viene in mente un’emergenza più seria della plastica.

Dopo un lungo iter procedurale e una vacatio di due anni, dallo scorso settembre il Parco Nazionale dell’Alta Murgia ha un nuovo presidente. È Francesco Tarantini, nato a Corato (Ba), già presidente regionale di Legambiente Puglia. L’iter ha registrato un consenso trasversale raccolto su più fronti, dimostrando il forte senso di appartenenza al Parco da parte del neo presidente. Lo abbiamo incontrato a sei mesi dalla nomina.

foto di Francesco TarantiniCosa significa nella sua vita il Parco dell’Alta Murgia?
C’è un filo che da sempre mi tiene legato all’Alta Murgia. È una terra che offre innumerevoli ricchezze che è fondamentale per me valorizzare e custodire. Oltre ad avere caratteristiche geologiche inconfondibili, date soprattutto dalla sua natura carsica, il Parco dell’Alta Murgia si caratterizza per una biodiversità estremamente variegata, per le numerose aziende agricole che hanno scommesso su questa terra, per le tante eccellenze enogastronomiche e i presidi slow food. Potrei continuare ancora.

Quali sono le azioni svolte in questi primi sei mesi?
Ad oggi ci siamo attivati per mettere in connessione le tante realtà – scuole, enti, università e centri di ricerca – che a vari livelli concorrono alla crescita del territorio. Puntiamo a far conoscere l’Alta Murgia anche al di fuori dei confini regionali, per consentire a chiunque di godere delle sue risorse e peculiarità. Purtroppo non sono poche le criticità da risolvere, mi riferisco in particolare all’emergenza cinghiali e al diffuso fenomeno dell’abbandono dei rifiuti, che deturpano fortemente il paesaggio. Per arginare l’emergenza cinghiali, stiamo mettendo a punto una strategia mirata di contenimento concordata con Anci, Federparchi, Ispra e Conferenza Stato Regioni, che prevede il selecontrollo nelle aree contigue del Parco e chiama in causa le istituzioni e le altre aree protette regionali e nazionali. Per frenare l’abbandono dei rifiuti, invece, nei prossimi mesi partirà una campagna di prevenzione e repressione che vuole sensibilizzare cittadini e scuole sulle problematiche legate al loro abbandono nell’ambiente naturale, agendo in modo repressivo attraverso fototrappole che i tredici Comuni del Parco installeranno.

foto cava di bauxite Parco dell'Alta MurgiaQual è la strada da percorrere per mantenere l’equilibrio tra protezione degli ecosistemi naturali ed economia del territorio?
Oggi, e non solo nel Parco dell’Alta Murgia, occorre cambiare radicalmente l’approccio ai vari sistemi di produzione, rendendoli sostenibili e meno impattanti sul territorio e sulle specie protette. Ciò vuol dire favorire un’economia circolare che riduce al minimo lo sfruttamento delle risorse, valorizzando rifiuti e scarti di lavorazione che diventano materie prime seconde. Nel Parco abbiamo aziende che impiegano gli scarti della produzione per alimentare gli impianti e il riscaldamento degli stabilimenti. Una strada da percorrere è sicuramente questa.

Che dialettica sarà instaurata con le istituzioni vicine al Parco?
Ho iniziato questo nuovo percorso consapevole della necessità di accrescere un senso di appartenenza nei riguardi del territorio, soprattutto in chi lo vive ma ha una scarsa percezione di farne parte. L’intento è quello di entrare nel tessuto vivo del Parco, andando di persona nelle aziende che contribuiscono – spesso con non poche difficoltà – alla sua crescita e conservazione. Sono realtà da valorizzare e raccontare per l’importante lavoro che svolgono. Come spesso amo dire, non ci saranno proclami di alcun tipo ma un ascolto concreto dei bisogni di chi vive quotidianamente il parco.

Cosa pensi di fare di “nuovo” rispetto al passato?
Il principale focus, oggi, è sulla candidatura del Parco a Geoparco Unesco, avviata di recente per valorizzarne il patrimonio geologico che vanta geositi come le Cave di Bauxite, Cava Pontrelli che custodisce circa 25mila orme di dinosauri, e l’Uomo di Altamura, una testimonianza straordinaria di ominide vissuto nel Pleistocene. Tutto questo è purtroppo poco conosciuto per l’assenza di un sistema di accoglienza strutturato ed efficiente, sul quale intendiamo lavorare. Non meno importante è il far diventare plastic free tutti e 13 comuni dell’Alta Murgia. Valorizzare un territorio significa contrastare le minacce che lo mettono a rischio e, attualmente, non mi viene in mente un’emergenza più seria della plastica.